NEWS   |   Pop/Rock / 03/11/2014

Gaslight Anthem, intervista: "Farsi fare del male è liberatorio"

Gaslight Anthem, intervista: "Farsi fare del male è liberatorio"

“Continuamo così, facciamoci del male”. Prendete la famosa frase di Nanni Moretti, traducetela in una versione rock e il risultato è una gran canzone. "Get hurt" dei Gaslight Anthem è uscito ai primi di Settembre, e la band sta per arrivare in Italia: 10 novembre all'Alcatraz di Milano (supporter Deer Tick e Bayside, inizio concerti alle 20, 25€ in prevendita, 30€ in cassa). 

“I came to get hurt”: sono venuto a farmi fare del male, canta Brian Fallon. “Qualche volta nella vita sai che c’è un casino, sai che lo devi affrontare, ci devi passare dentro per andare avanti”, ci racconta al telefono dal suo New Jersu. Non puoi evitarlo. Nella vita devi fare dei passi per arrivare al prossimo posto dove devi essere, e questi passi sono dolorosi. Certe volte vedi il dolore che arriva. Pensi che non sarà bello, ma sai che sopravviverai”.

Non è stato un periodo facile per i Gaslight Anthem e per Fallon in particolare. Il divorzio dalla compagna di una vita, la band associata ancora a Springsteen (certo, il New Jersey, ma non solo). I nervi che cedono, una nuova direzione da trovare per togliersi quella nomea e scrollarsi tutto di dosso. “Non so se ho scritto intenzionalmente sul mio periodo difficile”, racconta Fallon. “Certe volte quando scrivi, racconti semplicemente quello che stai provando in quel momento. Le canzoni escono naturalmente e parlano di te. Non puoi evitarlo, anzi, finisci per capire cosa pensi dopo che hai scritto la canzone. Se ti dici: “ora scrivo su questa cosa”, se provi a controllare troppo il processo, non funziona”.

Sta di fatto che “Get hurt” è un disco catartico, anche nel suono, più duro e “pestato” che in passato - “abbiamo provato a cambiare un po’ di cose in studio, abbiamo provato vedere cosa potevamo fare di diverso con le chitarre e con le canzoni. Non puoi fare sempre lo stesso disco…”, minimizza. La copertina è opera John Van Hamersveld, che ha curato il layout di “Exile on Main St.” e di tanti classici del rock: un semplice cuore capovolto: “E esattamente quello che vorremmo fosse il disco un’affermazione coraggiosa, ma anche semplice”

Come si traduce questo suono nuovo sul palco? “Stiamo ancora iniziando a suonare le nuove canzoni, e solitamente inizi a capirle bene quando le metti di fianco a quelle vecchie E’ lì che inizi capire davvero le canzoni, ma è ancora presto. Nello spettacolo stiamo rispolverando canzoni che abbiamo fatto poco o non abbiamo fatto mai. Abbiamo un palco più costruito, con un impianto luci nostro - che non abbiamo mai avuto. Ma assieme al nuovo c’è al vecchio, è uno spettacolo diverso da quello che abbiamo fatto in passato

Una novità è il pre-show: oltre al biglietto del concerto, si può acquistare separatamente l’accesso al soundcheck, ascoltando canzoni che non verranno suonate in concerto (e ricevendo poi la registrazione digitale) e interagendo “in privato” con la band: “E un’idea che è arrivata da fuori, che stiamo provando. La cosa bella è il contatto diretto con la gente, le domande che mi fanno. Voglio sapere quello che pensano i fan. Le domande che ci arrivano di solito sono sempre quelle dei giornalisti, delle radio. Invece un ascoltatore ha domande più spontanee, che possono andare dalle nostra attrezzature a cosa pensavo quando ho scritto una canzone”. La chiacchierata si chiude con un bilancio: il periodo brutto è passato: “Siamo in un posto dove non pensavamo saremmo mai arrivati, ben oltre le nostre speranze. Non riesco neanche ad immaginare di diventare più grossi così. Spero solo di restare dove siamo, di poter continuare a fare musica in questa maniera”

 

 

Scheda artista Tour&Concerti
Testi