Nick Cave & The Bad Seeds all'Alcatraz di Milano: il report del concerto

Nick Cave & The Bad Seeds all'Alcatraz di Milano: il report del concerto

“Can you feel my heart beat?”, canta Nick Cave nel bel mezzo di “Higgs boson blues”. Una mano dal pubblico si sporge più delle altre e arriva ad appoggiarsi al suo petto, quasi a sentirlo davvero, quel battito. “Can you feel my heart beat?”, ripete. Una risata, una sola, si sente quando la canzone cita Miley Cyrus. “Can You feel my heart beat?”, canta ancora, inclinandosi e lasciandosi andare verso il pubblico. Le mani questa volta sono tante e lo sorreggono. Nick Cave ci si abbandona, continuando a cantare.
Nick Cave ha un rapporto carnale con la musica e soprattutto con il suo pubblico: quel momento, durante la canzone più intensa dell’ultimo “Push the sky away”, è anche il climax della serata milanese all’Alcatraz, dove il cantante tornava a 5 anni dall’ultimo concerto milanese con i Bad Seeds. Il pensiero, quasi il sospetto era che il concerto potesse essere teatrale, fatto di forza tranquilla, come quella dell’ultimo stupendo disco - e come quello del “Live from KCRW” che uscirà a dicembre.
Quel sospetto è durato una canzone e mezza. Giusto il tempo della tesa “We no U R” e l’inizio di “Jubilee street”. Cave inizia ad andare verso il pubblico fin da subito, a cercarlo fisicamente, quasi a sfidare le prime file. Si carica, ed esplode quando “Jubilee street” si trasforma in un crescendo furioso, guidato da Warren Ellis che abbandona la chitarra e inizia a percuotere il violino con l’archetto. Cave si siede brevemente al piano, ma poi si rialza subito per tornare dal pubblico, quasi spinto dalla carica della canzone che, in questa versione rabbiosa, diventa ancora più bella che su disco.
Da lì in poi il concerto è un assalto sonoro che permette ai Bad Seeds di liberare tutta quella carica che nell’ultimo album era rimasta volutamente compressa. “Tupelo” e soprattutto “From her to eternity” e “The weeping son” riportano in scena il Nick Cave selvaggio, che tiene il pubblico per le palle, lo controlla come vuole, lo rigira come un calzino. E il pubblico è felice di essere investito da tanta energia.
La tensione si abbassa solo nella parte centrale con un intermezzo più lirico che parte con “West country girl” e che raggiunge l’apice con una “Into my arms” cantata in coro dal pubblico, e con “God is in the house”: lì, invece, il pubblico viene zittito; per diversi secondi, dentro l’Alcatraz non si sente volare una mosca all’Alcatraz. Solo una persona alza la voce, per un secondo, ma smette subito, quasi intimorito.
La tensione riesplode con “Higgs boson blues”, “The mercy seat” culminando con una "Stagger lee", se possibile, ancora più furiosa del resto del set. Fino ai bis, al finale trionfale di “Do you love me”: tutte canzoni che dimostrano la potenza di fuoco dei Bad Seeds. Tranne Ellis, alter ego di Cave, i musicisti sono quasi fermi. Ma scatenano un muro sonoro che sposta il pubblico. E' un muro costruito con precisione, con dettagli e sfumature ben delineati anche nella furia. Sono poche, pochissime le band che riescono a mettere assieme potenza e precisione, due caratteristiche quasi sempre opposte. Invece i Bad Seeds sono dei maestri in questo campo. La lezione è semplice: Nick Cave, negli ultimi anni, si era dedicato a libri, colonne sonore e ai Grinderman - ma vederlo con i Bad Seeds è davvero un’altra storia.
Le facce, all’uscita, sono stravolte - come se fossero state investite da un treno sonoro. Diversi amici mi raccontano di essere rimastI nelle prime file solo per qualche canzone, ma poi di essersi dovuti spostare indietro: quella carica era troppa da sostenere per un concerto intero, mi dicono. E’ quella carica che rende Nick Cave e i Bad Seeds unici: la serata milanese lo ha dimostrato ancora una volta. Per dirla con le parole di un altro grande: “One good thing about music, when it hits you feel no pain”.

(Gianni Sibilla)

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti Testi
9 giu
Scopri tutte le date

© 2019 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini fotografiche rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, quindi, libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.