One Direction vs Justin Bieber: ecco cosa c'è in "Made in the A.M" e "Purpose"

One Direction vs Justin Bieber: ecco cosa c'è in "Made in the A.M" e "Purpose"

Sembra uno scontro d’altri tempi: due pesi massimi che pubblicano un nuovo disco lo stesso giorno, andando dritti al giudizio del pubblico e delle classifiche. Perché questo sono, Justin Bieber e One Direction, che vi piacciano o meno. Due dei nomi di maggior successo degli ultimi anni, che pubblicano dischi fondamentali nella loro carriera,. Due artisti con le fan base più agguerrite in circolazione. E due artisti che devono dimostrare molto, musicalmente, per motivi e storie diversi.

One Direction e Justin Bieber. 
“Made in the A.M.” e “Purpose”.

Billboard ha provato a fare i conti in tasca alle vendite: le proiezioni li danno in pareggio. Noi facciamo i conti musicali con gli album.  Abbiamo ascoltato i due dischi in parallelo, affidando a Gianni Sibilla gli One Direction e a Michele Boroni Justin Bieber.  Ecco cosa c'è in Purpose” e “Made in the A.M.”


LA STORIA
Justin Bieber
Lui è Justin Bieber, archetipo del bimbominkia di successo.

A 15 anni star su YouTube, a 17 una delle celebrity più potenti dello showbiz secondo Forbes. Al raggiungimento della maggiore età star globale con milioni di dischi venduti, 69 milioni di follower su Twitter e uno stuolo di fans (Belieber) disposte a tutto: il suo terzo disco “Believe” grazie anche importante collaborazioni è un successo anche di critica. Segue biennio complicato fatti di alcool alla guida e scatti umorali, piccoli atti vandalici e spese sconsiderate. Questo è il quarto disco della “maturità e rinascita”. Bieber compie così in una manciata di anni tutto il ciclo di ascesa, caduta e redenzione, che di solito le popstar percorrono in una carriera intera. .
“Purpose” è stato anticipato dalla pubblicazioni di cinque singoli, tutti rapidamente arrivati in vetta alle airplay, e dalla pioggia di premi ricevuti a Milano agli MTV EMA. 
One Direction
Per molti, le boy band sono il male assoluto, il simbolo di ciò che non dovrebbe esistere nella musica. E per questi, gli One Direction sono l’incarnazione del male. Solo che ormai non sono più una boy band, e da tempo e ragionare in questi termini è un facile stereotipo. Fanno pop ben fatto, sono al quinto disco in cinque anni - è un appuntamento fisso dell’autunno, ormai.  E da tempo è in atto un progetto per farli crescere, con riferimenti musicali precisi, per farli piacere anche ad un pubblico diverso, più adulto. Ai genitori, oltre che alle figlie. 
Solo che questa volta è diverso. Zayn se n’è andato, e c’è chi maligna che “Made in the A.M.” stia per “After Malik”. Per dire: i Take That non sopravvissero alla fuoriuscita di Robbie Williams nel '95 (pubblicarono solo un best, poi si sciolsero). Un  nuovo album, gli stadi, un amore generalizzato arrivarono solo dopo la reunion, un decennio dopo. Gli One Direction magari verranno rivalutati tra 10 anni, ma intanto nel resto hanno già superato i Take That (e qualsiasi altra boy band). Sono ancora qua, anche senza Malik; ma con questo disco, dopo cui arriverà una pausa, dovevano dimostrare che essere sopravvissuti non basta.


CHI HA LAVORATO AL DISCO
Justin Bieber

Anche questo disco, come il precedente, vanta importanti collaborazioni, forse meno appariscenti rispetto a “Believe” (lì c'erano Drake, Nicky Minaj e altre stap del mondo hiphop/r'n'b), ma decisamente più influenti e rilevanti nel plasmare il pop contemporaneo. 
I dj Skrillex e Diplo (componente dei Major Lazer, quelli di “Lean On”, il pezzo più suonato di sempre su Spotify) figurano tra i produttori, l'etichetta è la Def Jam (sì, amici, quella Def Jam) e quindi Rick Rubin risulta produttore esecutivo; la gran parte delle canzoni sono scritte con Jason Boyd (conosciuto come Poo Bear, autore di successi per Kelis, Usher e Kelly Rowlands), la ballad del disco è stata composta insieme a Ed Sheeran e poi ci sono i featuring con i lanciatissimi Travis Scott e Halsey anche se non ancora conosciuti al grande pubblico.

 .
One Direction
Tre produttori e autori, Jesse Shatkin John Ryan Julian Bunetta, che lavorano con gli One Direction dai tempi del secondo disco. Qualche autore secondario (qualcuno nuovo) e nessun ospite di rilievo. Squadra che vince non si cambia, o forse solo la volontà di dimostrare di potercela fare da soli, senza trucchi e senza “aiutini” ora che Zayn è fuori dal gruppo. E infatti le note annunciano che i 4 ora sono intervenuti di più che nel disco precedente come autori (c’è la firma di almeno uno in dieci delle 13 canzoni dell’edizione standard).

COSA FUNZIONA NEL DISCO
Justin Bieber

Fa un po' impressione a dirlo, ma in “Purpose” funziona più o meno tutto.

