Roger Waters, il padre, la guerra: 45 anni di canzoni e musica

Roger Waters, il padre, la guerra: 45 anni di canzoni e musica

Aveva appena cinque mesi, Roger Waters, quando suo padre Eric Fletcher Waters, sottotenente dell'Ottavo Battaglione dei Royal Fusiliers di Sua Maestà Britannica, perse la vita sul fronte di Anzio, il 18 febbraio del 1944. Missing in action. "Presunto morto", secondo l'arido linguaggio della burocrazia militare, dal momento che il suo corpo non venne trovato. Non aveva fatto in tempo a conoscerlo, Roger. Ad amarlo, ad ammirarlo, a imitarlo. A contestarlo, a metterlo in discussione, a ribellarsi alla sua autorità. A entrare in conflitto per poi cercare una riconciliazione, come succede più o meno a ogni essere umano quando l'intransigenza spavalda dell'adolescenza lascia il posto alle riflessioni e ai rimpianti dell'età adulta. A dimostrargli, nel corso degli anni, il suo valore. Qualcosa di cui essere fiero. Quell'assenza e quel vuoto affettivo gli hanno lasciato una ferita aperta e sanguinante, una dolorosa ossessione che da artista ha cercato di lenire e di esorcizzare esponendola ripetutamente in pubblico. Un lungo calvario, il suo, che a settant'anni di distanza dal tragico evento raggiungerà forse l'ultima stazione il 18 febbraio 2014 ad Aprilia, dove Waters è atteso all'inaugurazione di una targa commemorativa destinata a onorare i soldati caduti quel giorno in riva al fiume per mano dei tedeschi.

In Waters l'antimilitarismo di una generazione di baby boomers cresciuta sulle macerie della guerra trovava un motivo in più per esplodere in faccia a un establishment che rivendicava con orgoglio il suo recente passato e che ancora occupava i posti di comando (nei primi anni '70 il direttore generale della EMI, la casa discografica dei Pink Floyd, era L.G. Wood, un ex pilota militare che durante il conflitto mondiale si era messo in congedo temporaneo per andare a combattere nei cieli). I primi indizi dei suoi forti sentimenti antibellici e della sua dolorosa storia personale affiorano in "Corporal Clegg", una delle prime composizioni che Waters scrive per i Floyd ormai orfani di Syd Barrett e che nel 1968 trova posto nel secondo album del gruppo, "A Saucerful of Secrets", dando occasione al nuovo arrivato David Gilmour di lasciare le prime tracce di sé in studio di registrazione (voce, chitarra e kazoo): un'operina psichedelica acerba e quasi dimenticata, anche se c'è già tutta la beffarda vis polemica dell'autore in quel ritratto sardonico di un caporale con una gamba di legno "conquistata in guerra/nel 1944" e che solo in sogno riceverà una medaglia dalla Regina mentre la moglie affoga il dolore in "un altro goccio di gin".



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Quattro anni dopo, in "Free Four" (inclusa nell'album "Obscured by Clouds"che fa da colonna sonora al film di Barbet Schroeder "La vallée"), i riferimenti biografici si fanno più espliciti. "Tu sei l'angelo della morte/e io sono il figlio dell'uomo deceduto/sepolto come una talpa in una tana di volpe", canta il bassista in quella ballata rock di matrice country-blues e dall'incedere squadrato e accattivante che la Capitol - vincendo le ritrosie della band - riuscirà a pubblicare come singolo negli Stati Uniti spianando la strada al primo ingresso di un album dei Pink Floyd nella Top 50 americana.



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"Da lì", dirà Gilmour anni dopo, "arrivano 'The Wall' e 'The Final Cut' ": i due dischi in cui Waters elabora in pubblico il suo lutto, utilizzando lo studio di registrazione come fosse il lettino di uno psicanalista. Già in "The Dark Side of the Moon", e in particolare in "Us and Them" ("Avanti, gridò lui dalle retrovie/e le prime linee andarano a morire"), gli angosciosi ricordi di infanzia si intrecciano agli altri temi forti di un disco che esplora i temi della paura, della follia, dell'alienazione e dell'avidità.



