Bowie e i suoi fratelli: rock, genio e imprenditoria

Bowie e i suoi fratelli: rock, genio e imprenditoria
Su "La Repubblica", l'intera pagina di apertura della sezione Spettacoli è dedicata a David Bowie, "La rockstar caduta nella rete". «Dovessimo scegliere un "uomo dell'anno" nel campo del rock saremmo tentati di avanzare la candidatura di David Bowie», scrive Ernesto Assante. «A 50 anni l'ex Ziggy Stardust, l'alieno arrivato da un pianeta lontano per cambiare le sorti del rock negli anni Settanta, è l'unico artista per il quale la definizione di "multimediale" pare essere congeniale. E' un instancabile viaggiatore che ha da poco venduto (per 3 milioni di dollari) la sua casa e che non ha ancora stabilito una nuova residenza; è un curioso avventuriero del mondo dei suoni che continua a scandagliare da solo o in compagnia di Brian Eno e pochi altri compari, producendo dischi in maniera irregolare e con alterni successi; è un pittore le cui opere vengono vendute per cifre considerevoli in tutti i principali mercati d'arte; è un' attore che recita volentieri in film molto diversi tra loro, come Basquiat di Julian Schnabel o il recentissimo "Il mio west" di Giovanni Veronesi; è un'artista elettronico che realizza cd-rom e opere di videoarte, nonchè uno dei direttori del mensile "Modern Painters".

E se tutto questo non fosse abbastanza, Bowie quest'anno si è anche quotato in borsa, il che rende possibile per i fan più accaniti l'essere azionisti della loro star preferita, scommettendo sul suo successo nei prossimi anni e nei suoi inevitabili guadagni. Ed ora, dopo aver provato le "gioie" di internet (è stato il primo a mettere in rete un brano del suo album più recente e "Telling Lies" è stato "scaricato" da oltre 400.000 persone nei primi due mesi, il primo a proporre un intero concerto via internet, uno dei primi a creare un proprio sito sul quale aveva offerto addirittura materiali inediti su disco, ottenendo un grande successo), ha fatto un'ulteriore passo avanti, diventando un ISP, ovvero un "Internet Service Provider". Cosa vuol dire? Che se un cittadino inglese o americano volesse avere accesso a Internet potrebbe farlo stipulando un abbonamento con David Bowie, anzi con il "BowieNet". Certo avere un indirizzo di posta elettronica che si conclude con "davidbowie.com" è certamente divertente, ma l'artista inglese con il suo nuovo lavoro vuole far di più: "Volevo creare un ambiente nel quale non solo i miei fans ma tutti gli appassionati di musica potessero essere parte di una comunità", ha dichiarato Bowie, "un unico spazio dove trovare un vasto archivio musicale, ma dove poter avere stimoli e suggestioni sull'arte, sul cinema e su molto altro ancora, un luogo dove le idee possano circolare liberamente e la gente abbia modo d'incontrarsi e confrontarsi. Il tutto offrendo un servizio internet tecnicamente impareggiabile". (...) Per gestire questa sua nuova attività, Bowie ha fondato una società, "Ultrastar Internet Services", che collabora con la Concentric Network Corporation per offrire accesso in tutte le città. Attualmente il BowieNet è accessibile da 2000 città statunitensi, da tutte le principali città inglesi e, tra qualche mese, in altri 47 nazioni nel mondo.

Un tempo le stelle del rock vivevano la loro furibonda esistenza seguendo il motto classico "sex, drugs & rock'n'roll". Oggi, come dimostra Bowie, in gran parte non è più così. O meglio, lo slogan che può essere ancora buono per giovani idoli in ascesa, per chi vive il rock con tutto il suo carico di ansia generazionale, non va certamente più bene per le "ultrastar" che da diversi anni hanno scelto ormai di vivere la vita in maniera decisamente diversa, che sono miliardari, padri di famiglia, imprenditori, oltre che rockstar. Così Phil Collins, Paul McCartney, Mick Jagger, George Harrison, David Gilmour, ma anche "eroi" più giovani come gli U2, sono diventati dei veri e propri manager, che coltivano attività diversificate, dalle produzioni cinematografiche alla produzione di alimenti biologici.
Qualcosa però li differenzia da tutte le altre stelle miliardarie dello spettacolo che investono i loro soldi in attività diverse: loro, i campioni del rock, curano i loro investimenti in prima persona, non si limitano a far gestire i loro capitali da grandi esperti della finanza internazionale, ma gestiscono di persona le loro attività, come se il rock, la febbre del palcoscenico, l'elettricità della musica giovanile, non facesse più parte del loro Dna. Non fanno, insomma, come gli attori o come le modelle che hanno aperto catene di ristoranti occupandosene solo per la promozione, ma s'impegnano nei loro "nuovi" lavori con passione e dedizione assoluta. Alcuni, come Quincy Jones, arrivano addirittura ad essere più famosi nei campi dove non esercitano la professione di musicista (Quincy Jones è un'affermatissimo produttore televisivo ed un ricchissmo editore di giornali), altri invece non hanno avuto grande fortuna con le loro attività parallele, e continuano la strada del rock per mantenersi sulla cresta dell'onda».

Un box completa questa tesi: vengono presentati i casi di George Harrison, Phil Collins, Mick Jagger e Bono. Harrison «ha una società di produzione cinematografica, la Hand Made Film, che ha prodotto tra gli altri "Shanghai surprise" con Madonna e Sean Penn». Collins è proprietario di una società che «offre il meglio del "parco luci" ai concerti rock più spettacolari. Dai Pink Floyd in giù, le più grandi rockstar si sono affidate alle "cure" della sua ditta». Jagger «ha sempre investito in immobili, acquistando case in ogni parte del mondo fin da quando diventò miliardario nel 1971. Con molta cautela Jagger ha anche tentato la carta del produttore cinematografico». Bono «gestisce un albergo alla moda nella sua Dublino, insieme ai compagni U2».
Conclusione dello stesso Bowie: «"Mi piace fare cose diverse, provare a me stesso e agli altri che non ho perso la facoltà di pensare, di inventare cose nuove. E se hanno poco a che vedere con la musica, in fin dei conti, cosa importa?"».
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