Da riscoprire: "52nd street" di Billy Joel

Da riscoprire: "52nd street" di Billy Joel

Billy Joel è New York.

Forse, per una parte molto “pop” della sua carriera - quella degli anni ’80 - è considerato molto meno di altri grandi nomi musicali legati alla città. Per dire: ha esaurito più di 60 volte nella sua carriera il Madison Square Garden e ora che ha smesso di incidere musica nuova, ci suona una volta al mese. Sempre Sold out. Qualche anno fa, quando c'era da chiudere lo Shea Stadium, lo storico stadio di Baseball dei suoi amati Mets, quello dove avevano suonato i Beatles, hanno chiamato lui. E quando, quest’anno, i Mets sono arrivati alle World Series, lui ha aperto la prima partita casalinga, cantando l’inno americano. Lo stadio, poi, cantava a squarciagola la sua "Piano man".

Non è un caso quindi che uno dei dischi più belli del suo primo periodo, gli anni ’70, sia dedicato e intitolato ad una strada di New York, la 52°, la strada dei locali jazz tra gli anni ’30 e ’50. Negli anni di Billy Joel lì c'era la sede della CBS/Columbia.

Quando incide l’album, uno studio della CBS proprio in quella strada, Joel è già una superstar. Il disco precedente, “The stranger” (1977) lo ha proiettato al successo, per la prima volta: sei settimane al n° 2 in classifica, il primo singolo in top 10 (“Just the way you are”), oltre 10 milioni di copie vendute. Quando deve incidere il suo sesto album, la pressione è enorme - e Joel la esorcizza affidandosi ancora al produttore Phil Ramone, che aveva costruito il suono di “The stranger”. Scrisse al tempo Rolling Stone:

Billy Joel sarebbe ancora una figura di culto, un idolo in concerto ma con poca presenza su disco, se non avesse trovato il perfetto collaboratore di studio in Phil Ramone. I due, assieme, hanno completamente ripensato la musica di Joel: invece che focalizzarla sul piano, hanno costruito il suono attorno alla band.

Insomma, a fine anni ’70, Joel non è più semplicemente il “Piano man”, ma è “la quintessenza dell’intrattenitore post-rock”, come scrive ancora Rolling Stone (non senza ironia: non esattamente un complimento). Ma per capire basta sentire l’attacco della prima canzone di "52nd street", “Big shot”: chitarra e batteria, che ricordano l’altro grande piano man del pop-rock, Elton John. Il piano c’è, eccome: poco dopo arriva la ballata “Honesty”, il brano più famoso del disco. Un classico, e classico Billy Joel.


 

Il fatto è che “52nd street” è la perfetta fotografia della complessità musicale e di scrittura di Joel: in “Zanzibar” c’è una stupenda coda jazz (con il grande Freddie Hubbard), che si fonde in “Stiletto”, che si apre con un altro sapore jazz, quello del sax, prima di partire con un piano ritmato che parte boogie e diventa rock. In “Rosalinda’s eyes” e “Until the night” c’è il sudamerica, in “Half a mile” c’è una sezione di fiati soul dritta in apertura, e così via.

“Non voglio limitare la mia dieta, mangiando solo una verdura del giardino”, disse al tempo Joel. E questa dieta, assieme alla consueta galleria di storie e personaggi tipicamente newyorchesi, ebbe l’effetto sperato - che non fu quello di dimagrire il successo. Anzi: numero uno in classifica oltre 7 milioni di copie vendute, 3 grammy (tra cui quello per il disco dell’anno) e tre singoli in top 10. Fu pure il primo album pubblicato nel nuovo formato CD dalla CBS, qualche anno dopo.

Qualcuno continuò a pensare a Billy Joel come ad un “soft rocker”: e soprattutto la sua produzione più pop, quella degli anni '80, non ha fatto nulla per smentire questa fama. Ma al tempo di “52nd street”, questa nomea era ampiamente immeritata: questo è un album dimostra la versatilità di questo artista, uno dei più grandi autori americani di quel periodo.

"52nd street" di Billy Joel  è disponibile su Legacy Recordings. Sul sito dedicato all’immenso catalogo italiano e internazionale di Sony Music, puoi scoprire tantissime news, curiosità e promozioni dal mondo della musica. Un archivio con tutti i protagonisti, la loro discografia e l’opportunità di pre-ascoltare moltissimi brani.
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