'Italia wave' al Midem:
il resoconto della serata

'Italia wave' al Midem: il resoconto della serata
La serata tutta italiana organizzata al Midem di Cannes dall'organizzazione di Arezzo Wave è stata un successo. Ha funzionato per tre ragioni: la Martinez Ballroom (dell'omonimo hotel) era affollata di addetti ai lavori di ogni nazionalità; il "triple bill" che prevedeva Tiromancino, Carmen Consoli e Subsonica era molto bene assortito; e, soprattutto, gli artisti ci hanno fatto fare un'ottima figura.
La scaletta dello show prevedeva che ad aprire fosse la band romana, in auge da noi ma tutta da scoprire oltre confine; che proseguisse la cantautrice catanese, la veterana della compagnia; e che chiudessero i Subsonica che, oltre che già più noti da queste parti, per ragioni di genere (elettronica) giocavano un po' più in casa.
I Tiromancino hanno immediatamente dato l'idea di volere "forzare" il suono e gli arrangiamenti degli album, prendendo il palco con energia e optando per una set list la meno ovvia possibile. Non hanno eseguito "Due destini", per esempio, che è per loro il brano della celebrità grazie alla colonna sonora de "Le fate ignoranti" con Stefano Accorsi. Hanno trovato il momento migliore ne "La descrizione di un attimo", lavorata benissimo in un grande crescendo. E si sono meritati l'ovazione inevitabile con "Per me è importante'". Federico Zampaglione ha dominato come al solito la scena, dirigendo una band abituata a fluttuare tra stili e atmosfere diverse con disarmante disinvoltura: la loro è un'escursione sapiente tra molti generi, durante la quale il leader entra e esce dalle melodie, cambia ritmo, gioca con la voce come se fosse uno degli altri strumenti in scena.
Carmencita ha semplicemente fornito un saggio della sua classe e della sua solidità artistica, arrischiandosi anche lei in variazioni sul (suo) tema, giocando con i brani, passando gradualmente dal ruolo di "cantantessa" a quello di rockeuse. La voce, innanzitutto e sempre: è la sua arma letale, è in forma strepitosa, pare capace di qualsiasi estensione, suadente alla Merchant e poi potentissima, sempre in controllo. E così eccola partire diretta con i suoi successi, lei sì riconoscente ad Accorsi con "L'ultimo bacio", subito seguita da "L'eccezione" e da "Parole di burro", con tanto di intro brasilera di jobimiana memoria. Grandi momenti sono quelli della cover di "Can't get you out of my head", brano presente nella edizione da export del suo ultimo album, che trasforma il pezzo dance di Kylie Minogue in una heavy ballad e, soprattutto, del tiratissimo bluesaccio finale con "Mr Big" dei Free. E' con questa canzone che Carmen si congeda e viene sancita una volta per tutte la compattezza granitica di una band che per mesi ha respirato la stessa aria e ha raggiunto un'amalgama eccellente, che non può che giovare alla cantante.
I Subsonica, infine. Attesissimi, sono partiti a mille all'ora ma, in pochi minuti, si sono ritrovati col freno a mano tirato a causa di problemi tecnici che bloccavano la chitarra di Max Casacci, frustratissimo. Samuel ingannava l'attesa con una versione dub di "Ain't no sunshine" di Bill Whiters, certo non una novità ma perfetta per l'occasione (basso e voce...). I ragazzi dei Murazzi hanno gestito da consumati performer la temporanea impasse e, di nuovo in controllo della situazione, hanno poi pescato tanto da "Amorematico" quanto dal precedente "Microchip emozionale". La loro presenza scenica si conferma impeccabile ed al di sopra della media dei gruppi nostrani della più recente generazione: grande dinamismo fisico coniugato a un mix sonoro in cui coesistono un trascinante dance grove, il rock distorto dalla chitarra ed il cantato in Italiano. I brani? Ottima accoglienza per "Liberi tutti", "Nuova ossessione", "Aurora sogna", "Albascura" e "Tutti i miei sbagli", che chiude lo show.
Missione compiuta. Ballavano tutti.
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