Bieber e il suo team di lavoro con questo disco entrano in quel solco di sintesi tra la dance elettronica e il moderno r'n'b che in parte hanno tracciato gli stessi Diplo e Skrillex, ma che qui viene abbinato con buone canzoni pop e grazie alla vocina zuccherosa e lieve di Bieber formano unpiacevole contrasto con i bassi da dubstep e le aggressive linee di synth. C'è il pezzo tamarrone con il tiro (“Children”) e la “More than words” del terzo millennio (“Love Yourself”) c'è il midtempo elegante (“Company”) e la canzone della maturità (“Purpose”).
Per quanto riguarda i testi, Bieber affronta in gran parte delle canzoni l'insostenibile leggerezza dell'essere Justinbieber : la vita sotto i riflettori, gli errori adolescenziali ingigantiti all'ennesima potenza, i giudizi degli altri che bucano la pelle. "Io non sono fatto in acciaio / non dimenticare che sono un essere umano, non dimenticate che io sono reale " canta in “I'll show you”. Ma il tutto è raccontato non con rabbia o acredine, bensì con un tono sommesso e introverso, come lo sono anche i titoli “Sorry”, “No sense” “No pressure”.  
Innocenza e techno, zucchero e consapevolezza imbronciata, un'alchimia pressoché perfetta (e qui si vede la mano esperta di Rick Rubin). 
One Direction
Anche qua funziona quasi tutto: pop preciso al millimetro, con diverse anime. I modelli di riferimento sembrano spesso i Coldplay - il crescendo di “Infinity” sembra arrivare da “Fix you”, bypassando il pathos iniziale di Chris MartiN. “End of the Day” (che ha una linea melodica che in parte ricorda “What’s up delle 4 Non Blondes - la “citazione”/prelievo è sempre stata pratica diffusa da queste parti: ricordate cosa fecero con i Clash o gli Who?) prova a mostrare la maturità con cambi di direzione e di tempo. La chiusura di “History” è un numero acustico volutamente intimo. E gli impasti vocali non soffrono la mancanza di Malik - la cui assenza è più materia da fan che da ascoltatore meno attento.

COSA NON FUNZIONA
Justin Bieber 

Nel disco non c'è niente che veramente non funzioni. Certo, è tutto un “being justinbieber”, ma del resto l'hiphop ci ha insegnato che il parlarsi addosso non è più un peccato veniale.  Avendo però visto le recenti performance di Bieber agli EMA e durante l'ospitata a X Factor, l'unico dubbio che rimane è la capacità di giovane canadese nel saper ricreare questo perfetto equilibrio anche dal vivo. Ma potrebbe stupirci anche su questo. 
One Direction
Il difetto è quello di sempre: è tutto talmente perfetto, preciso e pulito.  Pure troppo. Non c’è mai un suono fuori posto, non fanno nulla di palesemente sbagliato, tranne forse in “Never enough” (vedi sotto). Se ci sarà un dopo “Made in the A.M.”, se la band ritornerà da questa pausa, il prossimo passo per farli crescere e renderli più “credibili” sarà sporcare un po’ suono e immagine.


LA CANZONE MIGLIORE
Justin Bieber
Se si escludono tutti gli ottimi singoli usciti prima del disco (“What do you mean?” e “Where are U know” su tutte), forse una di quelle che svetta è “No sense” che ricorda le atmosfere di Frank Ocean, con il featuring di Travis Scott che sembra uscire dal cilindro di Kanye West, il quale nonostante i rumours della vigilia non figura tra i credits del disco.
One Direction
"What a feeling": niente a che vedere con il pezzo di “Flashdance” (neanche con citazioni o prelievi”, ma un bel mid tempo, meno anemico e solare, con una chitarra finale.

Ma anche la ballata “If I could fly”. E “Hey angel”, che si apre riprendendo (copiando?) il beat di “Bittersweet simphony”, dei Verve, che a loro volta riprendevano (copiavano) i Rolling Stones.

LA PEGGIORE
Justin Bieber

Dentro “Purpose” (abbiamo ascoltato la versione base da 13 canzoni, poi esiste una gold version da 20) non c'è una vera e propria canzone peggiore delle altre. Forse le produzioni di Skrillex giocano un po' sugli stessi schemi (“Sorry” e “Children” si somigliano molto) anche se qui continuano a funzionare.
One Direction
Senza dubbio “Never enough”, con quegli “Auha!”, e con quei suoni che forse vorrebbero sembrare tribali, ma alla fine sono  un pastrocchio terribile. Va bene giocare con i suoni, ma se non sai come usarli, e meglio lasciarli dove stanno. Decisamente meglio “Walking in the wind”, una delle bonus tracks, ispirata a “Graceland” di Paul Simon (dice Niall). Bella l’intro con la chitarra e i cori, ma il ritornello rovina tutto…


SE DOVETE SCEGLIERNE UNO...
Justin Bieber

Il disco è una perfetta fotografia del pop che funziona oggi e che cattura l'interesse dei giovanissimi ma anche gli amanti dell'elettronica al servizio del pop e della dance. 
One Direction
Anche questa è una perfetta fotografia del pop, solo di quello più tradizionale.

Se dell’elettronica non ve ne frega niente, se volete canzoni dritte e possibilmente non banali, ma con qualche suono che riconoscerete… “Made in the A.M.” centra il bersaglio e dimostra che anche in 4, gli One Direction sono una macchina da guerra.

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