Dylan e De Gregori: dieci ‘incontri’ fra i due cantautori

Dylan e De Gregori: dieci ‘incontri’ fra i due cantautori

Come annunciato poche ore fa, Bob Dylan e Francesco De Gegori si esibiranno - nella stessa serata, ma in due set distinti, salvo imprevedibili sorprese - il primo luglio 2015 a Lucca, nell'ambito del Lucca Summer Festival.

Per l'occasione, abbiamo chiesto a Enrico Deregibus, giornalista e autore di “Mi puoi leggere fino a tardi” – recentissimamente pubblicato da Giunti: è la riedizione completamente rivista, arricchita e aggiornata della biografia di Francesco De Gregori pubblicata dallo stesso autore nel 2003 col titolo “Quello che non so, lo so cantare” – di segnalarci dieci “punti di contatto” del cantautore romano con il bardo di Duluth. Ecco cosa ha scritto per Enrico Deregibus per Rockol.

 

1 Il primo pezzo di Dylan che ascolta De Gregori è “Blowin’ in the Wind”, ma cantata da Peter Paul & Mary in un 45 giri del 1963. Qualche anno dopo scopre la versione di Dylan, ed è una rivelazione. Soprattutto per il modo di cantare (“sputava le parole come sassi” dirà).

 

2 Attorno al 1968 De Gregori inizia a tradurre brani di Dylan, anche per impratichirsi di certe tecniche di scrittura. In particolare, passa ore e ore su “Desolation Row”, tradotta in “Via della povertà”. Nel 1974 la canterà Fabrizio De André in “Canzoni”, con qualche modifica e con De Gregori alla chitarra e all'armonica.

 

3 Nel 1976 De Gregori dichiara che “Buonanotte fiorellino” è ispirata da “Winterlude” di Dylan, anche se in realtà le due canzoni si assomigliano poco. Nel 2014 in “VivaVoce” la rifarà immergendola nell'arrangiamento di “Rainy Day Women #12&35”. Ma una parte consistente della produzione di De Gregori ha citazioni, riferimenti e prelievi dylaniani, più o meno evidenti, da “Cercando un altro Egitto” a “Vai in Africa, Celestino!”.

 

4 Nei concerti a cavallo fra il 1982 e il 1983 De Gregori canta “Blowin’ in the Wind” in una versione accelerata. La esegue anche in tv a “Blitz”, il programma di Gianni Minà della domenica pomeriggio su Raidue, in collegamento dalla sala prove dove De Gregori sta preparando il tour.

 

5 1984: unico incontro di persona fra i due che si conosca. Dylan fa alcune date in Italia e in una di queste, al Palaeur di Roma, l'impresario David Zard accompagna De Gregori nei camerini. Una cordiale chiacchierata di qualche minuto, Dylan chiede a De Gregori di avere qualche suo disco. Niente di più.

 

6 Il 16 ottobre 1992 al Madison Square Garden di New York c'è una serata-tributo per i trent’anni di carriera di Dylan, con un cast che va da Neil Young a George Harrison, da Stevie Wonder a Lou Reed. De Gregori la segue da “giornalista”, scrivendone per “L'Unità” e per la rivista “Satisfaction”.

 

7 De Gregori nel 1998 traduce “Series of Dreams” di Dylan per il disco di Mimmo Locasciulli intitolato “Il futuro”, un album di cover di pezzi di artisti angloamericani. È lui stesso a proporre al collega il brano di Dylan.

 

8 Durante il tour del 2002 con Pino Daniele, Fiorella Mannoia e Ron, su suggerimento del suo mandolinista Marco Rosini, De Gregori traduce “I Shall Be Released” di Dylan. Appena pronta la suona in concerto, anche se non ha ancora un titolo. Diverrà “Come il giorno” e sarà pubblicata nel 2003 nella raccolta "Mix".

 

9 De Gregori aveva già inciso, nel 1997, una cover di Dylan: “Non dirle che non è così”, traduzione di “If You See Her, Say Hello”. Nel 2003 Dylan in persona la sceglie per la colonna sonora di “Masked And Anonymous”, dove è sceneggiatore e protagonista. Nelle note del disco De Gregori è definito “Italian folk-pop hero”.

 

10 Nel 2014, nella conferenza stampa di presentazione di “VivaVoce”, De Gregori parla di un suo progetto: un intero album di cover di Dylan, pescate però nel repertorio meno noto dell'americano. Anche se poi aggiunge: “Magari il disco su Dylan lo faccio, e poi non lo pubblico”.

 

Dall'archivio di Rockol - Il cantautore e i 33 giri: “L’unità di misura della musica”
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