'Numb', la 'nuova vita' dei Linea 77

'Numb', la 'nuova vita' dei Linea 77
Credits: Vincenzo Nicolello / Concessione in uso a Rockol
"Dopo due anni di tour praticamente ininterrotto, avevamo quasi perso la capacità di comporre: così, dopo aver registrato una quindicina di nuovi brani, abbiamo cancellato tutto e siamo ripartiti da capo. Volevamo scrollarci di dosso quell'intorpidimento (in inglese "Numb", appunto) al quale l'attività live ci aveva portato. E così è nato il nuovo disco": a parlare è Paolo, chitarrista dei torinesi Linea 77, che a giorni torneranno sul mercato con "Numb", un nuovo disco registrato in compagnia di Haggis Offal (già nei Senser) e pubblicato dall'inglese Earache. "Non so quanto sia esatto parlare di 'smetallizzazione' del nostro suono: quel che è certo, è che - lavorando a 'Numb' - ognuno di noi ha saputo abbandonarsi maggiormente ai proprio gusti personali, non ponendosi alcun limite e non preoccupandosi di rimanere all'interno di un 'genere' predefinito": e sarà forse stato questo atteggiamento a portare i Linea 77 a collaborare con Subsonica (in "66 (diabulus in musica)" e Roy Paci? "Pur essendo di Torino, coi Subsonica ci siamo conosciuti solo suonando insieme su vari palchi in giro per l'Italia. Loro ci avevano chiesto di collaborare con loro in occasione della pubblicazione di 'Amorematico', ma purtroppo i nostri impegni ci hanno costretto a desistere. Così, quando siamo entrati in studio per lavorare a 'Numb', abbiamo girato l'invito a Samuel e soci, che hanno accettato in maniera entusiasta. '66' è nata così: è un pezzo che abbiamo scritto insieme, perché non volevamo che la presenza dei Subsonica suonasse come un mero orpello. Con Roy è andata diversamente: l'abbiamo conosciuto in tour e siamo andati subito d'accordo. Lui è una persona - professionalmente e umanamente - eccezionale: non volevamo un semplice trombettista, volevamo proprio Roy. E lui, come al solito, ha saputo fare un ottimo lavoro". I Linea 77 sono un gruppo che ha alle spalle una storia molto particolare: divenuti una delle maggiori band dell'underground italiano qualche anno fa, sono stati accolti molto positivamente all'estero - in particolare nel Regno Unito - per poi tornare da "vincitori" all'interno dei patrii confini. "Ho un sentimento piuttosto ambivalente verso il successo che ci ha investito all'estero", confessa Paolo: "Da un lato ci fa piacere che testate come 'Kerrang' e (l'ormai 'defunto') 'Melody Maker' abbiano scoperto che l'Italia non è solo il paese di Pavarotti e Bocelli: per noi è stata una grandissima soddisfazione ricevere attenzione e critiche lusinghiere da parte di organi di stampa solitamente abituata a nomi ben più 'grossi'. Dall'altro, però, abbiamo osservato come - dopo il nostro excursus oltremanica - una certa stampa italiana, che agli inizi ci aveva snobbato tout court, ci abbia fatto rientrare nella scena italiana 'dalla porta di servizio'. Ormai non ci facciamo più caso, ma all'epoca ci aveva disturbato il fatto che un certo giornalismo musicale ci avesse considerato solo perché 'eravamo quelli nella classifica dell'NME'". Concludendo: "'Numb', già dal titolo, ha due chiavi di lettura: in un certo senso parla della 'catarsi' che ci ha fatto uscire da quell'intorpidimento che ci aveva reso, mesi prima di registrare il disco, quasi incapaci di portare avanti il nostro discorso artistico, ma in un altro senso parla dell'intorpidimento dentro al quale questa società sta velocemente scivolando, quasi senza accorgersene".
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