Noel Gallagher a Milano: il report del concerto

Noel Gallagher a Milano: il report del concerto

“Don’t look back in anger” arriva dopo novanta minuti e chiude il concerto col boato più grande. Ormai siamo stremati, noi quaggiù e loro sul palco. “I’m fucking dying”, ammette l’ex chitarrista degli Oasis distrutto dal caldo, ma sempre cool nella sua camicia blu a doppia tasca. Durante il ritornello, le luci illuminano il vero protagonista della canzone: il pubblico. In una serata talmente calda e umida da farci sentire tutti a Nuova Delhi più che a Manchester, Noel Gallagher e i suoi High Flying Birds hanno ribadito la loro idea di rock: una forma d’intrattenimento semplice, senza alcuna pretesa artistica, radicata nel passato senza sentimentalismo o nostalgia.

Questa volta il Forum di Assago ha fatto da sfondo al concerto organizzato all’interno del Postepay Summer Festival. Il palco è montato nel parcheggio dietro al Teatro della Luna, in un’area delimitata da container arrugginiti. Non c’è scenografia, solo un telo nero con la sigla NGHFB e due piccoli schermi verticali. Gallagher ha un pubblico trasversale, ma i riferimenti alla “britishness” abbondano. C’e il tizio con la camicia decorata con la Union Jack, quello che sembra reduce da un concerto degli Who, quello con la t-shirt dell’Hard Rock Cafe di Manchester. Qualcuno usa la bandiera del Regno Unito per muovere l’aria pesante. Il tizio con la maglietta dei Dream Theater ha sicuramente ascoltato musicisti migliori. Gallagher e i suoi – il tastierista Mike Rowe, il chitarrista Tim Smith, il bassista Russell Pritchard e il batterista Jeremy Stacey – non sono campioni di virtuosismo, però suonano in modo solido, privo di enfasi, “economico”. La vera spalla di Gallagher è Rowe. Quando uno suona la Gibson ES355 e l’altro mette le mani su un Hammond XK-3C il suono è rétro, classico. È un complimento, per uno come Gallagher.

Dopo il set di apertura di Omar Pedrini (che sta lavorando con l'etichetta di Gallagher e con una band di suoi protetti, i Folks), sono arrivat i cinque musicisti, annunciati da un mix di musica per lo più strumentale che comprende l’allarmante “4-minute warning” di John Paul Jones.

Hanno prodotto nella prima parte del concerto un suono elettrico, potente, minaccioso. Gallagher non è un cantante particolarmente dotato da nessun punto di vista e raramente comunica col pubblico. Però dice “Buonasera” in italiano e scherza: “Fa freddo, si gela”. Il concerto prende quota con la sezione fiati di tre elementi che irrobustisce “In the heat of the moment” e con la prima delle canzoni degli Oasis, “Fade away”, con Gallagher alla chitarra acustica. È solo la prima di una lunga serie di citazioni del passato, suo e del rock tutto. Perché oltre alle canzoni della band – circa un terzo del repertorio di stasera, tra cui la breve e fulminante “Digsy’s dinner” – ci sono gli echi di storia della musica pop nei testi delle canzoni e in certi passaggi musicali.

I fiati r&b di “The death of you and me” e i cori quasi country di “Fade away” dicono un’altra cosa: sarà pure uno degli emblemi della “inglesità”, ma quando guarda alla tradizione musicale americana Gallagher raramente sbaglia. Il caldo fiacca tutti quanti e ogni due, tre canzoni il cantante indietreggia fino alla batteria per bere e asciugare il sudore. Tutti gridano “Oasis! Oasis!” e lui li accontenta eseguendo “Champagne supernova” e “Whatever”, cantate dall’inizio alla fine dal pubblico. Il concerto prosegue fra gli echi 60s di “Dream on” e il riff hard e un po’ cafone di “The Mexican” secondo uno schema collaudato: la scaletta è del tutto simile a quella proposta questa estate nei festival estivi europei. Dopo “If I had a gun” i cinque se ne vanno senza tante cerimonie. “AKA… What a life!” infilata fra “The masterplan” e “Don’t look back in anger” affossa la tensione nei i bis, ma poco importa. Noel Gallagher ha dimostrato che, anche nel 2015, il rock può essere questa cosa qui: non il terreno di grandi sperimentazioni o un mezzo per trasmettere messaggi importanti, ma una tradizione di gran divertimento e piccole suggestioni.

(Claudio Todesco)


SETLIST
“(Stranded on) The wrong beach”
“Everybody’s on the run”
“Lock all the doors”
“In the heat of the moment”
“Fade away”
“Riverman”
“The death of you and me”
“You know we can’t go back”


“Champagne supernova”
“The dying of the light”
“AKA... Broken arrow”
“Dream on”
“Whatever”
“The Mexican”
“Digsy’s dinner”
“If I had a gun...”
“The masterplan”
“AKA... What a life!”
“Don’t look back in anger”

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