Pink Floyd: 'The endless river l'ultimo album'. L'ascolto di 'Louder than words'

Pink Floyd: 'The endless river l'ultimo album'. L'ascolto di 'Louder than words'

Il testo di "Louder than words", il primo estratto dal nuovo album dei Pink Floyd, parla chiaro già di per sé: "We bitch and we fight / But this thing that we do / It's louder than words / The sum of our parts / The beat of our hearts / It's louder than words". Quello che poteva essere interpretato come una sorta di celebrazione di una delle più lunghe - e tormentate - carriera nella storia del rock, in realtà, è un epitaffio. Questo, almeno, si evince dalle parole consegnate oggi da David Gilmour ai microfoni della BBC circa il futuro della band: "Beh, Rick (Wright, ndr) se ne è andato. Questa è l'ultima cosa che pubblicheremo: sono sicurissimo che questo disco non avrà alcun seguito", ha spiegato il chitarrista, aiutato da sua moglie Polly Samson per quanto riguarda le liriche del singolo presentato oggi al pubblico, "Credo che Polly, mia moglie, abbia colto alla perfezione lo spirito del brano nel descrivere la simbiosi che ci lega. O che ci ha legato".

Il disco descritto da Mason come "un tentativo di fare qualcosa che fosse leggermente diverso dalla canzone pop canonica, e dai parametri imposti dall'industria del pop", quindi, rappresenterà l'ultimo capitolo della gloriosa sigla portata avanti, dall''85 in poi, dai soli Gilmour, Wright e Mason. E il primo estratto ne è il capitolo introduttivo. "Louder than words" è classico Pink Floyd Sound, inconfondibile e inimitabile. Ed è, ai primi ascolti, uno dei vertici assoluti della produzione della band dopo il traumatico distacco da Roger Waters: una ballata distesa, lirica, sognante e velatamente malinconica che farà felici i fan di David Gilmour e quelli di Rick Wright, i due assoluti protagonisti strumentali dell'unico brano cantato di "The endless river". Inizia con un arpeggio di chitarra, una nota di sintetizzatore e un pianoforte su cui si adagiano le strofe cantate da Gilmour (che suona anche l'organo Hammond), un ritornello evocativo rinforzato dalle voci femminili (Durga McBroon, Louise Marshall, Sarah Brown) e un assolo di chitarra elettrica che ai floydiani doc farà accapponare la pelle (e che, immaginiamo, possa dilungarsi sulla "album version", di due minuti più lunga del radio edit in circolazione da oggi).

Come accadeva in "High hopes" (il pezzo forte di "The division bell"), e molto più raramente sull'album solista di Gilmour "On an island", "Louder than words" - da lui firmata con la moglie e autrice di testi Polly Samson - si fa apprezzare anche per il testo, "un omaggio alla magia che si crea quando noi tre (lui, Wright e il batterista Nick Mason) suoniamo insieme": "Battibecchiamo e litighiamo/ma quel che facciamo/è più rumoroso delle parole/la somma delle nostre parti/il battito dei nostri cuori/è più rumoroso delle parole". Ora che Wright non c'è più, e che Roger Waters viaggia su rotte lontane, quella magia è irripetibile. E la canzone suona come un intenso epitaffio, un orgoglioso omaggio al proprio passato, a tante esperienze condivise e a una storia artistica indimenticabile. A qualcosa che è stato, e che non potrà mai più essere.

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