Certo, ci sarà anche il truculendo corredo - per lo più iconografico - fatto demoni, sale da tortura medioevali, cadaveri, mostri e chi più ne ha più ne metta, senza contare i messaggi espressi nei testi, che per argomento hanno tutto tranne che la serenità, ma - mai come in questo caso - l'apparenza inganna: secondo uno studio condotto dal CityLab - The Atlantic in collaborazione con il Martin Prosperity Institute, la produzione e il consumo di musica metal in tutte le sue sfumature - heavy, doom, grind, celtic eccetera - sarebbe direttamente proporzionale alla prosperità del paese al quale i dati sono riferiti.
Per dare un'idea della tesi il firmatario dell'indagine, Richard Florida, ha utilizzato questa cartina:

Basata sui dati raccolti da metal-archives.com, la mappa indica la percentuale di metal band per 100.000 abitanti, con - in ordine decrescente dal rosso all'azzurro più chiaro - la densità di gruppi per abitanti. Senza essere esperti geografi è impossibile non notare come il dato più alto - oltre 50 metal band ogni 100mila abitanti - sia stato fatto segnare da Svezia e Finlandia, due dei tre paesi scandinavi (l'altro, la Norvegia, segue a ruota con oltre 26 band ogno 100mila abitanti) considerati le nazioni a più alto tenore di vita al mondo. Alle spalle dei campioni nordici si piazzano quelli che vengono considerati i paesi occidentali, quindi USA, Canada, quelli aderenti all'Unione Europea, Australia e Nuova Zelanda, che staccando di oltre 10 punti i paesi come Brasile e Russia, lasciando il fanalino di coda all'Africa subsahariana che segue - di poco - colossi come India e Cina.
Al netto degli ovvi retaggi culturali che abbiano portato a questa distribuzione e di qualche vistosa contraddizione - nell'Europa continentale il paese con più gruppi metal è la Grecia, che dagli standard scandinavi è, oggi più che mai, lontana - quale conclusione trarre? "Per quanto strano possa sembrare, il metal fiorisce non dalle scorie dell'alienazione e dell'ineguaglianza ma nell'humus della prosperità post-industriale", chiarisce Florida: "Alla fine tutto torna: anche nuove forme musicali potrebbero nascere in gruppi emarginati, tra l'ingustizia e il disagio, ma solo società nettamente avanzate possono permettersi di crearci attorno un'industria in grado di diffondere, e - soprattutto - giovani consumatori pieni di tempo libero in grado di poterla mantenere". In pratica, il classico cane che si morde la coda...