Muse, a Roma l'unica data italiana del 'Drones World tour' - LIVE REPORT

Muse, a Roma l'unica data italiana del 'Drones World tour' - LIVE REPORT

"If you do not do what you're told to do when you're told to do it, you will be punished. Do you understand?! (Aye, sir!) If you leave my base without proper authorisation, I will hunt you down and throw your ass in jail. Do you understand?! (Aye, sir!) I can't hear you! Scream it! (Aye, sir!) Your ass belongs to me now! (Aye, sir!)": bastano le grida militaresche ed inflessibili del Drill Sergeant di "Psycho" a mandare in delirio i 35.000 fan accorsi al Rock in Roma per l'unica data italiana del "Drones World tour", la tournée attraverso la quale la band guidata da Matthew Bellamy sta presentando in giro per il mondo la sua ultima mossa, l'album "Drones". Il riffone pesante della canzone fa da sfondo all'ingresso sobrio del trio: Matt è tutto preso a suonare la sua chitarra e la punta contro il pubblico come un fucile; Chris va a prendere subito il suo posto, alla destra del palco (per chi guarda da sotto); Dominic è l'unico dei tre che si lascia scappare un mezzo accenno di saluto al pubblico, con il braccio, prima di andarsi a sedere alla batteria. Gli ingredienti di base del concerto sono tutti inclusi in "Pyscho": rock'n'roll dritto, chitarra lacerante e batteria perforante, precisa, dai colpi nettissimi. E' così anche in "Supermassive black hole", "The handler", "Plug in baby" e in "Dead inside", che si susseguono veloci, senza riprendere un attimo di fiato, senza una pausa o un silenzio: tra un pezzo e l'altro assoli, preludi e code, prove di tecnica da primi della classe (come se ce ne fosse bisogno...). Bellamy non si esprime, se non per un "buonasera romani, grazie mille Roma!": comunica con la sua chitarra elettrica, spesso distorta, snervante, come nell'introduzione di "The handler".

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La scenografia è assente, ridotta ad alcune immagini mostrate sul grande led in fondo al palco (per lo più scene di guerra, oscuri burattinai, il faccione del Drill Sergeant): tutta l'attenzione si concentra sul sound, sull'alchimia che lega tra loro i tre strumenti, sui passaggi che caratterizzano i vari brani in scaletta. Quello che i Muse propongono con il "Drones World tour" è un concept-show: vale a dire un concerto in cui tutti i brani presenti in scaletta sono legati tra loro da un filo conduttore preciso. Le canzoni presenti in scaletta affrontano le stesse tematiche di "Drones": si canta (e si suona) dell'Apocalisse, della fine del mondo, di civiltà distrutte, dittature, controllo delle menti, follia, rivolte e sommosse. Anche quelle pescate dal passato sono state selezionate in base al concept dello show: è il caso di "Uprising" (da "The resistance", del 2009), ad esempio, o di "Supremacy" (da "The 2nd law", 2012) e "Apocalypse please" (da "Absolution", 2003, con Bellamy che si siede al pianoforte, aggiungendo quel tocco di purezza in più al concerto). Le sonorità neoprogressive di "Plug in baby" fanno ballare il pubblico, quelle più hard rock di "Hysteria" lo inondano di energia, fino ad arrivare alla scarica definitiva di "Time is running out", uno dei classici più amati del repertorio della band.

Nel sound dei Muse del 2015 non c'è nulla di nuovo rispetto al passato; la vera novità sta nel suono delle chitarre, che suonano come grida, come suppliche, implorazioni. Come le urla disperate di chi si sente perso dentro sé stesso ma anche tra gli altri: rappresentativo è l'assolo alla chitarra elettrica di Matt in "Reapers", che dal vivo ha un suono demolente. Dopo un paio di minuti di silenzio si riparte: le sonorità hard rock lasciano ora posto a quelle synth pop di "Madness", altro grande classico molto apprezzato dal pubblico; dunque, è la volta di "Mercy", altra scarica di energia con coriandoli che piovono - trionfalmente - dal cielo, mentre la cavalcata rock di "Knights of Cydonia" torna a far ballare il pubblico. Al termine del brano, il trio abbandona gli strumenti e si indirizza verso il pubblico: i Muse salutano entusiasti i fan, poi lasciano il palco. Gli spettatori rimangono ai loro posti, fermi, convinti di un ritorno on stage della band. Ma le luci dell'Ippodromo delle Capannelle si riaccendono e a nulla servono i cori da stadio per far tornare Bellamy e soci a suonare. L'unica data italiana del "Drones World tour" finisce così, senza un epilogo, senza un finale epico e in modo quasi irrisolto, lasciando in bocca un po' di amarezza. Nella testa ronza a mo' di mantra la frase centrale di "Knights of Cydonia": "You and I must fight for out rights, you and I must fight to survive". Che, pensandoci, è lo slogan dei Muse del 2015.

(di Mattia Marzi)

SETLIST:
"Psycho"
"Supermassive black hole"
"The handler"
"Plug in baby"
"Uprising"
"Dead inside"
"Interlude"
"Hysteria"
"Munich jam"
"Citizen erased"
"Apocalypse please"
"Supremacy"
"Starlight"
"Time is running out"
"Reapers"
"Madness"
"Mercy"
"Knights of Cydonia"

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