All'inizio di questo mese, quando il battage promozionale in vista della pubblicazione di "25" stava entrando nel vivo, avevano colpito il pubblico le parole di Adele, che aveva descritto il suo incontro con Damon Albarn - chiamato in prima battuta al lavorare sull'idea seguito di "21" - come "il più classico dei momenti del tipo 'non conoscere mai di persona i tuoi idoli'": il disappunto della diva pop britannica aveva avuto origine da un'intervista rilasciata al Sun la scorsa estate dal leader dei Blur, nella quale il bardo del brit-rock aveva individuato nell'insicurezza della giovane collega le cause della mancata finalizzazione del sodalizio artistico. La vicenda non aveva più visto, da allora, intervenire in prima persona uno dei diretti interessati, almeno fino ad oggi: in un'altra intervista, questa volta apparsa sull'edizione britannica del free press Metro, Albarn ha voluto chiarire i contorni dello screzio. A detta del cantante, polistrumentista e autore, l'aspro confronto sarebbe stato montato ad arte dai cronisti del tabloid, che avrebbero estrapolato dal contesto parte delle sue dichiarazioni in modo da rendere la sua versione un attacco nei confronti di Adele:
"[Quando Adele ha risposto] il mio nome è finito al quinto posto nella classifica degli hashtag di Twitter: voglio dire, quanto è patetica questa cosa? E non è nemmeno vera: è incredibile come la gente tragga profitto da cose che non hanno nessun tipo di credibilità, facendole diventare qualcosa di reale per poi aspettare di vedere la reazione"
Quando Adele commentò - all'edizione americana di Rolling Stone - le (supposte, a questo punto) esternazioni di Albarn, il frontman dei Blur fu tempestato sui propri canali social dagli insulti dei fan della cantante:
"Già, la gente non è stata troppo educata, ma per certi versi è stato... illuminante. Sono stato usato. Credetemi, sono dove mi trovo perché amo scrivere musica, e so che questo è un privilegio"