U2, il tour 'Innocence + experience' a Torino: il report del concerto - SCALETTA/FOTO/VIDEO

U2, il tour 'Innocence + experience' a Torino: il report del concerto - SCALETTA/FOTO/VIDEO

Quattro ragazzi che suonano in una camera buia sotto una lampadina e quattro mature rockstar che cantano i loro successi interagendo con dei megaschermi sospesi sopra il pubblico. Il concerto degli U2 si muove tra questi due estremi, percorrendo tutto quello che c’è in mezzo. Il recupero dell’innocenza e l’esperienza. “Innocence+Experience”, come appunto dal titolo del tour, e come le due parti che dividono lo show che ieri, 4 settembre, ha debuttato in Europa e in Italia, in maniera trionfale al PalaAlpitour di Torino, di fronte a 13.000 persone. Uno stupendo concentrato di musica ed effetti speciali che unisce il racconto delle origini della band con la tecnologia

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Il ritorno della band irlandese in Italia e in Europa dopo 5 anni comincia dal fondo della platea del palazzetto di Torino: tra le ali di folla, sulle note di "People have the power" di Patti Smith diffusa a tutto volume, Bono sale sulla passarella che porta al palco principale, fa lo sbruffone, si prende gli applausi e urla, in Italiano “Voi siete il più bel suono del mondo”.  
E poi, su un palco semplice, aperto sullo sfondo e con solo una grossa lampadina sospesa, inizia lo show, con un uno-due micidiale. “The Miracle (Of Joey Ramone)” e “The electric. co"  - la canzone che apre “Songs of innocence” dell’anno scorso, e una da “Boy”, il primo disco: i due estremi della storia della band.

Senza tanti giri, l’inizio si può riassumere con due parole: che botta. Quattro canzoni (poi arrivano “Vertigo” e “I will follow”) suonate dritte, chitarra basso e batteria, come se Bono, Edge, Larry e Adam avessero davvero 20 anni, in un club. Bono, di nero vestito e capello biondo, caracolla a modo suo. La voce è perfetta e non serve altro che il suono dei tre compagni: volumi alti, e via.

Quell’ “altro” a cui gli U2 ci hanno abituato da decenni - le megascenografie e gli effetti speciali, curati anche per questo tour da Willie Williams - arriva subito dopo, con il racconto della natia Dublino: per “Iris”, dedicata alla madre, si accende il lungo megaschermo appeso di taglio sulla platea. Un attimo e sulle pareti luminose si materializza la strada in cui Bono è cresciuto: racconta e canta "Cedarwood road”, e soprattutto sale dentro il megaschermo; l’effetto di vederlo camminare sospeso sul palazzetto, nella strada disegnata che scorre, è da brividi.
Questa sezione dello spettacolo è centrata sui brani di "Songs of innocence", con due notevoli eccezioni. La prima è “Sunday bloody sunday”, con la band che si sposta sulla passerella centrale mentre Larry suona su un tamburo il famoso "ra-tata-taà". La versione è minimale, tranne per l’esplosione finale, che ricorda i conflitti irlandesi degli anni ’70 (su “Raised by wolves” lo schermo scende e mostra foto di persone uccise dagli attentati terroristici di quegli anni). La seconda è “Until the end of the world”, che suggella la fine della prima parte, con The Edge, giacca di pelle e il consueto carisma, che sale dentro il megaschermo, mentre la proiezione di un Bono gigante sembra prenderlo in palmo di mano. 

Una sorta di intervallo - con una “The fly” in versione remix, non suonata ma registrata - separa la seconda parte dello show: il gruppo riappare dentro il megaschermo per “Invisible”. Il racconto dell'esperienza continua subito con “Even better than the real thing”: è un’altra messa in scena spettacolare e tecnologica, con la band che si sdoppia in una versione colorata e gigante la cui proeizione sovrasta con i minuscoli musicisti reali. Persino la batteria è viene portata dentro lo schermo, per poi riapparire in un altro posto ancora. sul palco più piccolo, alla fine della passerella: lì gli U2 prima pompano il suono su “Misterious ways” ed “Elevation”, quest'ultima trasmessa in diretta streaming sulla piattaforma Meerkat, e condita da uno spiegone di Bono che rivela l’utilià della tecnologia: “Serve a tenerci più vicini” (ma và?). E poi tornano al minimale, con un intervento acustico di tre brani che culmina in “October”, suonata con un piano “a scomparsa” che emerge dal palco. 

