Francesco De Gregori e Bob Dylan al Lucca Summer Festival – il report del concerto

Francesco De Gregori e Bob Dylan al Lucca Summer Festival – il report del concerto

Ah, come sarebbe bello se il mondo della musica fosse ancora diviso in tribù come nel 1992, con i fan che vivono in simbiosi con i testi e le gesta dei loro beniamini. Sarebbe davvero bellissimo, e sicuramente agevolerebbe di molto il lavoro di chi vuol raccontare i concerti, i “grandi raduni”, chi sta sul palco e chi in tribuna. Ma la visione gramelliniana della musica  è molto lontana dalla realtà.

Invero sarebbe stato fantastico se tra gli 8000 che hanno popolato ieri una bollente Piazza Napoleone di Lucca per l'apertura del cartellone del Radio2 Summer Festival si potesse serenamente distinguere chi era venuto per ascoltare e vedere Francesco De Gregori e chi invece fan di Bob Dylan: da un parte coppie mature che con l'età si sono ingentilite nell'animo e dall'altra signori taciturni e un po' scontrosi con la voce raschiata dal tempo che passa.
Magari i fan di De Gregori di fronte alla coda surreale e kafkiana che si era creata all'entrata per agevolare l'ingresso dai tornelli si sarebbero potuti riconoscere per un protesta ferma e civile, mentre gli altri avrebbero chinato il capo e mugugnato rumorosamente. Da una parte “l'Italia che si dispera, l'Italia che si innamora”, dall'altra chi aspetta che una risposta soffi nel vento.

E invece da tempo i confini si sono abbattuti e le tribù si sono estinte. Tutto si è ibridato, sia tra i musicisti sia tra chi frequenta i concerti. Per fortuna, ci viene da dire, fuori da ironie. E non è nemmeno più proponibile, il racconto puerile del discepolo italiano e del maestro americano, come pure dell'interazione tra i due artisti sul palco, ché entrambi ormai hanno un'età per superare serenamente queste giochi. Quindi, scartando la chiave antropologica, non ci resta che raccontare i due concerti, che sono stati entrambi – almeno per chi vi parla – al di sopra delle aspettative.

Così De Gregori ha proposto una versione live concisa (il set è durato un'ora) del suo ultimo “Vivavoce”, l'ultimo disco in cui rimette le mani ai pezzi che gli sono più cari, rivoltandoli e adattandoli a sonorità più contemporanee, spesso dalle parti dell' “Americana”, cosa che peraltro Dylan fa da una vita, al punto che oggi lo applica anche alle canzoni di altri, vedi l'ultimo “Shadow in the Dark”, basato sui pezzi dal repertorio di Frank Sinatra.
Tirato nell'iniziale “Canto delle sirene” e leggerissimo in “Non c'è niente da capire” tra il country e Stefano Rosso, evita elegantemente le canzoni più di ispirazione dylaniana, e sfodera i pezzoni che tutti vogliono ascoltare e cantare insieme, dalla “Leva calcistica del 68” a “La donna cannone” fino a “Rimmel”. Band di 11 elementi – compresa una sezione fiati - perfettamente rodata e in tiro.

Quello di Dylan invece è l'ennesima tappa del suo “Never ending tour” e che segna un momento felice della sua carriera. Come già nelle date di San Daniele del Friuli e delle Terme di Caracalla, il nostro pur nel suo usuale approccio ruvido e distante ha regalato un gran set di due ore, spaziando dal folk e country, al blues fino allo swing in quattro quarti, privilegiando le canzoni del suo “Tempest” ed evitando, come al solito, le autocelebrazioni.
Tuttavia Dylan sembrava sorridente (non lo possiamo dire con certezza perché gli schermi mandavano un'immagine fissa del totale palco, per volere di Dylan stesso) e quando passava dalla chitarra al piano accennava anche qualche passo di danza.

La sua voce, sebbene sempre più gracidante, era vivace, sia nei pezzi più blues (“Early roman kings”) sia in quelli da puro crooner (“Autumn Leaves” e “Full moon and empty arms”). A chiudere l'ennesima trasformazione di “Blowin in the Wind” se non fosse per il testo che Dylan cantava quasi scandendo. Come può scandire Dylan, certo.

(Michele Boroni)

SETLIST FRANCESCO DE GREGORI
Il Canto delle sirene
Ti leggo nel pensiero
Finestre rotte
Viva l'Italia
Il panorama di Betlemme
Leva calcistica del '68
La testa nel secchio
Niente da capire
Buonanotte fiorellino


Sotto le stelle del Messico
Encore:
La donna cannone
Rimmel

BOB DYLAN
Things Have Changed
She Belongs to Me
Beyond Here Lies Nothin’
Workingman’s Blues #2
Duquesne Whistle
Waiting for You
Pay in Blood
Tangled Up in Blue
Full Moon and Empty Arms
High Water (For Charley Patton)
Simple Twist of Fate
Early Roman Kings
Forgetful Heart
Spirit on the Water
Scarlet Town
Soon After Midnight
Long and Wasted Years
Autumn Leaves
Encore:
Blowin' in the wind
Love sick

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti
La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale

© 2021 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.