'1992', la colonna sonora: diventare adulti ai tempi di 'Mani pulite'. L'intervista a Boosta (Subsonica)

'1992', la colonna sonora: diventare adulti ai tempi di 'Mani pulite'. L'intervista a Boosta (Subsonica)
Credits: Davide D'Ambra

Per chi, come Davide Dileo, veleggia intorno ai quaranta, la prima metà degli anni Novanta ha rappresentato lo scenario del passaggio dall'adolescenza all'età adulta: "Erano i primi vagiti di coscienza seria, l'abbandono dell'edonismo adolescenziale: a diciott'anni inizi a capire che la vita potrebbe non essere solo giocare a pallone e bere birra con gli amici", ha raccontato lui, chiamato a musicare "1992", serie televisiva prodotta da Sky e La7 ideata da Stefano Accorsi che rievoca l'epopea di Tangentopoli, quando l'Italia fu svegliata bruscamente dal decennio "da bere" dal fragoroso crollo della Prima Repubblica.

Raccontare con una partitura "Mani pulite" per chi con le inchieste di Antonio Di Pietro e le raffiche di avvisi di garanzia è diventato grande poteva essere una sfida. "Una sfida bellissima", prosegue Boosta: "Musicalmente era un periodo affascinante: il rock del nordovest degli Stati Uniti stava spazzando via tutto, mentre l'elettronica iniziava a mandare i primi vagiti di quella che poi sarebbe stata la grande ondata big beat di Fatboy Slim, Chemical Brothers, Prodigy e tutti gli altri. La prima metà degli anni Novanta è stata attraversata da un grande fermento: l'elettronica iniziò a diventare a portata di tutti, iniziando a fare concorrenza alle chitarre...".

La tentazione di approcciare il proprio mandato rinunciando a qualsiasi tipo di compromesso è stata forte: "Sono partito da mujahidin, poi mi sono ammorbidito", ha spiegato lui, "All'inizio la tentazione di suonare tutto su un Atari è stata quasi irresistibile: alla fine mi sono accontentato di utilizzare strumenti d'epoca. Dal canto mio, era la prima volta che mi cimentavo nella composizione di una colonna sonora, e il mio intento, nello scrivere lo score, era destabilizzare più che accompagnare, proprio come ha fatto Trent Reznor per 'The social network' Perché non c'è violenza in '1992', se non culturale.

Una grande mano, poi, mi è stata data da Matteo Curallo [ex tastierista dei Modo, autore con Mauro Ermanno Giovanardi di 'Io confesso' dei La Crus e già al lavoro sulle colonne sonore di 'Evil things' e 'Hey sister']: questo lavoro è nostro, non mio".

"In prima battuta il nostro progetto era più che ambizioso", prosegue Boosta: "Avremmo voluto fare dieci colonne sonore, una per ogni puntata". Poi, però... "Una produzione così grossa è molto complessa. Ci sono stati momenti in cui avrei voluto osare un po' di più, come musicista, ma il cinema è un lavoro di squadra". Qual è stato il momento che ha richiesto più autocontrollo? "La sigla, senza dubbio. Immaginavo qualcosa capace di richiamare un telespettatore anche dal bagno, una segnale capace di trasmettere un messaggio tipo: 'Sta iniziando qualcosa che non vorrei perdermi per nulla al mondo'. Avevo immaginato qualcosa alla Pan*Sonic, poi però ho dovuto ripiegare su qualcosa di più convenzionale, con gli archi e tutto il resto".

A Dileo, però, il lavoro di squadra piace: "A un certo livello una colonna sonora non la puoi fare da solo: lavorare con gli altri è bello, creativo. Da Bacharach a Reznor, i capolavori ci hanno insegnato che la musica è parte del girato: un pessimo film con un'ottima colonna sonora, o un bellissimo film con una pessima colonna sonora, è comunque un'opera non riuscita. Ecco perché il lavoro non può che essere di squadra". Specie se la materia prima è così "sensibile": "Me li ricordo, quegli anni. Seguì il periodo stragista, le bombe. In un certo senso per quelli della nostra età fu il primo esempio di politica 'pop'. Quella che ti fa pensare: 'Ecco, esiste anche quel mondo lì...'".

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