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Ma è proprio negli ultimi due album con i Floyd - quelli in cui all'interno del gruppo le dinamiche democratiche vengono meno ed è Roger a prendere in mano le redini del gruppo - che si scoperchia definitivamente il vaso di Pandora. "The Wall" inizia ricordando i traumi infantili del protagonista ("Papà è volato oltre oceano/lasciando appena un ricordo/un'istantanea nell'album di famiglia": "Another Brick in the Wall part I") prima di riproporre ripetute immagini di guerra ("Goodbye Blue Skies", "Vera"/"Bring the Boys Back Home"):



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nel "concept", scrive Mark Blake nella biografia "Pigs Might Fly", la morte violenta del padre è "il primo mattone del muro" di incomunicabilità e autoisolamento che il personaggio principale del racconto, alter ego fin troppo riconoscibile dell'autore, comincia a costruire attorno a sé. Per la versione cinematografica dell'opera diretta da Alan Parker e le scene in flash back che fanno rivivere sullo schermo la battaglia di Anzio, Waters scrive poi una canzone ancora più esplicita (e persino didascalica) in memoria del genitore, "When the Tigers Broke Free", descrivendo in dettaglio nel testo gli accadimenti di quella "miserabile mattina del nero '44" in cui "l'avamposto di Anzio venne difeso al prezzo di poche centinaia di vite comuni" e ricordando il modo in cui lui stesso venne, anni dopo, ad apprendere la notizia: "E il vecchio, gentile Re Giorgio mandò un biglietto a mia madre/ quando venne a sapere che papà era morto/Era, ricordo/un rotolo di pergamena/decorata con una foglia dorata/Lo trovai un giorno/in un cassetto di vecchie fotografie/nascosta alla vista/E i miei occhi ancora si inumidiscono a ricordare/che sua Maestà lo firmò/con il suo sigillo".



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Giudicata troppo autobiografica per apparire sull'album, la canzone viene pubblicata come singolo nel luglio del 1982 in contemporanea all'uscita nelle sale del film (facendo una breve comparsa nelle classifiche inglesi), mentre nel 2004 verrà aggiunta per assonanza tematica alla ristampa su Cd di "The Final Cut", il "Requiem per un Sogno Post-bellico" in cui gli echi della grottesca guerra da operetta delle Falklands si intrecciano a cartoline dalla Seconda Guerra Mondiale come "Southampton Dock".



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Sono ricordi macchiati di sangue, che come un filo indistruttibile si snodano fino a oggi. Fino ai concerti che tra il 2010 e il 2012 rivisitano "The Wall" e che, durante l'esecuzione di "The Thin Ice" e nell'intervallo dello show, vedono susseguirsi s immagini di vittime di guerra e di atti di terrorismo vicini e lontani.



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Il volto e il nome di Eric Fletcher, i primi a comparire sullo schermo, si mescolano a quelli di tanti altri martiri, ma Roger non ha ancora esaurito i pensieri e le parole da dedicare al padre scomparso. "Quando il vento falcia le messi/E gli uomini validi cadono/E i bimbi impauriti e increduli si rannicchiano nelle braccia tenere delle madri/A proteggersi dalla lama incurante dei banditi/Mio padre, ora distante/Ma vivo, e caldo e forte/In una bruma uniforme tabacco/Parla....", scrive in una poesia vergata a mano (e così tradotta da Emilia Benghi) che ha spedito di recente a Harry Schindler, l'ultranovantenne reduce di Anzio che studiando i rapporti militari e le mappe del territorio ha individuato dopo anni di ricerche il punto in cui cadde suo padre. Consentendo a Waters di chiudere il cerchio e, forse, di trovare finalmente un po' di pace.

(Alfredo Marziano)

Dall'archivio di Rockol - Roger Waters ricostruisce il muro
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