39 anni senza Led Zeppelin: cosa ci ha lasciato 'la più grande rock band del mondo' (1 / 13)

Si vede che il destino aveva deciso di non fare arrivare i Led Zeppelin agli anni Ottanta, e bisogna riconoscere che ce l'aveva messa tutta: prima l'incidente di Plant a Rodi, poi il tribolato tour americano del '77, chiuso con la tragica notizia della morte di Karac, il figlio del frontman di appena cinque anni. "In Through the Out Door", il loro album - l'ultimo, di fatto, composto completamente da materiale registrato ex novo - che uscì l'anno dopo, presso critica e pubblico fu tutt'altro che un trionfo, e il presentimento che le fondamenta della band stessero iniziando a cigolare - soprattutto dopo lo "svogliato" tour europeo dell'estate 1980 - venne a molti. Il colpo di grazia, però, lo tirò la morte di John Bonham. La storia ormai la sanno tutti: il 24 settembre del 1980 Bonzo viene prelevato da un assistente per essere portato alle prove in vista di un tour americano che sarebbe cominciato in ottobre. Lui, durante il tragitto, gli chiede di fermarsi per fare colazione, solo che al posto di un caffé ordina mezzo litro di vodka. E in studio ne beve quasi un altro litro. A tarda serata il batterista crolla, e viene portato a braccia nella sua stanza, dove verrà trovato cadavere, il pomeriggio del giorno successivo, dal tour manager degli Zep, Benji LeFevre, e dal compagno di band John Paul Jones.

Servirono più di due mesi al gruppo per capire che quello sarebbe stato il capitolo finale, e che niente - nemmeno il gruppo, che pareva essere sopravvissuto a tutto - sarebbe stato più come prima. E infatti la storia dei Led Zeppelin, al netto degli sporadici ritorni sulle scene con il figlio di Bonham, Jason, per una manciata di "Celebration day", ha una data di fine precisa: 4 dicembre 1980. "Abbiamo deciso di non poter continuare, così come siamo", fu il finale dello stringato comunicato con il quale la "più grande rock band del mondo" pose fine alla propria carriera, esattamente 39 anni fa.

Da allora il rock di strada ne ha fatta, ma la lezione del gruppo che seppe unire mirabile perizia strumentale a un songwriting davvero innovativo eppure decifrabile e - soprattutto - così fuori dalle mode da essere ancora oggi attuale, è stata tutto meno che dimenticata. E i numerosi omaggi tributati negli anni dai più grandi nomi della scena internazionale a quegli "zeppelin di piombo" che secondo alcuni mai avrebbero preso il volo e che invece finiro in orbita (e oltre) sono lì a testimoniarlo. A trentacinque anni dallo spegnersi della leggenda, ecco come gli artisti contemporanei hanno riletto il repertorio del gruppo che cambiò la storia rock. Buon ascolto!



Slash con Myles Kennedy, "Communication Breakdown"

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