Cesare Basile presenta 'Gran calavera elettrica', dove il folk si fa elettrico

Cesare Basile presenta 'Gran calavera elettrica', dove il folk si fa elettrico
Credits: Caterina Gili / Concessione in uso a Rockol
A due anni da "Closet meraviglia", Cesare Basile sta tornando con un nuovo disco intitolato "Gran calavera elettrica", che sarà pubblicato il prossimo 10 ottobre su etichetta Mescal. Il primo singolo estratto, "In coda", è nei negozi da oggi: "E' forse la canzone più rappresentativa dell'album", ha spiegato Basile a Rockol, "e un po' racchiude quello che ho cercato di fare nel nuovo disco: coniugare la mia attitudine folk a sonorità più elettriche, per non dire moderne". Da qui il titolo del disco, rubato a una stampa dell'illustratore messicano Posata: "Mi piaceva il suono di queste parole", ci spiega, "rendeva molto la mia idea del disco, suonava come musica popolare e quel 'elettrica' alla fine lo ribaltava completamente". Una fusione che ritroviamo anche nei contenuti del disco: "Dal punto di vista della scrittura e dalla trattazione dei temi torna questo legame con il folk, il voler raccontare le storie come un fatto, evitando di dare un giudizio. Storie che non sono solo individuali, ma dell'intera comunità".

E così nel disco si alternano narrazioni ispirate da letture: da un racconto di Ray Bradbury, per esempio, nasce "In coda", da una novella di Pirandello prende forma "A che serve lo zolfo"... "Non sono un intellettuale, e questo lo voglio precisare", puntualizza Basile, "mi piace leggere, mi diverte, so essere anche molto ironico rispetto alle cose che leggo, però uso tantissimo le mie letture come spunti per scrivere canzoni". E tra le tante storie offerte dal disco c'è quella che narra "il talento della morte nel premiare l'attitudine di ognuno, facendolo morire come ha vissuto" ("In coda"), o una riflessione sul dover subire certe realtà senza conoscerne l'utilità, come in "A che serve lo zolfo": "E' la domanda che il protagonista di una novella di Pirandello si fa pensando alla vita che facevano gli zolfatari", spiega, "Chiedeva 'a che serve lo zolfo?' e nessuno sapeva rispondere. Mi ha incuriosito molto questa realtà emblematica del dover subire una situazione senza rendersi conto del perché". Il tema è affascinante e Basile si dilunga in un racconto più dettagliato: "Non mi ero mai soffermato tanto sulla realtà degli zolfatari, poi ho scoperto che questi uomini lavoravano per mesi nelle miniere di zolfo non uscendo praticamente mai. Alla fine si lasciavano andare anche a rapporti omosessuali e poi tornavano tranquillamente nelle loro famiglie, come se tutto fosse normale, come se quello che avevano fatto non avesse nessun peso nella loro vita quotidiana, ed erano trattati dal resto del paese un po' come dei reietti. Addirittura si dice che non potessero avere dei funerali in chiesa se morivano in miniera, perché chi scavava lo zolfo e moriva li sotto aveva a che fare con Satana". L'impressione è che si stia parlando di epoche lontane, invece: "In Sicilia le ultime miniere di zolfo le hanno chiuse nel '68, quindi abbastanza di recente. Ho trovato interessante narrare un tipo di uomo che, quando non vuol salire, pensa che dare una misura alla propria dignità significhi primeggiare nello scendere in basso".

Dal fascino dei racconti, torniamo a parlare di musica e Basile ci motiva così la sua scelta di circondarsi di collaboratori stranieri: "In generale amo circondarmi di persone che stimo artisticamente, poi è un fatto che la maggior parte di queste non siano italiane. Credo sia molto importante lavorare con persone di altri posti e che per questo hanno un rapporto con la musica diverso dal nostro, ti confronti e impari. Questo significa portare il tuo lavoro fuori dalla tuo cerchio, a me non piace stare in un cerchio chiuso, ma intersecare il mio a quello di altri, così imparo. Mio nonno diceva che la musica è rubare, per cui devi trovare persone cui rubare delle cose".
Tra le "vittime" di questi suoi furti Basile cita Hugo Race ("che fa parte della generazione di australiani trasferiti in Europa che ha un po' fatto la scena berlinese") come collaboratore del precedente disco, e John Parish ("che è un inglese ma dalle frequentazioni estremamente americane"), suo attuale produttore.
Tra gli artisti degni della sua stima c'è posto anche per qualche italiano e Basile ci fa il nome di Nada, presente anche in "Gran calavera elettrica" come vocalist": "Avevo sempre pensato di fare qualcosa con Nada", ci ha svelato, "perché la stimo e l'ammiro da tantissimi anni, ma non avevo mai trovato nelle mie canzoni quella che pensavo fosse la più giusta per lei. Per questo disco avevo scritto due brani: "Senza sonno" e "Primo concime", in cui le protagoniste sono le donne. Ho lasciato a lei la scelta e lei ha voluto cantare "Senza sonno". Per me è stata una rivelazione, è stato come sentire una canzone nuova, perché ha dato al testo e alla storia che racconta una forza senza pari. Lei è una persona splendida, di spessore notevole, probabilmente una delle grandi dimenticate".

A questo punto non resta che attendere l'uscita del disco o ascoltarlo in anteprima dal vivo, l'occasione è dietro l'angolo: domani Basile sarà al Tora! Tora! a Milano: "Un appuntamento con chi ama la musica", dice concludendo.
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