Queens Of The Stone Age al Forum di Assago: il report del concerto

Queens Of The Stone Age al Forum di Assago: il report del concerto

Josh Homme è una rockstar.

La scoperta dell’acqua calda… più o meno. Meglio: Josh Homme è una delle ultime rockstar degne di essere chiamate tali. Tipo Jack White. Ecco, anche lui è una rockstar. Perché? Che cosa distingue questi, chiamiamoli “top player”, da tutti gli altri? Carisma, presenza, idee, appeal. Lo senti che hanno addosso qualcosa di diverso, lo percepisci guardando il palco; ti arriva addosso. Ieri sera, con i Queens Of The Stone Age, è andata proprio così. Due ore di set, ventuno pezzi in scaletta; folate di vento e momenti di strana quiete. Luci e ombre: luci per il contenuto, davvero sfavillante, qualche ombra invece sul contenitore: quella di Milano era la prima data della tranche europea del tour a supporto di “… Like clockwork”, e dal punto di vista puramente tecnico qualche problemino è da mettere agli atti. La baracca è ancora tutta da registrare, il motore da mettere a punto, e il Forum non brilla per eccellenza in quanto ad acustica (si sa). Però… però Josh Homme è una rockstar. E quando in squadra hai uno così….

L’apertura, ore 20:10, spetta ai Band of Skulls. Il trio di Southampton formato da Russell Marsden, Emma Richardson e Matt Hayward è in attività dal 2004 e ha due album in archivio: qui non tutti li conoscono, pochi già li apprezzano mentre tutti gli altri faranno piacevolmente la loro conoscenza nei quaranta minuti che i Nostri hanno a disposizione. L’inizio un po’ freddino lascia spazio ad un buon crescendo di intensità, culminato con il bel pezzo nuovo (di cui non si conosce il titolo) suonato per la prima volta in assoluto. Bravi.

Ore 21:25, si spengono le luci. Parte il conto alla rovescia proiettato sulla scenografia, un maxi schermo rettangolare con il lato corto appoggiato al palco e circondato da luci (tipo specchio da camerino in teatro, per capirci, ma dodici metri per otto), che accompagna l’ingresso dei Queens Of The Stone Age: forum pieno, un bel colpo d’occhio. L’inizio è quasi soft con “Keep your eyes peeled”, seguita immediatamente da “You think I ain't worth a dollar, but I feel like a millionaire”, sberlone a seimila giri pescato da “Songs for the deaf” e dalla prima bomba sganciata sul pubblico milanese, “No one Knows”. “Non so dirvi quanto siamo felici di vedervi”: in effetti è passato qualche anno dall’ultima volta, ma per come si sono messe le cose, l’idea è che l’attesa verrà presto ripagata. E mentre il forum fatica a reggersi in piedi, “My god is the sun” chiarisce definitivamente la strategia adottata: la scaletta, più che al greatest hits d’effetto o alla rincorsa al finalone, punta a mischiare pezzi nuovi e pezzi vecchi durante tutto il set, alternando accelerazioni furibonde a momenti più suonati. Momenti che la band stessa cerca per dare ulteriore consistenza al disco protagonista. Perché in fin dei conti è grazie a “… Like clockwork” se siamo qui. Se siamo in tanti invece è per pezzi come “Burn the witch”, con il coro che sale forte dalla platea al primo accenno di riff. E mentre sullo sfondo il lavoro di visual contribuisce non poco a creare sempre la giusta atmosfera (pescando spesso e volentieri dalle splendide animazioni di “… Like clockwork”), “Misfit love”, “I sat by the ocean” e “… Like clockwork” (risolto qualche problema di feedback che si ripresenterà purtroppo in seguito) vanno a rimpolpare la parte centrale del primo set. Josh ringrazia e dichiara più volte il suo amore rivolgendosi al gruppo nutrito di persone in adorazione che lo circonda. Basta poi la copertina di “Rated R” a far scaldare ulteriormente gli animi: “In the fade” anticipa la bella “If I had a tail” e “Kalopsia”. Di nuovo, pezzi nuovi e pezzi vecchi, calma e tempesta. La dedica è, come sempre, a tutte le donne in platea: “Little sister”. Partono i primi ascensori fronte palco e il pogo si fa inevitabilmente più intenso. Peccato per la voce di Josh, troppo impastata nel muro sonoro che esplode dalle casse del forum. “Smooth sailing” anticipa il momento “Era vulgaris” e permette alla festa di proseguire sui binari giusti: “Make It wit chu”, infatti, si candida presto come pezzo top della serata. Super il visual con la ragazza sospesa che fluttua sullo sfondo di una ballata iper sexy e avvolgente (adesso lo dico: gli ancheggiamenti alla Elvis di Homme fanno trasalire) come poche. Il coro è collettivo, tanto da fermate la band per godersela meglio (e dare il tempo a Josh di esibire il suo perfetto italiano che fa crollare il forum definitivamente, materiale da parental advisory); band che riprende immediatamente con “Sick, sick, sick”, un cazzottone arrugginito, seguita dall’altro pezzo top della serata, “Better living through chemistry”: pesante, cupa, ipnotica, incendiaria. Tirata con un assolo da matti. Che gran disco “Rated R”… Arrivati a due pezzi dalla pausa, i Queens Of The Stone Age giocano quindi la carta “Go with the flow” (lascio immaginare), per poi chiudere con la bellissima “I appear missing”, letteralmente una caduta libera ininterrotta (di nuovo, che bellezza i visual) che porta meritatamente i Nostri nel backstage dopo un’ora e quaranta filata. Il rientro vede in scaletta come prima “The vampyre of time and memory”, ma servono tre tentativi prima di poterla sentire perché il fastidioso feedback di cui sopra, non vuole saperne di andarsene. Josh se la cava bene mettendo in piedi un piccolo siparietto che lo vede rientrare tre volte come se niente fosse, ringraziando e scusandosi (buttandola sul ridere), ma ormai la magia del (pur bellissimo) pezzo è andata a farsi benedire e tanti saluti. La ragione ce la facciamo su “Feel good hit of the summer”, scazzottata micidiale (con tag di “Rehab” di Amy Winehouse inclusa), che lancia “A song for the dead”, che chiude definitivamente i conti. “Il nostro modo di dirvi buonanotte, arrivederci e che vi amiamo fottutamente”. Ecco, idem.

(Marco Jeannin)

SETLIST
“Keep your eyes peeled”
“You think I ain't worth a dollar, but I feel like a millionaire”
“No one knows”
“My god Is the sun”
“Burn the witch”
“Misfit love”
“I sat by the ocean”
“… Like clockwork”
“In the fade”
“If I had a tail”
“Kalopsia”
“Little sister”
“Smooth sailing”
“Make It wit chu”
“Sick, sick, sick”
“Better living through chemistry”
“Go with the flow”
“I appear missing”

“The vampyre of time and memory”
“Feel good hit of the summer”
“A song for the dead”
 

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