Quest'anno la redazione di Rockol vuole condividere con i lettori la preparazione dei pacchetti da lasciare sotto l'albero (o che vorrebbe trovare sotto l'albero). Chissà che non possa farvi venire qualche buona idea...
I regali che farò:
Dr. Feelgood, “Oil City confidential” (DVD): Wilko Johnson sta morendo e quando accadrà, probabilmente, rimarrà ben poco di una delle band fondamentali per il rock (chiamatelo se volete pub rock, punk, maximum rock’n’roll) dagli anni Settanta in poi. Quella dei Dr. Feelgood è una storia semplice e a modo suo straziante... e questo documentario la racconta in dettaglio, senza troppi salamelecchi – nel loro stile, insomma. Uno dei documentari musicali meno visti e conosciuti, ma tra i più toccanti. Anche per chi non ha mai ascoltato prima (povero cristo) un pezzo dei Feelgood...
Morrissey, “Autobiography” (libro, Penguin Books): Un’autobiografia che è un trionfo di ego, ma anche di leggenda. Che Morrissey abbia problemi di gestione con un’autostima e una presunzione ipertrofiche non è una novità... ma alla fine gli si perdona (quasi) tutto, perché è un vero personaggio. Una star. Di quelle tormentate, come solo le icone generazionali che lasciano un’impronta indelebile sanno essere. E tutto questo a prescindere dalla sua musica, che oggettivamente può anche non piacere (a me, ad esempio non piace quasi per nulla); quello che importa è la STORIA, la vicenda umana. E in questo volume di storia ce n’è a bizzeffe.
The Stooges, “The complete Funhouse sessions” (box set, Rhino): Regalare questo è, ovviamente se si sceglie la persona giusta e in grado di apprezzare, come donare il Santo Graal, Excalibur, la lampada di Aladino e la pietra filosofale in una volta sola. Un box da sette cd – uscito originariamente nel 1999 in edizione ultralimitata, ormai difficilmente reperibile – ristampato da Rhino qualche anno fa e fortunatamente ancora in circolazione, anche se non facile da trovarsi in mano. Qui c’è l’essenza del metal, del punk, del noise rock e del rock’n’roll, distillata e contenuta in ore e ore di outtake e registrazioni che portarono alla nascita del capolavoro “Funhouse”. Roba da pelle d’oca, dai dialoghi in studio tra un pezzo e l’altro, passando per i solo di Ron Asheton deraglianti e mai uguali di volta in volta... un’esperienza trascendentale, da fare almeno una volta nella vita, ascoltando in cuffia queste sette ore e 52 minuti di fila. Un tuffo nell’inferno più sublime del rock.
Il regalo che vorrei...
Greg Prato, “Too high to die: meet the Meat Puppets” (libro, Lulu): La biografia di una band di veri perdenti. Quelli che hanno fatto tutte le scelte sbagliate per incasinarsi la vita e per non farcela, nonostante avessero tutti i presupposti. Greg Prato – penna musicale rodatissima – ci porta nei meandri del rock di provincia made in USA dei Meat Puppets, arrivati a un soffio dal successo mainstream (nonostante la loro musica tutt’altro che mainstream) e precipitati nel nulla con la disinvoltura tipica di chi non se ne rende troppo conto.
(Andrea Valentini)