Marcus Miller all’Alcatraz di Milano: il report del concerto

Marcus Miller all’Alcatraz di Milano: il report del concerto

In occasione dell’uscita del suo ultimo album “Afrodeezia” (2015), Miller affermava di essere affascinato dal potere della musica «di guarire, di dare forza, di consolare i popoli nelle esperienze più terribili». Ieri sera, 18 aprile, all’Alcatraz, l’artista newyorkese ci ha proprio dimostrato il potere evocativo del suono, grazie al suo portamento rilassato e al timbro corposo del suo basso.

Il locale è già pieno durante l’esibizione della giovane Brenna Whitaker, che ha incantato il pubblico con fresche rivisitazioni in chiave jazz di alcuni grandi brani, chiudendo su una “Somewhere over the rainbow” di grande effetto.

Miller e la sua band entrano silenziosi e si apprestano agli strumenti scaldando le dita su un brano del 1993, corredato dagli obbligati dei fiati (la tromba di Marquis Hill e il sax di Alex Han) e dal primo solo delle tastiere di Brett Williams. Miller prosegue con “Hylife”, traccia di apertura di “Afrodeezia”, in cui il recupero della musica dell’Africa occidentale si fonde con le imprevedibili linee del basso, mentre il groove della batteria di Alex Bailey fa ballare tutti i presenti.

Sorprende l’uso del Sintir (strumento a corde nordafricano) su “B’s river”, che dona al pezzo un suono placido e nostalgico, mentre la successiva cover di “Papa was a rolling stone” dei Temptations proietta il pubblico nella piacevole atmosfera Motown, con Miller che dichiara sorridendo: “Ho iniziato a suonare il basso a 12 anni quando ho sentito questo pezzo”.

Dopo aver imbracciato un fretless a cinque corde, Miller accompagna “Gorée” con il suono grave del suo sassofono: «è un brano di tristezza», afferma prima di iniziare, «dedicato al pensiero del viaggio compiuto dagli schiavi africani verso il Nuovo Mondo». Miller chiude la scaletta con il sapore caraibico di “Son of Machbeth” che conferma la sensazione piacevole provata nelle due ore piene di concerto: il basso del compositore, la creatività delle improvvisazioni e l’abilità dei musicisti sanno trasportare davvero il pubblico in un altro mondo.

(Vittoria Polacci)

 

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