NEWS   |   Recensioni concerti / 15/02/2015

Gli Alt-J emergono dall'underground: il report del concerto di Milano

Gli Alt-J emergono dall'underground: il report del concerto di Milano

Sul palco si muovono a malapena. Non prendono scorciatoie per comunicare col pubblico. Non hanno una scenografia elaborata. Evitano ogni ammiccamento. Eppure riescono a comunicare con migliaia di persone. Undicimila, per la precisione. Gli Alt-J hanno conquistato ieri sera il Forum di Assago con un concerto breve, asciutto ed entusiasmante. Chi c'era ha assistito a un evento: una band che uno penserebbe destinata a suonare per pubblici di hipster che riempie il palasport dove s'esibiscono Bruce Springsteen e Pearl Jam. A Londra gli Alt-J hanno suonato davanti ai 20 mila della O2 Arena, ma si sa che certi fenomeni in Italia arrivano in ritardo. E invece ecco che pure da noi l'underground diventa mainstream, anche se network radiofonici, grandi giornali e televisioni di casa nostra devono ancora prendere nota. Inizialmente previsto all'Alcatraz di Milano - un locale dalla capienza cinque volte inferiore del Forum - il concerto è stato spostato al palasport di Assago per accogliere le richieste di chi voleva vedere da vicino i nuovi fenomeni dell'indie pop, preferendoli alla serata finale di Sanremo e ai menu a prezzo fisso di San Valentino.

Preceduti da Gengahr e Wolf Alice, gli Alt-J iniziano con "Hunger of the pine" avvolti da luci rossastre. Look e disposizione sul palco sono anti-rock: vestiti di nero in modo omonimo, stanno tutti sulla stessa linea. Da sinistra, il tastierista Gus Hunger-Hamilton, il cantante e chitarrista Joe Newman, il musicista aggiunto Cameron Knight (basso, chitarra, percussioni), il batterista Thom Green. Dietro alle loro spalle schemi a colonna formano composizioni di luci. Il suono è scarno, secco, mai sovraccarico. Un po' per questo e un po' per il lavoro del fonico, si distingue ogni suono anche in un posto come il Forum. I quattro sono concentrati, persino freddi nel costruire le architetture delle canzoni e intrecciare i suoni degli strumenti con precisione quasi matematica. Il loro folk da laptop ne esce rinvigorito e funziona anche in un ambiente così dispersivo. Il pubblico di Millenial balla, applaude, riprende, posta. Se Hunger-Hamilton e Newman sono i più esposti dividendosi le parti vocali, il cuore del gruppo è Green, un motore instancabile che rende particolarmente dinamico il sound ed evita che le canzoni più scarne cadano nel vuoto di un posto enorme come il Forum grazie a uno stile che richiama i ritmi hip-hop più che il beat regolare del rock.

C'è qualcosa di anticonvenzionale e liberatorio nel modo in cui band e pubblicano comunicano evitando i luoghi comuni del pop e del rock, fra cui pose e vocalità virili. Non c'è l'aria rituale di altri eventi, ma un senso di comunanza generazionale. La narrazione sonora è spezzettata, spesso basata sulla giustapposizione fra il calore delle armonie vocali, che in alcuni frangenti hanno l'incantata fragilità del folk, i suoni di tastiera e le scansione delle chitarre, che qua e là rimandano alla new wave. Le canzoni sembrano suite minimali e compatte, da cui è stata succhiata via ogni enfasi. Sono giochi a incastro in cui parti strumentali e vocali s'avvicendano con un grande senso di libertà. Le melodie si tengono lontane da ogni ammiccamento da concerto, ma il pubblico trova comunque il modo di accompagnare Newman in un dialogo continuamente interrotto da sezioni strumentali. E' un tipo di libertà che il pubblico - uniformemente giovane: niente platea intergenerazionale qui - comprende e apprezza. "An awesome wave" e "This is all yours" sono entrambi ben rappresentati e s'ascoltano pure una vecchia canzone mai incisa titolata "Leon" e la cover di "Lovely day" di Bill Withers.

La gente è entusiasta. Riconosce le canzoni dalle prime note. Canta in coro. Usa i telefonini per fotografare, riprendere, trasmettere in tempo reale che quel che accade sul palco. Con le mani forma un triangolo, che sarebbe poi il simbolo del gruppo e in un certo senso il suo nome - no, niente a che vedere coi triangoli che si vedono nei concerti di Vasco Rossi. Gli schermi degli smartphone illuminano la sala durante "Warm foothills", uno spettacolo nello spettacolo con Newman che abbandona per una volta la chitarra e fischietta nel microfono. "Quite incredible", dice Hunger-Hamilton cui è affidato il compito di comunicare col pubblico, e pare sinceramente colpito dall'accoglienza degli italiani. Nei bis arrivano "Nara" e "Leaving Nara", applauditissime. Finisce dopo un'ora e un quarto con "Breezeblocks", forse il pezzo più acclamato della serata, con l'intero Forum che balla e canta la coda che fa "Please don't go, I love you so I love you so". Un trionfo. A chi l'ha perso è concessa un'altra chance: gli Alt-J torneranno a suonare in Italia in estate.

(Claudio Todesco)


SET LIST:
"Hunger of the pine"
"Fitzpleasure"
"Something good"
"Left hand free"
"Dissolve me"
"Matilda"
"Bloodflood"
"Bloodflood pt II"
"Leon"
"Interlude I"
"Tessellate"
"Every other freckle"
"Taro"
"Warm foothills"
"The gospel of John Hurt"
"Lovely day"
"Nara"
"Leaving Nara"
"Breezeblocks"

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