The Church: il ritorno del rock australiano (6 febbraio 2002)
I Church sono tra le più interessanti realtà del rock australiano degli ultimi 20 anni, anche se Marty Wilson – Piper, chitarrista e co-fondatore della storica band assieme al cantante e bassista Steve Kilbey, nella “terra dei canguri” ci passa davvero poco tempo. “In Australia ci torno periodicamente, ma vivo lontano da ormai più di 15 anni”, ha confessato il musicista a Rockol, a Milano per promuovere il nuovo disco del gruppo intitolato “After everything now this”. “Cerco sempre di informarmi sulle novità musicali del mio paese, ci passo troppo poco tempo”. Dopo un album di cover, “Box of birds”, il gruppo autore di “Under the milky way” sembra essere tornato al sound che aveva contribuito a farli conoscere anni fa, verso la fine degli anni '80, con il pluridecorato "Starfish" (1988): una miscela di guitar pop americano anni Sessanta e ballate dominate da una linea vocale melodica ed evocativa. ”Con questo nuovo disco siamo tornati alle origini, anche se spero che 'After everything now this' sembri al pubblico più complesso e studiato di 'Starfish', che comunque suonava troppo pulito e prevedibile per i nostri gusti”, ha ammesso il chitarrista, che ha individuato nel nuovo processo produttivo imposto alla band da Tim Powles (batterista in formazione da qualche anno e “giramanopole”) la ragione prima di questa sterzata stilistica: “E' stato lui a proporci i suoni di chitarra, ci siamo messi nelle sue mani. Non penso, poi, che il mio stile di chitarrista possa essere accostato più di tanto a quello dei Birds: più che la Rickenbacker, infatti, ultimamente sto usando la Fender Jazz Master...”.
A ridosso della pubblicazione del disco, prevista per venerdì 8, la band passerà ai primi di marzo dalle nostre parti per un mini tour: i Church si esibiranno infatti nello stivale il primo di marzo a Milano, il giorno successivo ad Ancona e il 3 dello stesso mese a San Vittore di Cesena, in provincia di Forlì.
L'intervista a Marty Wilson – Piper verrà pubblicata prossimamente da Rockol.
I Church sono tra le più interessanti realtà del rock australiano degli ultimi 20 anni, anche se Marty Wilson – Piper, chitarrista e co-fondatore della storica band assieme al cantante e bassista Steve Kilbey, nella “terra dei canguri” ci passa davvero poco tempo. “In Australia ci torno periodicamente, ma vivo lontano da ormai più di 15 anni”, ha confessato il musicista a Rockol, a Milano per promuovere il nuovo disco del gruppo intitolato “After everything now this”. “Cerco sempre di informarmi sulle novità musicali del mio paese, ci passo troppo poco tempo”. Dopo un album di cover, “Box of birds”, il gruppo autore di “Under the milky way” sembra essere tornato al sound che aveva contribuito a farli conoscere anni fa, verso la fine degli anni '80, con il pluridecorato "Starfish" (1988): una miscela di guitar pop americano anni Sessanta e ballate dominate da una linea vocale melodica ed evocativa. ”Con questo nuovo disco siamo tornati alle origini, anche se spero che 'After everything now this' sembri al pubblico più complesso e studiato di 'Starfish', che comunque suonava troppo pulito e prevedibile per i nostri gusti”, ha ammesso il chitarrista, che ha individuato nel nuovo processo produttivo imposto alla band da Tim Powles (batterista in formazione da qualche anno e “giramanopole”) la ragione prima di questa sterzata stilistica: “E' stato lui a proporci i suoni di chitarra, ci siamo messi nelle sue mani. Non penso, poi, che il mio stile di chitarrista possa essere accostato più di tanto a quello dei Birds: più che la Rickenbacker, infatti, ultimamente sto usando la Fender Jazz Master...”.
A ridosso della pubblicazione del disco, prevista per venerdì 8, la band passerà ai primi di marzo dalle nostre parti per un mini tour: i Church si esibiranno infatti nello stivale il primo di marzo a Milano, il giorno successivo ad Ancona e il 3 dello stesso mese a San Vittore di Cesena, in provincia di Forlì.
L'intervista a Marty Wilson – Piper verrà pubblicata prossimamente da Rockol.
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