L’astronave di periferia di Max Pezzali: “Un disco in totale libertà” - VIDEOINTERVISTA

L’astronave di periferia di Max Pezzali: “Un disco in totale libertà” - VIDEOINTERVISTA
Credits: Giuseppe Foglia

“L'identità del disco sta nella varietà. Credo che oggi  la prima responsabilità sia fare qualcosa che non rompa le scatole, quando fai un album. E’ vero che è importante dare un’idea di uniformità, ma non può essere una roba che dalla prima all’ultima canzone non cambia niente. A me piacciono tante cose, e le ho volute mettere in questo disco, dal rock da FM al pop all'elettronica al country”: Max Pezzali presenta così “Astronave Max”, il suo primo disco di inediti in quasi 4 anni, da “Terraferma”, in uscitoa il 1° giugno.

4 anni in cui il mondo musicale dell'ex-883 è cambiato: “Terraferma” era un disco caratterizzato da un suono più omogeneo, quel pop-rock che ritorna nel nuovo singolo “E’ venerdì”. Ma “Astronave Max” è un disco dalle diverse sfaccettature sonore. Un disco che non annoia (o che non rompe le scatole, come dice Max). Merito anche di tutto quello che è successo in questo periodo: due progetti antologici (il rifacimento di “Hanno ucciso l’uomo ragno” con i rapper italiani nel 2012 e la raccolta con duetti “Max 20”, nel 2013), un tour tutto esaurito nel 2013. Max, solo 2 anni fa ipotizzava addirittura che il disco futuro, ovvero questo, sarebbe potuto essere l'ultimo. Invece oggi minimizza, dicendo: "Uno pensa sempre alla propria carriera come a qualcosa di infinito. Ma è sempre il pubblico che decide. Io penso sempre: questo è quello che potevo fare in questo disco. Se ci sarà la possibilità di farne altri, volentieri. Ma per quanto ne so io, questo potrebbe essere l'ultimo", dice con un sorriso.

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Poi torna a parlaere di "Astronave Max": “Abbiamo fatto un disco libero, senza darci degli obbiettivi, senza dirci questo deve stare lì, questo deve stare là", continua Max. "La cosa che più mi ha esaltato è che questa idea è passata a tutti quelli che hanno collaborato con noi, che sono persone molto più giovani. Lo hanno capito senza che me lo dicessero. Liberi tutti. Ci siamo messi alla prova su terreni diversi da quelli a cui siamo abituati”.

Fondamentale la la co-produzione musicale di Davide Ferrario, chitarrista nel tour precedente, e già al lavoro con Nannini, Mengoni, Battiato ("E' grazie a lui che il disco ha questa identità ad arcipelago. E' riuscito a decodificare i miei provini e trasfomare le idee che volevo mettere in questo disco"). E inciso tra Milano, Miami e Pavia, dove Max ha registrato le voci, a casa: “Avevo bisogno di fare mie queste canzoni, senza qualcun altro dalla parte del vetro. Me le sono curate di più, ho acquisito la competenza tecnica per fare un prodotto di qualità a prescindere dal luogo”).

Già, Pavia, e la provincia: uno dei temi classici di Max e degli 883, che ritorna in “Superstar”, l’infatuazione per una cameriera che ricorda un po’ “Sei un mito” (“L’ho scritta quando stavo a Roma.

Anche nella grande città vedo casa mia, il baretto anche nel posto fighetto") e anche nella title-track , a dispetto del titolo spaziale: “L’astronave è geostazionaria, è abbastanza lontana per vedere la terra nelle sue reali proporzioni da inquadrare le cose, ma abbastanza vicino da perdersi le cose. E' anche la cosa più terra terra, più periferica che esista: l’astronave madre è il centro commerciale. Il bisogno di colori di luci, ma in una periferia spesso devastata, di fianco a raccordi e tangenziali”, spiega Max, che poi riflette sugli echi 883 di alcune canzoni, come anche “Fallo tu”, ironica visione della vita di coppia: “Crescere non significa necessariamente cambiare tutta la visuale, cambiano le esperienze attorno. Anche la mia vita attuale da 47enne ha una chiave interpretativa da 883, per esempio confrontarsi ancora oggi con le immense aspettative dell’altro sesso, nei confronti di uno che per quanto si impegni non ce la farà mai".

Per il tour, in partenza a settembre, Max conta di portare questo nuovo sound sul palco: “Mon so ancora bene come visualizzare quella roba, ma vorrei che ci fosse un po’ di elettronica, che venisse rappresentata bene”, spiega. La prima data sarà il 25 settembre dal Palarossini di Ancona. A seguire, Rimini (il 26 settembre), Mantova (il 29), Firenze (il 2 ottobre), Livorno (il 6), Roma (l'8), Perugia (il 13), Bari (il 15), Acireale (il 17), Eboli (il 20), Bologna (il 22), Torino (il 24), Genova (il 27), Modena (il 29), Verona (il 31), Trieste (il primo novembre), Milano (il 6), Montichiari (il 9) e Conegliano, il 12, prima di chiudere la stringa di eventi il 15 novembre al Palafabris di Padova.

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