Cris Cab, il protetto di Pharrell Williams: l'intervista

Cris Cab, il protetto di Pharrell Williams: l'intervista

La faccia è quella del ragazzone americano di 20 anni: solare aperto, sorridente. Ma quando parla mostra una lucidità che i suoi coetanei si sognano: si capisce subito che andrà lontano, questo ragazzo. Di anni, Chris Cab ne ha 21 - ma fa musica da quando ne ha 14.

Un padre uomo d'affari (un self-made man, arrivato da Cuba per scappare da Castro, che ha iniziato con una bancarella al mercatino delle pulci) che gli ha insegnato ad essere concreto. Due padri putativi, Pharrell Williams e Wycleaf Jean, che gli hanno insegnato ad essere creativo. E’ partito da YouTube, con video da milioni di visualizzazioni e ora pubblica “Where I belong”, album di debutto trainato dal singolo “Liar liar”, nel cui video il Re Mida del pop compare in prima persona.

“Sono cresciuto ascoltando reggae”, racconta. “Quando sei piccolo non capisci le parole, ma il feeling, la positività e l’amore che trasmettono. Da lì sono arrivato ai Rolling Stones a Bob Dylan, a Marvin Gaye. Mi padre ascoltava la disco, invece: tutte queste cose sono finite nella mia musica”, dice delle sue origini e del mix di generi che compongono l’album. 

“Pharrell l’ho conosciuto tempo fa, avevo solo 15 anni: era amico di amici di altri amici”, racconta del suo mentore. “Al tempo incidevo demo su un otto trace a casa - un suo amico ascoltò cosa stavo incidendo e me lo presentò. Da allora è rimasto un amico, qualcuno che è sempre stato coinvolto nei miei progetti, che fa un salto in studio e mi dà un consiglio. E’ stato lui a suggerirmi di fare un video per ‘Liar liar’ da mettere in rete senza mandare la canzone alle radio. Un’ora prima di girarlo mi ha mandato un messaggio ‘sto arrivando sul set’ e poi mi ha detto: ‘Adesso stai a vedere che succede. Farà il giro del mondo’. Aveva ragione!”

Pharrell lo ha aiutato a trovare un contratto (anche se poi è finito alla Universal, mentre lui incide per la Sony): “Semplicemente mi ha aiutato a riflettere si cosa fosse meglio per me”, mentre da Wycleaf Jean (“Anche lui amico di amici, l’ho conosciuto che avevo 18 anni”) dice di avere imparato a “catturare la vibrazione: “Lavora come Jay-Z: canta, fa freestyle una, due tre volte finché non funziona. Mi ha insegnato molto sull’improvvisazione e sul cantare quello che si sente”.

Insomma: una pop star che aspetta solo di esplodere definitivamente, se questa gente ci ha visto giusto. Per il momento, tanta promozione e concerti: “Con me sul palco c’è il mio produttore, PJ McGinnis: è fondamentale catturare quella vibrazione sul palco per poi riportarla in studio, come ci ha insegnato Wycleaf Jean. Torneremo in Italia per i festival”, promette. Sempre che non esploda prima.

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