I PiL di John Lydon in concerto ai Magazzini Generali di Milano: il report

I PiL di John Lydon in concerto ai Magazzini Generali di Milano: il report

Il boato della voce camaleontica di John Lydon apre la serata ai Magazzini Generali. Il tono e il timbro sono già pronti a cambiare sulle prime battute di “Double Trouble”, e le parti melodiche della voce lasciano spazio alla concitata recitazione e agli acuti sprezzanti. Certo, l’avanzare degli anni ha portato l’autore a concentrarsi sui piccoli drammi della vita quotidiana, e per l’ex cantante dei Sex Pistols il temibile “doppio errore” di oggi è l’incomprensione tra lui e la moglie su chi avrebbe dovuto chiamare l’idraulico per spurgare il water. Ma il piglio resta lo stesso di quando nel 1978 lo stesso disincantato Lydon infuriava contro il sistema. 

Lo spettacolo milanese della band inglese, reduce dalla recente pubblicazione dell'album "What the world needs now", si è svolto con un’incredibile naturalezza. Ieri, 11 ottobre, il pubblico non mancava qualche nostalgico con la cresta o con il capello rasato e gli orecchini a cerchio, ma non traspariva il forzato desiderio di riaffermare ciò che è passato. I PiL si sono esibiti con grande e spontanea energia e proprio questa loro attitudine ha permesso a tutti di godersi uno spettacolo capace di andare oltre il tempo e oltre le strutture del genere di cui il cantante si è fatto portavoce.

Dal pezzo di esordio, in cui i suoni ben bilanciati della Epiphone di Lu Edmonds si fondono con una sezione ritmica ostinata e quadratissima, si passa a “Know now”, un altro estratto dell’ultimo recente album, Il chitarrista imbraccia il bouzouki e la voce si diverte a giocare con i suoni delle parole: articola i fonemi con attenzione, spinge il suo timbro fino a un graffiato potente.

Con la sua pettinatura ossigenata e l’espressione stralunata, Lydon non abbandona la teatralità che caratterizza la sua persona e il suo personaggio: asseconda le atmosfere dei testi, diventando ripetitivo e martellante su “This is not a love song”, ostenta timidezza in “Disappointed”, mentre chiede al pubblico “Will you be my friend?” sotto un tappeto di coretti armonizzati,  fino a mimare i suoni dell’acqua in “Deeper water”. .

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Una luce viola esplora tra il pubblico sulle note dell’ironica “Death Disco”, in una miscela dissonante di contaminazioni. La critica all’inconsistenza dello stile tanto acclamato dai discografici alle porte degli anni ’80 si traduce nelle grida contorte della voce, nei suoni aspri della chitarra sul tema del “Lago dei cigni” di Tchaikovsky e nella batteria che ricalca i groove della stessa disco music.

Sorprendono i suoni campionati di “Bags”, che sembra proseguire questo itinerario all’insegna del confine tra i generi.

La voce sussurra e assume caratteri quasi robotici nella successiva “Chant”, e l’intenzione del timbro sembra sposarsi bene con la costante ripetitività del testo. Coinvolge l’interpretazione di “Religion”, che chiude la scaletta: il microfono ha un marcato effetto metallico che fa risuonare la voce come se Johnny stesse parlando al megafono. Grande spazio viene riservato al basso di Scott Firth: la voce ordina “only the bass” e lo strumento esegue, cresce la dinamica e il suono rimbomba a lungo nel petto del pubblico. .
I quattro rientrano per un bis che celebra le origini con “Public Image”, scritta da un Lydon furibondo e ormai agli sgoccioli con gli altri componenti dei Sex Pistols e la serata si chiude con i cori del pubblico su “Rise”.
Neil Young, nella sua “Hey hey, My my”, cantava che la storia di Johnny Rotten era quella di “bruciare subito invece di fare la ruggine”. Se è vero, c’è da dire che la curiosità e la vena pittoresca del cantante sfuggono di gran lunga alla temuta patina del tempo.

(Vittoria Polacci)

SETLIST:
Double Trouble
Know Now
Love Song
Bettie Page
Disappointed
The One
Deeper Water
Corporate
Death Disco
The Body
Warrior
Bags
Chant
Religion

BIS:
Public Image
Rise


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