In modo probabilmente non troppo diplomatico, ma sicuramente al riparo da qualsiasi fraintendimento, Bob Geldof ha rivolto il più classico degli inviti stizziti ai detrattori del quarto capitolo della saga di Band Aid, che solo meno di un mese fa ha immesso - come da tradizione per scopi benefici - una nuova versione dell'ormai classico natalizio "Do they know it's Christmas?". L'esternazione dell'ex Boomtown Rats - che segue quella, analoga, di Sinead O'Connor - è stata affidata alle colonne del Telegraph, che ha chiesto all'artista un commento alle dichiarazioni di William Pooley, infermiere sopravvissuto all'Ebola - il terribile virus che sta flagellando l'Africa occidentale e causa scelta da Band Aid 30 per la propria missione - secondo i quale il testo del brano benefico sia superficiale e mediocre.
"Per favore, è solo una canzone pop", ha spiegato Geldof: "Rilassatevi: non è una tesi di dottorato. Che vada affanculo". Lo stesso consiglio, solo in forma più garbata, è rivolto anche a chi - come Emeli Sandé (che, pure, ha preso parte all'iniziativa), Lily Allen e Damon Albarn - ha espresso riserve di varia natura nei confronti dell'iniziativa: "Se vogliono offendermi, sono più che i benvenuti, perché non me ne potrebbe fregare di meno", ha proseguito Geldof, "Davvero, hanno scelto il tipo sbagliato. La verità dietro questa canzoncina è molto più brutale: se è qualcosa che può alleviare il dolore, l'agonia, o permettere a qualcuno di morire con un po' più di dignità, allora vuol dire che ha una sua ragione d'essere. E' molto semplice".
Ad oggi, secondo quanto riferito da Geldof, "Do they know it's Christmas" ha incassato, dal giorno della sua pubblicazione, oltre un milione e mezzo di sterline (pari a 2 milioni e 300mila dollari): ad oggi, tuttavia, Geldof non ha ancora risposto alle osservazioni di Sandra Miniutti dell'associazione no profit Charity navigator, che alla fine dello scorso novembre chiese maggiore chiarezza circa la destinazione dei fondi raccolti.