Su "La Repubblica", intervista di Laura Putti a Jewel, una delle artiste che hanno partecipato al Concerto di Natale nella Sala Nervi in Vaticano (in onda il 24 dicembre su Canale 5). Eccone un sunto:
«Per anni ho sognato di poter aiutare gli altri; ora che posso farlo sono felice. (...) Non sto parlando solo di denaro, anche se in questo momento mi sento un canale: quello che il mio lavoro mi dà, io lo do a chi ne ha bisogno. Parlo anche di sentimento, dell'ottimismo che nessuno dovrebbe perdere, della fiducia nella vita. Questo vorrei che le mie canzoni comunicassero a chi le ascolta. (...) Credo in Dio, anche se sono stata cresciuta senza una religione precisa. I miei genitori hanno curato la spiritualità di noi tre figli, ci hanno fatto capire quanto poco contassero le cose materiali. Da adulta mi sono accorta che tutte le religioni, se ben praticate, vanno verso un'unica direzione: la tolleranza. Che poi abbiano delle regole per le quali una non è compatibile con l'altra, quelle le hanno inventate gli uomini, non certo Dio. (...) Quando vivevo per la strada ho toccato da vicino realtà molto dure, ma non mi sono mai fatta tentare. Se parliamo di alcool e droghe, mi amo troppo per perdermi in questo genere di cose, e in generale non amo gli estremi. In certe situazioni posso essere molto estrema, non nella religione però. Detesto la new age, i nuovi hippie, la setta dei "Born again". Perché quando guardo il mondo così com'è stato creato, meravigliosamente equilibrato, penso che se credi in qualcosa di estremo, di eccessivo, non è senz'altro una cosa vera. Abbiamo uno spirito e un corpo che non dobbiamo umiliare. Lo scopo è vivere spiritualmente, ma vivere in questo mondo».
«Per anni ho sognato di poter aiutare gli altri; ora che posso farlo sono felice. (...) Non sto parlando solo di denaro, anche se in questo momento mi sento un canale: quello che il mio lavoro mi dà, io lo do a chi ne ha bisogno. Parlo anche di sentimento, dell'ottimismo che nessuno dovrebbe perdere, della fiducia nella vita. Questo vorrei che le mie canzoni comunicassero a chi le ascolta. (...) Credo in Dio, anche se sono stata cresciuta senza una religione precisa. I miei genitori hanno curato la spiritualità di noi tre figli, ci hanno fatto capire quanto poco contassero le cose materiali. Da adulta mi sono accorta che tutte le religioni, se ben praticate, vanno verso un'unica direzione: la tolleranza. Che poi abbiano delle regole per le quali una non è compatibile con l'altra, quelle le hanno inventate gli uomini, non certo Dio. (...) Quando vivevo per la strada ho toccato da vicino realtà molto dure, ma non mi sono mai fatta tentare. Se parliamo di alcool e droghe, mi amo troppo per perdermi in questo genere di cose, e in generale non amo gli estremi. In certe situazioni posso essere molto estrema, non nella religione però. Detesto la new age, i nuovi hippie, la setta dei "Born again". Perché quando guardo il mondo così com'è stato creato, meravigliosamente equilibrato, penso che se credi in qualcosa di estremo, di eccessivo, non è senz'altro una cosa vera. Abbiamo uno spirito e un corpo che non dobbiamo umiliare. Lo scopo è vivere spiritualmente, ma vivere in questo mondo».
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