Leggi alla voce: paragoni azzardi. E pericolosi, ci sentiamo di aggiungere. Perché è vero che pour parler si possono dire tante cose, ma ci sono nomi, nel gotha del rock, che è meglio non scomodare a caso. Tanto più se, a tirarli per la giacca, è lo staff di un personaggio sicuramente celebre, ma senza dubbio controverso. Ecco quindi che un sonnacchioso venerdì di metà giugno è scosso dalle parole di Scooter Braun, manager di Justin Bieber, che - parlando appunto del suo assistito - non ha esitato a paragonarlo a Bob Dylan, unanimamente riconosciuto come uno dei più grandi - se non il più grande in assoluto - tra gli autori viventi.
L'esternazione dell'agente è stata raccolta da Billboard. Parlando del percorso intrapreso dalla giovane star canadese di affrancamento dagli stilemi teen-pop che l'hanno reso famoso, Braun ha citato la leggendaria (e all'epoca contestata dai puristi del folk) svolta elettrica del gigante di Duluth al Newport Festival del 1965:
"E' come Bob Dylan. [A Newport] fece incazzare tutti, ma grazie al suo cambiamento, nel bene e nel male, è stato capace di reinventarsi, e di diventare quello che è diventato oggi"
Impegnato recentemente nel progetto Jack U insieme alle superstar della consolle Skrillex e Diplo, Bieber continua a tenere banco - presso la platea generalista - più per le sue vicende extra-musicali che per i suoi impegni al microfono: alla fine dello scorso aprile, durante un suo fugace soggiorno a Roma, al cantante venne notificato dalla polizia italiana il mandato internazionale spiccato dalla giustizia argentina riferito a un'aggressione a un fotografo risalente al 2013. Solo la settimana scorsa, presso il tribunale di Los Angeles, sua città di residenza, Bieber si è dichiarato colpevole dei reati di guida pericolosa e aggressione (sempre ai danni di un paparazzo) contestatigli in un procedimento giudiziario innescato da un incidente risalente al 2014.