NEWS   |   Pop/Rock / 19/02/2015

Jimmy Page presenta la ristampa di 'Physical graffiti' dei Led Zeppelin

Jimmy Page presenta la ristampa di 'Physical graffiti' dei Led Zeppelin

"Un-due-tre-quattro e via. Niente edit. Ecco cos'erano i Led Zeppelin. Riascoltarli stasera con questo impianto audio ha qualcosa di fenomenale". Vestito completamente di nero, i capelli bianchi raccolti in un codino, Jimmy Page ha presentato stasera l'edizione deluxe del doppio album dei Led Zeppelin "Physical graffiti". L'ha fatto in diretta streaming su Yahoo dagli Olympic di Londra, gli studi dove l'album fu rifinito e mixato nell'autunno del 1974, oggi riconvertiti in un cinema decorato per l'occasione con enormi riproduzioni della copertina del disco. Fresco vincitore del Rock'n'Roll Soul Award conferitogli per i meriti dell'intera carriera dal settimanale inglese NME, il chitarrista ha introdotto l'ascolto delle bonus track e per circa un'ora ha risposto alle domande poste dal pubblico in sala, mentre i fan commentavano su twitter usando l'hashtag #ledzeplive.

"Physical graffiti" è il disco che esattamente quarant'anni fa chiuse la stagione più fertile dei Led Zeppelin. Fu costruito assemblando session effettuate all'inizio del 1974 con lo studio mobile di Ronnie Lane a Headley Grange, nell'East Hampshire, e registrazioni risalenti ai dischi precedenti. Come quattro su cinque dei precedenti album dei Led Zeppelin rieditati a partire dall'estate 2014, la ristampa di "Physical graffiti", nei negozi dal 24 febbraio, contiene bonus track d'interesse documentaristico. Sono sette: una versione alternativa di "Trampled under foot" titolata "Brandy & coke" che ha stupito per l'impatto e il suono anche ascoltata via internet; una "early version" di due minuti e rotti di "Sick again"; mix differenti di "In my time of dying", "Houses of the holy" e "Boogie with Stu"; versioni alternative di "In the light", la più diversa dall'originale, e del capolavoro dell'album "Kashmir" chiamate rispettivamente "Everybody makes it through" e "Driving through Kashmir". Durante l'ascolto sullo schermo scorrevano immagini d'epoca e rielaborazioni della celebre copertina dell'album raffigurante un edificio di St. Marks's Place, Manhattan.

Più disponibile di come appare quando parla dei Led Zeppelin in coppia con Robert Plant, alla fine dell'ascolto delle sette canzoni Page ha risposto alle domande del moderatore, il direttore del mensile 'Mojo' Phil Alexander. "Eravamo musicisti pieni d'immaginazione impegnati in una continua avventura musicale. Non eravamo costretti a sfornare 45 giri. Niente singoli, niente palle al piede, nessuna restrizione. Ci muovevano nel futuro. Alla casa discografica davamo gli album così com'erano. Loro ne estraevano lo stesso dei singoli? E allora noi facevano pezzi più lunghi per confonderli". Page ha poi ricostruito le session dell'album. "Avevo messo giù le tracce da solo col registratore multitraccia che avevo a casa. Andammo a Headley Grange perché ai tempi del quarto album era stata una location estremamente produttiva. Avevo il riff circolare di 'Kashmir' in testa e non vedevo l'ora di sentirla suonata con John Bonham in quelle stanze, che avevano un favoloso suono di batteria. L'orchestra di 'Kashmir', invece, fu registrata qui, agli Olympic. Avevo tutto nella testa". "Era il primo album che facevamo per la nostra etichetta, la Swan Song. Essendo un doppio ci prendemmo la libertà di inserire pezzi rétro come 'Boogie with Stu' e 'Down by the seaside'". L'inclusione di tracce di lavorazione, ha detto Page, è un modo per far capire quanto lavoro svolgeva la band in studio. "Tutto il piano di ristampe - e ne mancano ancora tre, preparatevi a delle sorprese che però non posso rivelare - vuole attirare l'attenzione sul mondo della registrazione, vuole offrire una fotografia dell'entusiasmo, l'atteggiamento, la creatività che mettevamo in sala d'incisione". Page ha anche parlato dell'incontro con Elvis Presley: "Quando è apparso è stato un momento fantastico. Non saremmo esistiti senza di lui. Elvis ci ha influenzati tutti quanti, cantanti e chitarristi. Ci disse che il suo imitatore Ral Donner se ne andava in giro a bordo di una Cadillac rosa con scritto sulla fiancata: questo è il vero Ral Donner".

È venuto poi il momento delle domande dei fan in sala. Perché il titolo "Physical Graffiti"? "Era un'immagine che avevo per la testa. Ai tempi a Londra c'erano graffiti, ma non le cose hip-hop di adesso. La gente scriveva sui muri frasi di William Blake. Mi piaceva questa idea dei graffiti fisici. Come la nostra musica: era fisica ed era come un graffito sul nastro". Se ne avesse avuto la possibilità tecnica, avrebbe cancellato il rumore dell'aeroplano entrato accidentalmente nella registrazione di "Black country woman"? "No, ed è questo il punto. Dietro a un'incisione devi sentire l'essenza della performance, non puoi appiattirla cancellando le imperfezioni. Devi catturarne il carattere vitale e farlo in fretta. Oggigiorno tecnologie come Pro-Tools offrono tantissime opzioni, ed è controproducente". Ha poi preso la parola un certo Mark: "Quasi dieci anni fa ho avuto un brutto ictus. Mentre me ne stavo paralizzato in ospedale provavo il disperato bisogno di ascoltare questo album, e 'In The Light' in particolare. Quando l'ho sentita ho pianto, e piango stasera". Page è apparso commosso dalla storia: "È un piacere averti con noi stasera".

"Physical graffiti" viene riedito in sei edizioni: standard su due CD; deluxe su tre CD comprese le bonus track; doppio vinile; triplo vinile; super deluxe comprendente i tre compact disc e i tre ellepi e un libro; download digitale 96k/24-bit. Recentemente Page si è detto pronto per tornare a suonare dal vivo verso la fine del 2015, e ha annunciato la ripubblicazione, il 6 marzo, delle colonne sonore da lui incise da solista, "Lucifer rising" e "Death wish II", riunite nel box set di quattro CD "Sound tracks". Il mensile "Mojo" allegherà al numero di aprile, con gli Zeppelin in copertina, un compact disc contenente le canzoni di "Physical graffiti" rifatte da Laura Marling, White Denim, Blackberry Smoke, Songhoy Blues, Arthur, Duke Garwood, Michael Kiwanuka e altri.

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