Gli immensi archivi di Bob Dylan, già setacciati con regolarità per la apprezzata collana "Bootleg series", promettono molte altre sorprese negli anni a venire dopo che una piccola software company della Virginia, Bluewall Media, ha completato in collaborazione con lo staff del cantautore un imponente lavoro di classificazione e digitalizzazione di oltre 100 mila pezzi tra nastri audio, manoscritti, documenti, filmati, video e fotografie. Lo ha rivelato, in un'intervista rilasciata al sito di Charlottsville C-Ville, il fondatore della società Peter Agelasto, che parla di "un fiume sorprendentemente infinito di materiale". "Potrebbero avere un milione di cose, in realtà", ha aggiunto a proposito del patrimonio custodito dai collaboratori del cantautore, "perché Dylan è stato all'epicentro della cultura americana".
La digitalizzazione ha richiesto due anni di lavoro ed è stata effettuata impiegando Starchive, un programma sviluppato dalla stessa Bluewall Media di cui Dylan risulta essere stato il primo cliente grazie all'intermediazione del vice presidente esecutivo della società, Jim Fishel, un ex dipendente della CBS Records entrato in contatto con il suo management già nel 2002. "Si sono presi un rischio, perché non eravamo altro che un gruppo di ragazzi svegli della Virginia", ha raccontato Agelasto a C-Ville dal suo quartier generale di Roseland, a circa 30 miglia da Charlottesville. "Hanno acconsentito, ma ci hanno detto che ci avremmo dovuto lavorare tutta la vita per la quantità di cose di cui erano in possesso e che pensavano non potessero essere mai organizzate. Dylan dispone di una ricchissima, enorme quantità di materiale analogico accumulato in più di cinquant'anni. Ma non esisteva un modo semplice come questo di costruire un vero archivio".
Secondo Agelasto, il programma Starchive non consente solo di organizzare l'intera produzione di un artista ma anche di distribuirla e manipolarla a piacimento con pochi rapidi passaggi che permettono ad esempio di postare velocemente materiali sui social network, di pubblicare album fotografici di livello professionale, di riconvertire fonti sonore in audio di alta qualità o di realizzare remix dei propri brani musicali. "Sostanzialmente questo significa che oggi è l'artista ad avere il controllo. Il music business si sta muovendo in una direzione per cui spetta a lui conservare la sua opera e portarla alle orecchie del pubblico. Una cosa rivoluzionaria".