Kasabian, l'intervista: "48:13, il nostro disco più diretto"

Kasabian, l'intervista: "48:13, il nostro disco più diretto"

Una copertina rosa, quattro numeri. 48:13, la durata dell’album. Il nuovo album dei Kasabian è così, dritto, “In your face”, direbbero gli americani. Easy, anzi “Eez-eh”, direbbero loro, con l’accento di Leicester e le “e” aperte. L’album è il seguito di “Velociraptor!”, che ha reso la band delle megastar anche fuori dall’inghilterra. Abbiamo incontrato Sergio Pizzorno, chitarrista e mente creativa del gruppo, e il cantante, Tom Meighan.

 

Il nuovo disco è quasi una rottura dal precedente, dalla copertina al suono.

SP: L’idea del disco, prima di scrivere la prima canzone, era di rendere tutto super diretto. Dal colore rosa della copertina ai titoli di una parola sola, alla musica, ai testi. Credo che “Velociraptor!” fosse a suo modo perfetto, un ponte tra “West Ryder” e questo album. Poi so che certi musicisti pensano alla loro nuova musica come una sorta di reazione a quella precedente. Ma noi vogliamo solo provare nuove strade.

 

A proposito di  “Velociraptor!”, vi aspettavate questo successo?

SP: No, per niente. Ci ha aiutato ad esplodere nei paesi europei, dove prima eravamo una band da posti medio-piccolo. Fantastico!

 

Prima parlavi di una canzone che ha dato il via al disco. Qual è stata?

SP: “Bumblebee” è stata la prima. E’ attuale, una grande melodia, un bel break hip-hop. Ci siamo detti: “Questa è futuristica, è questa la strada”! Da lì è nato tutto il sound del disco.

 

Quindi da qui in poi avete lavorato per sottrazione sulle canzoni.

SP: si questa volta siamo andati dritto al sodo. E’ molto “muscle rock”, o “cock rock”, come direbbero in america. Ma c’è del punk. E’ l’attitudine, un gigantesco “vaffanculo”. E’ un disco che ha un feeling contemporaneamente maschile, punk e femminile. Per questo abbiamo scelto il rosa shocking della copertina: reassume tutte queste cose.

 

“Eez-eh”, il primo singolo, è stato uno shock per qualche vostro fan.

SP: Al tuo quinto disco vuoi dare uno shock alla gente, vuoi che facciano. “Wow!”. Vuoi anche magari generare opinioni contrastanti, ma vuoi che chi ti ascolta abbia un’opinione. Una volta che hai ascoltato quella canzone quattro o cinque volte ne diventi dipendente. E’ basata sulle nostre radici di ascoltatori di musica elettronica, hip-hop e il rock ’n’ roll della fine degli anni ’60.

 

Non solo la musica, anche le parole della canzone hanno fatto discurtere. “Horsemeat in the burgers, people commit murders, everyone’s on bugle, we’re being watched by Google”. C’è qualcosa che non vi piace nell’uso della tecnologia, oggi?

TM: No, ma è tutto così veloce. E’ bello, ma non c’è più nulla di privato, no?

 

Il disco, da questo punto di vista, ha dei forti contrasti tra la musica: melodie aperte e parole introspettive, spesso scure.

TM: Si, come diceva prima Sergio, ci piace sperimentare, giocare, anche con i messaggi in contrasto con la musica. Questo facciamo: musica. Non ci piace quando ci fanno pressione, vogliamo sperimentare. Se poi sarà un flop, chi se ne frega, faremo un altro disco.

 

Sapete già come porterete queste canzoni dal vivo?

Si, stiamo provando da tempo. E suonano bene, hanno un suono epico. I primi concerti, come quello per la stampa di Parigi, sono andati bene da questo punto di vista. E poi ci sarà Glanstonbury.

 

Già, Glastonbury. Vi fa paura quel palco?

TM: Oh, sono ansioso di andare a Glastonbury, se capisci cosa voglio dire. Ansioso…. Credo che avrò bisogno di un paio di drink…

 

 

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