Credits: Roberto Finizio / Concessione in uso a Rockol
Il Corriere della Sera di oggi, lunedì 31 marzo, dedica un articolo alle nuove protagoniste femminili della musica rock italiana: Cristina Donà, Lara Martelli, Ginevra di Marco, Veronica Lock e il gruppo delle Bambole di Pezza.
Tutte le cantautrici hanno in comune il fatto di aver avuto una lunga gavetta alle spalle e, a parte la romana Lock, di essere prodotte da etichette indipendenti.
Una scelta che, come hanno spiegato Lara Martelli e Cristina Donà, ha permesso loro di pubblicare i propri lavori e di mantenere una certa autonomia artistica: “C'è stato un tempo in cui essere indie era di moda”, racconta la cantautrice romano-finnica Martelli, che ha lasciato la multinazionale con cui aveva firmato dopo il primo disco (vedi News), “per me è sempre stata una questione di necessità: volevo avere totale di libertà artistica”.
“La gente”, le fa eco la cantautrice di Rho, Cristina Donà, di cui uscirà nei prossimi giorni il nuovo album intitolato “Dove sei tu” (vedi News), “ama la buona musica, ma ha poche possibilità di scoprirla. Le major promuovono dischi segnalati dalle case madri piuttosto che investire sugli italiani. Le indie coprono questo spazio”. (Fonte: Corriere della Sera)
Tutte le cantautrici hanno in comune il fatto di aver avuto una lunga gavetta alle spalle e, a parte la romana Lock, di essere prodotte da etichette indipendenti.
Una scelta che, come hanno spiegato Lara Martelli e Cristina Donà, ha permesso loro di pubblicare i propri lavori e di mantenere una certa autonomia artistica: “C'è stato un tempo in cui essere indie era di moda”, racconta la cantautrice romano-finnica Martelli, che ha lasciato la multinazionale con cui aveva firmato dopo il primo disco (vedi News), “per me è sempre stata una questione di necessità: volevo avere totale di libertà artistica”.
“La gente”, le fa eco la cantautrice di Rho, Cristina Donà, di cui uscirà nei prossimi giorni il nuovo album intitolato “Dove sei tu” (vedi News), “ama la buona musica, ma ha poche possibilità di scoprirla. Le major promuovono dischi segnalati dalle case madri piuttosto che investire sugli italiani. Le indie coprono questo spazio”. (Fonte: Corriere della Sera)
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