Articoli - 26/01/1998
Paul McCartney: ‘Per Sgt.Pepper fumavamo hashish”. E Ravi Shankar ‘ripudia’ i Beatles e Jimi Hendrix
Intervistato a proposito dei risultati del referendum di Channel Four, secondo il quale “Sergeant Pepper's Lonely Hearts Club Band”, inciso dai Beatles nel 1967, sarebbe il "miglior album di tutti i tempi", Paul McCartney, che di quel disco fu la mente musicale, si è detto onorato dal riconoscimento, e ha confermato al giornale londinese "Independent" che i Beatles fumarono intensamente marijuana durante le 700 ore impiegate per registrare "Sgt. Pepper".
“Prima di quel disco cominciavano a circolare critiche negative, dicevano che eravamo finiti, non eravamo più quelli degli inizi. Poi i critici hanno scritto che le musiche o i testi più fantasiosi del disco ci erano stati suggeriti dal consumo di LSD, ma questo non era vero”, ha concluso Sir Paul.
Marijuana o LSD, comunque, per Ravi Shankar pari sono. Il sitarista indiano, che in quel periodo veniva indicato come ispiratore musicale di George Harrison, nella sua autobiografia scrive di non aver mai amato la musica dei quattro di Liverpool e soprattutto di non aver mai condivideso il loro stile di vita, a base di droghe, eccessi sessuali e orientalismo alla moda. “Ero offeso e choccato vedendo la filosofia indiana saccheggiata per diventare un cocktail che tutti si bevevano mescolando superficialmente Kamasutra, yoga e marijuana. Gli atteggiamenti di certe rockstar erano disgustosi: ho assistito a un concerto in cui Jimi Hendrix finse di far l’amore con la chitarra in modo osceno e poi la bruciò. Mi parve un atto sacrilego: nella nostra cultura è fondamentale il rispetto per gli strumenti musicali”.
“Prima di quel disco cominciavano a circolare critiche negative, dicevano che eravamo finiti, non eravamo più quelli degli inizi. Poi i critici hanno scritto che le musiche o i testi più fantasiosi del disco ci erano stati suggeriti dal consumo di LSD, ma questo non era vero”, ha concluso Sir Paul.
Marijuana o LSD, comunque, per Ravi Shankar pari sono. Il sitarista indiano, che in quel periodo veniva indicato come ispiratore musicale di George Harrison, nella sua autobiografia scrive di non aver mai amato la musica dei quattro di Liverpool e soprattutto di non aver mai condivideso il loro stile di vita, a base di droghe, eccessi sessuali e orientalismo alla moda. “Ero offeso e choccato vedendo la filosofia indiana saccheggiata per diventare un cocktail che tutti si bevevano mescolando superficialmente Kamasutra, yoga e marijuana. Gli atteggiamenti di certe rockstar erano disgustosi: ho assistito a un concerto in cui Jimi Hendrix finse di far l’amore con la chitarra in modo osceno e poi la bruciò. Mi parve un atto sacrilego: nella nostra cultura è fondamentale il rispetto per gli strumenti musicali”.
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