Placebo: 'Il glam? Chiedete ai Darkness'

Placebo: 'Il glam? Chiedete ai Darkness'

Rilassati, e con non poca voglia di scherzare: questi i Placebo che hanno incontrato la stampa oggi a Milano in occasione della presentazione di "Once more with feeling - Singles 1996-2004", best of disponibile in Cd e DVD a partire dal prossimo 22 ottobre.

Una raccolta di singoli (sul supporto video saranno disponibili, oltre ai clip, anche spezzoni girati "dietro le quinte" e immagini scattate in occasione di concerti dal vivo) compilata in rigoroso ordine cronologico, ed impreziosita da due inediti, "I do" e "Twenty years": un "best of", questo, che la band guarda con amore ma con ironico distacco. "Compilare un best è un po' come rileggere le poesie che scrivevi quando avevi sedici anni: è una cosa molto dolorosa, per certi versi. Poi i Placebo non sono mai stati un gruppo da 'singoli': noi scriviamo album, non hit. Oltretutto, se fosse per noi, avremmo preferito pubblicare una raccolta con b-sides e pezzi strumentali, con qualcosa che suonasse diverso dalla nostra produzione usuale". Non a caso, forse, in uno dei due brani inediti, "I do", non è presente neanche una traccia di chitarra. "Nessuna sterzata stilistica", precisa Molko: "Quando siamo entrati in studio ci siamo imposti un approccio alla Brian Eno: non volevamo imporci limiti, ma al tempo stesso ci siamo divertiti a rispettare delle regole. 'I do' ci piaceva così com'è, senza chitarre: la sentivamo nostra, e quindi è finita sul disco". Un disco che raccoglie ben otto anni di lavoro: non pochi, per un gruppo che miete ancora tanto successo presso il pubblico più giovane. "Nel rock è così", osserva divertito l'androgino frontman: "O muori a 27 anni, o invecchi molto lentamente, come Mick Jagger. Per fortuna noi non siamo rimasti il gruppo di otto anni fa, siamo cresciuti e ci siamo evoluti: tuttavia, lo 'spleen' che caratterizzava i nostri primi lavori è rimasto, e forse per questo - ai nostri concerti - il pubblico più partecipe è quello più giovane. E poi il rock è una specie di elisir dell'eterna giovinezza: spesso ci capita di incontrare nostri coetanei che dopo la scuola si sono rinchiusi in un ufficio. Sembrano dei cinquantenni.". Arriva, puntuale, la domanda sulla presunta liason tra i Placebo ed il movimento glam. "Il glam? Chiedetelo ai Darkness", scherza Molko, che subito puntualizza: "E' vero, abbiamo partecipato anche alla colonna sonora di 'Velvet goldmine'. Ma noi e il glam siamo due cose diverse. Dannazione, questa cosa ci tormenta da anni. Anche Kevin Spacey in 'Seven' ha interpretato il ruolo del serial killer, ma questo non fa di lui un serial killer nella vita. E' solo un c***o di film.". In attesa del prossimo disco ("Ci lavoreremo l'anno prossimo, potrebbe uscire tra il 2006 e il 2007") i Placebo si tengono impegnati con numerose attività collaterali, che coinvolgono - tra gli altri - sia dj e remixer "di lusso" come Timo Maas che attori e personaggi dello spettacolo come la "nostra" Asia Argento, con la quale Molko ha registrato la gainsbourghiana "Je t'aime, moi non plus" (vedi News). "Un'esperienza davvero bizzara", ricorda Molko: "Lei ha registrato a Roma, io a Londra. Della nostra collaborazione ricordo le lunghe telefonate notturne, pagate - ovviamente - dalla Virgin". E per rimanere in tema prettamente "italiano", le ultime due domande vertono su Sanremo (due anni fa Molko, sul palco dell'Ariston, sfasciò la propria chitarra contro un amplificatore suscitando l'indignazione del pubblico in sala, vedi News) e la scena rock tricolore. "Quello che successe a Sanremo? La cosa più rock che mi sia mai capitata", ride di gusto il cantante, che ammette: "Tra gli italiani apprezzo molto Blonde Redhead (due terzi del gruppo, i fratelli Pace, pur essendo da tempo residenti a New York sono di fatto nati in Italia) e Marlene Kuntz, ma sono aperto a suggerimenti".

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