Mudhoney al Bloom di Mezzago, il report del concerto

Mudhoney al Bloom di Mezzago, il report del concerto

Il pubblico è in principio poco numeroso, attornia un palco di dimensioni modeste e l’aspettativa di partenza sembra segnalare una serata all’insegna dei “pochi ma buoni”: in realtà la sala sarà piena prima dell'inizio del set principale.

A scaldare i motori è l'esibizione di Barton Carroll; il folkman sale sul palco come se fosse parte dello staff, esegue un breve soundcheck, imbraccia la chitarra e si conquista fin da subito gli spettatori: i suoi pezzi sono racconti cantati e il fingerpicking dona alla chitarra un suono suggestivo, che ricorda fortemente quello di un banjo. Un'atmosfera del tutto diversa da quella della performance dei Mudhoney, collegata alla precedente dall'arrivo sul palco di Steve Turner, chitarrista della band di Seattle, a rinforzare il suono del concittadino cantautore .

Poi l'intera band occupa il palco, accompagnata da quattro bottiglie di Vermentino, e si mette subito all’opera. Pare quasi che per i quattro musicisti il tempo si sia fermato: le Vans ai piedi, i capelli ancora biondastri di Mike Arm e le chitarre distorte di “Poisoned water” riportano all'epoca eroica del grunge. Il pubblico che intanto ha riempito la sala asseconda le urla del rabbioso inciso “I like it small”. Il senso di un viaggio nel passato è influenzato dalla fedeltà del gruppo al sound di cui è stato fra gli iniziatori. Lo spettacolo prosegue con i balli scoordinati di Arm, le pesanti rullate di Dan Peters, e tutto sembra raggiungere l’apice con “Touch me I’m sick”. Arm si dedica in seguito solo al microfono e abbandona la chitarra, omaggia più volte il vino italiano (che hanno tutti evidentemente gradito), continua a ballare e coordina i suoni e i soli degli altri componenti.

Il gruppo rientra per il bis con la stessa energia dell’intero show ed esegue “Chardonnay”, giusto per rimanere sul filone del vino. I quattro chiudono con “The only son of the widow from Nain”, accorata e apparentemente più tranquilla, con un finale sfumato, quasi di “defaticamento”, ed escono lasciando un pubblico sudato e soddisfatto.

(Vittoria Polacci)    
 
SETLIST:
Poisoned water
I like it small
Oblivion
Into the drink
Inside job
Broken hands
F.D.K.
Get into yours
1995
Where the flavor is
Judgement, rage, retribution and thyme
Sweet young thing ain’t sweet no more
No one has
Touch me I’m sick
The money will roll right in
Next time
I’m now
The final course
Hate the police
What do with the Neutral
Chardonnay
The only son of the widow from Nain

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