Concerto del Primo Maggio 2014, Roma: Piotta, Levante, Agricantus, Statuto

Spiace che il romano Piotta, davanti al suo pubblico, sia stato costretto ad un set lampo che l'abbia visto costretto a strizzare "Testa alta" e un accenno a "La grande onda" in forse meno di 4 minuti.

Nemmeno il tempo di vedere Tommaso Zanello rivolgersi al pubblico - il saluto è fatto praticamente con un piede già nel backstage - che sotto ai riflettori tocca Levante. Che invece di prendere da subito la via muscolare e spingere immediatamente sul volume sceglie la mano leggera per "Alfonso", riservandosi un approccio più graffiante sulle più adatte "Memo" e "Duri come me": alla sua prima esperienza sul palco del .concertone del Primo Maggio, e in un contesto piuttosto lontano da quello dei club a lei più familiare, la giovane cantautrice catanese ha dimostrato una grinta e una confidenza con pubblico decisamente notevole. E' invece un ritorno a tutti gli effetti quello degli Agricantus, assenti dall'evento capitolino da dodici anni, che scelgono la nuovissima "Nsunnai" per aprire il loro set, alla quale segue la sempre recente "Turnari": la sensazione è che la performance dei veterani della world music tricolore sia stata più ipnotica che coinvolgente, cosa che in una situazione come quella del concertone paga solo a metà. Ancora veterani, che citano veterani, a seguire: gli Statuto partono con la cover di "In fabbrica" dei Gang - da "Sempre" del 2005 - per poi continuare dirando dritto - letteralmente - con la più recente "Un giorno di festa" e finire con il superclassico "Ragazzo ultrà". Fedeli a loro stessi - non poteva mancare l'appello in favore degli ultras - i torinesi sono una certezza, e anche oggi non hanno perso occasione di dimostrarlo.

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