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I volumi sono nuovamente alti con una monumentale “Bullet the blue sky”, con immagini sullo schermo che mettono assieme l’ISIS, i rifugiati, la crisi greca e le rivolte di strada, in una sorta zapping che sembra la versione aggiornata dei giochi di schermi dello “Zoo TV tour”. Musicalmente, sembra di essere ai tempi di “The Joshua tree”, tanto il suono è in palla, trainato dal basso di Clayton, che come sempre è la coolness in persona. Il Joshua Tree appare poco dopo sullo schermo, alla fine di “Where the streets have no name”, emozionante come sempre. Da qua in poi, nella terza parte dello show, è un greatest hits, ancora più potente, se possibile: un colpo dietro l’altro, con la sola sorpresa di “Zooropa” a marcare il ritorno nel grande continente. Il finale, dopo i bis, è trionfo puro, fino a “One”. Precedeuta da una breve cover di "Mother and chid reunion" di Paul Simon, "One" viene cantata in coro dalle 13.000 persone, con Bono che a lunghi tratti si gode lo spettacolo, muto. 

Se vogliamo, la scaletta è stata “normale”, senza nessuna vera chicca (se non appunto “October” e “Zooropa”), ma è giusto così: gli U2 mancavano dall’Italia dal 2010. Quella volta si erano esibiti a pochi metri dal PalaAlpitour, allo stadio comunale: era l’agosto 2010 ed era la data del ritorno di Bono dopo un’operazione d'urgenza che aveva interrotto il “360° tour”. Anche questo è stato un ritorno, non meno significativo: Gli U2 hanno di nuovo scelto Torino - dove suonarono anche nel 2001, nel bel mezzo dei giorni del G8 di Genova - per le prime date del tour europeo.
Questa volta si suona nei palazzetti, non negli stadi. E questa dimensione (che in Italia non si vedeva dal ’92, dallo "Zoo TV Tour") ci ha restituito in uno spazio quasi intimo una band che ha trovato il perfetto equilibrio tra la dimensione musicale e quella spettacolare. Una band che ha dimostrato di sapere fare ancora rock ’n’ roll diretto e senza effetti speciali, e che sa allo stesso tempo alzare anche l’asticella della tecnologia di scena - come ha sempre fatto, e come ci si aspetta che faccia.
Non sono mancati i tipici predicozzi di Bono, i suoi gigioneggiamenti - ma questi come sapete fanno parte del personaggio che è amato e odiato alla stesso tempo proprio per questo motivo. Qualche sbavatura qua e là su qualche canzone (un paio di errori di Edge, soprattutto su “October”, quando non riesce a trovare gli accordi, e poi ride), ma sono dettagli in un concerto per il resto musicalmente perfetto.

L’ “Innocence+Experience tour” è uno spettacolo magistrale, per come racconta la storia di una band, e per come sa mettere in scena tutte le sue diverse dimensioni: l’innocenza ovviamente non c'è più, ma è simulata bene, l’esperienza è tanta e si vede, e trasformata in emozione vera.
Gli U2 sono il “suono più bello del mondo”? Lo sono stati, suonano ancora benissimo, ma oggi poco importa che abbiano quel titolo, che sicuramente questa sera si meritava il suo pubblico. Con questo concerto gli U2 comunque ancora una volta lasciato un segno, e uno bello profondo: lo capisci dalle facce felici che vedi all’uscita.
E domani si replica: fuori dal palazzetto si vedono persone che già attendono, alcune addirittura accampate in tende appoggiate sullo spiazzo di cemento; le stesse persone che hanno aspettato la band per tutti questi anni e sono arrivate al PalaAlpitour giorni fa. Loro, e migliaia di persone, anche quelle che non ce l'hanno fatto a trovare un biglietto, aspettano di sentire questa storia e questa musica un'altra volta. Se una band, dopo 35 anni, fa ancora questo effetto sulla gente, ha comunque il suono giusto.

Gianni Sibilla

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