Kula Shaker a Milano: la recensione del concerto

Kula Shaker a Milano: la recensione del concerto

Un caleidoscopio di immagini campeggia sugli schermi dietro al palco, in cui si fondono volti di personaggi di ere e provenienze diverse, da Charles Manson a Kakà, da JFK ai Kiss: il mondo dei Kula Shaker è sempre fuori dal tempo, dalle mode e pesca in ambiti apparentemente diversi e inconciliabili.

La band di Crispian Mills si presenta così, al pubblico dell'Alcatraz di Milano, riempito da oltre 1000 persone per il ritorno in Italia dopo diversi anni.

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(Non) si esce vivi dagli anni '90, per parafrasare gli Afterhours: non sono più i tempi in cui la band attirava le folle con il suo mix di rock, psichedelia e misticismo indiano. Ma il leader del gruppo sembra uscito da "Il ritratto di Dorian Gray", quando si presenta sul palco: ciuffo biondo, fisico asciutto, viso identico. E quando attacca a suonare il tempo sembra non essere passato: la band suona esattamente come 20 anni fa.

Dal vivo, i Kula Shaker perdono le sfumature dei dischi (presenti abbondantemente anche nel recente e ottimo "K 2.0"): via i tabla, i sitar e tutti quei suoni che arricchiscono le canzoni. Si concentrano direttamente su un rock potente, dominato dalla chitarra di Mills.

La scaletta è rivolta al passato, ma d'altra parte la band ha sempre più guardato indietro che non avanti: solo due canzoni dall'ultimo album (tra cui la stupenda "Infinite sun"). E poi tutti i brani più noti di "K" (N° 1 della classifica inglese nel 1996) e del seguente "Peasants, Pigs & Astronauts": si parte con "Sound of drums", dopo 4 canzoni si raggiunge già un primo climax con "Grateful When You're Dead / Jerry Was There" (con l'immagine del santo protettore Jerry Garcia dei Grateful Dead sugli schermi), si chiude con "Tattva" e "Hush", per ripartire con un bis di hit: "Hey Dude", "Great Hosannah" e "Govinda".

Suonano come 20 anni fa, dicevamo. Ovvero, benissimo. i Kula Shaker erano già fuori dal tempo allora - una band degli anni '70 che per qualche strano caso finì in cima alle classifiche nei '90. E lo sono a maggior ragione ora. Ma finché continueranno a portare avanti la loro idea di musica con questa forza, troveranno sempre un pubblico entusiasta, che canta le loreo canzoni a memoria (bellissimo il coro su "Govinda", con Mills che si gode soddisfatto la visione). Non ci si accorge neanche dopo un'ora e mezza scarsa è tutto già finito. Breve, ma intenso, si dice in questi casi. Decisamente più intenso che breve.

(Gianni Sibilla)

 

SETLIST


Sound of Drums
Gokula
Hurry on Sundown
Into the Deep
Grateful When You're Dead / Jerry Was There
Temple of Everlasting Light
Infinite Sun
Shower Your Love
303
Mountain Lifter


Peter Pan R.I.P
Ophelia
Mystical Machine Gun
108 Battles (Of the Mind)
Tattva
Hush

BIS:
Hey Dude
Great Hosannah
Govinda

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