Giorgio Moroder presenta il nuovo album “Déjà vu”: l'intervista - VIDEO

Giorgio Moroder presenta il nuovo album “Déjà vu”: l'intervista - VIDEO

Camicia bianca a pallini neri, e gli inconfondibili baffi, bianchi come i capelli tirati indietro. L’accento è vagamente anglosassone. L'inventore della disco music è tornato: 75 anni appena compiuti, da qualche anno vive di nuovo in America, a Los Angeles (merito anche della moglie messicana, che lo accompagna), dopo un periodo in Italia, nella sua Ortisei, e in giro per il mondo. Giorgio Moroder è uno dei pochi musicisti italiani che hanno avuto successo e riconoscimento davvero planetario, ma ha vissuto un periodo di relativo oblio (in cui ha creato addirittura una macchina da 600.000 dollari, la CZ Moroder), in cui ha fatto relativamente poca musica.
Poi sono arrivati i Daft Punk, che l’hanno voluto per “Giorgio by Moroder” in “Random access memories”, con quella frase “My name is Giovanni Giorgio, but everybody call me Giorgio”, che è diventata un tormentone.
“Deja vu” è il primo album a suo nome in oltre 30 anni, ed è conseguenza di quella collaborazione. “Non ho scelto di tornare, qualcun altro ha scelto per me”, ci spiega, oggi che è in Italia per presentare il disco.

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“Avevo ricominciato a fare il dj 3 mesi prima, poi mi hanno chiamato i Daft Punk”, ricorda. “Ho avuto la fortuna di lavorare con loro, l’album ha avuto successo, ha vinto un Grammy. E quindi tre case discografiche mi hanno offerto un budget per fare un lavoro: ho scelto la Sony”.
L’album contiene collaborazioni con Britney Spears, Kilye Minogue, Sia, Charli XCX. Non ci sono Daft Punk, Pharrell, Nile Rodgers (“Non ho volto esagerare, mi hanno già aiutato molto", spiega). Ma, proprio a partire dagli ospiti del disco, tutta la chiacchierata con Moroder è un continuo flashback e flashforward su come si lavorava una volta e come si lavora oggi. Un paragone tra i tempi in cui Moroder ha inventato i suoni della disco e i tempi e i suoni attuali, raccontato con spirito trasparente, senza rimpianti. “Gli ospiti dell’album sono stati scelti in tre modi. E’ la casa discografica che ti propone degli artisti. Ci sono le mie idee. E in alcuni casi mi hanno chiamato loro, come Britney Spears, che è partita da ’Tom’s diner’”, dice, ricordando il pezzo a cappella di Suzanne Vega. “In quel caso è addirittura un duetto: il pezzo era troppo corto, l’ho completato con la mia voce, trattata con il vocoder. Ma è tutto molto cambiato: il meccanismo oggi è più complesso, con tempi più dilatati. Quasi tutti i pezzi sono stati fatti a distanza. Non è come con Donna Summer o con gli Sparks, dove siamo stati tutti in studio assieme per settimana. Oggi i cantanti sono tutti occupatissimi: farli entrare in studio, nella tua stessa città, è quasi impossibile. Oggi mandi i pezzi, poi magari li aspetti per settimane. Ho cominciato a lavorare a questo disco quasi due anni fa, mentre con Donna Summer facevo un album in tre settimane”.
“Proprio con Sia ho commesso un piccolo errore due anni fa”, continua. "La conoscevo di fama, sapevo che era anche un’autrice. Ho provato a chiedere il suo numero diretto per chiederle un pezzo… non l’avessi mai fatto! Bisogna parlare con le case discografiche, con i manager… E’ tutto molto più complicato. Oggi poi cantanti sono ora parolieri e compositori. A Sia ho dato una traccia, lei ha scritto la melodia, le parole, l’ha cantata, ha fatto il coro. Mi ha presentato un pezzo quasi finito”.

Moroder poi ragiona anche sulle differenza tra disco music ed EDM, che ha segnato il ritorno al successo mainstream della musica da ballare: “Quando facevo il DJ mettevo dei dischi nei club in Germania, ma non ha niente a che vedere con quello che si fa oggi. I DJ oggi sono delle star, è gente che lavora da anni, ma è diventata famosa solo recentemente, sono dei bravissimi showman. La musica dance continua a piacermi, e la EDM ha dei bellissimi suoni. I pezzi sono molto commerciali, forse magari non hanno una grande attualità e sono un po’ diversi da quello che facevo io.
La disco era un movimento che comprendeva anche altre cose, poi è sparito. L’EDM non è così, non ha quest’altra dimensione, ma si sta evolvendo e non sparirà così in fretta. Il pubblico, poi, se ne intende molto di più: ai miei tempi si ascoltava la radio, si comprava il disco, e basta. Oggi magari non si ascolta il disco, ma si va su Youtube, su Spotify. Vedo giovani che conoscono a memoria pezzi di quando non erano ancora nati”.
Giorgio Moroder è tornato per restare. E’ un vulcano di progetti. A partire da quello utopico di un nuovo inno italiano: “Anni fa ho provato a scrivere un inno, ma non ha funzionato. Lo mandai a Bernasconi, collaboratore di Berlusconi, che mi scrisse una bella lettera ringraziandomi e dicendo che gli piaceva. Ma ovviamente non se ne fece niente. Ora ho in mente un nuovo inno. Se Renzi me lo chiedesse…”.
E poi altre collaborazioni: Lana Del Rey, Lady Gaga, forse i Coldplay. “Con Lana Del Rey ci sentiamo ogni qualche mese, ci diciamo 'facciamo qualcosa assieme'. Poi lei ha dichiarato in un’intervista che sarebbe uscito un disco in coppia io e lei dopo l’estate. Ma gli artisti dicono sempre ‘Esce a settembre'. Se mi chiama sono qui. Lady Gaga mi ha chiesto di lavorare ad un pezzo del suo nuovo album. Ho remixato un brano dei Coldplay, volevamo fare un pezzo assieme. Pharrell anche: dice facciamo un pezzo assieme, ma non troviamo mai il tempo”. E poi il ritorno alle colonne sonore, che tanto gli hanno portato fortuna: “Sto parlando con un regista per un film americano di cui non posso dire il titolo e sto finendo la musica per il videogame di 'Tron', poi un network mi vorrebbe proporre un’idea per un talent show. Poi scriverò il mio primo musical, forse”. E poi un altro disco. Nel frattempo, il 24 e il 25 luglio sarà di nuovo in Italia, a Villa Ada a Roma e ai Mercati Generali di Milano, per due DJ set.
(Gianni Sibilla)

 

 

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