La redazione di Rockol non è responsabile del contenuto di questa notizia, che è tratto da un comunicato stampa. Artisti, etichette e aziende che vogliono rendere note le proprie iniziative attraverso la pubblicazione di un loro comunicato stampa in questa sezione possono indirizzare una e-mail a [email protected]. La pubblicazione dei comunicati è a discrezione della redazione.
Sabato 26 ottobre Pietro Condorelli presenta il suo progetto “Quasimodo”
all’Associazione Lennie Tristano – Jazz club “Franco Borrini” di Aversa
Aversa – Il nome di Pietro Condorelli è ben conosciuto agli appassionati del jazz, e costituisce uno di pochissimi esempi di musicisti che, pur avendo base a Caserta, si muovono quasi esclusivamente sul circuito nazionale. La sua intensa attività concertistica, la sua nutrita discografia, la sua didattica e le sue opere scritte, lo rendono una delle colonne chitarristiche del jazz italiano.
Condorelli nasce a Milano il 04/01/62, consegue il diploma di chitarra classica e la Laurea in D.A.M.S. con una tesi sull'etnomusicologia. Dal 1980 svolge un intensa attività professionale in Italia ed all’estero, prevalentemente in ambiti jazzistici: suona occasionalmente o per brevi tour con Jerry Bergonzi, Gary Bartz, Gunther Schuller, Urbie Green, Charles Tolliver, Steve Turre, Paolo Fresu, Lee Konitz, Jimmy Owens, Dick Oatts, Steve La Spina, George Cables, Jimmy Wood, Cameron Brown, Maria Pia De Vito, Bon Mover, BillyHart, Bruce Forman ed altre decine di musicisti.
Dal ‘94 al ‘96 collabora con il gruppo degli Area, poi pubblica due raccolte di composizioni originali, e nel '97 pubblica il primo disco interamente a suo nome, "Guitar Style Journey". "Il CD è un vero e proprio viaggio tra le sonorità new mainstream di Condorelli che è riuscito a trovare un linguaggio personale pur senza tralasciare la grande lezione di alcuni maestri della chitarra jazz (...). Un comportamento esemplare di disciplina musicale e rispetto della tradizione che contraddistingue anche il suo stile e la sua tendenza" (G. De Stefano sul libro Vesuview Jazz - Ed. Scientifiche Italiane).
Nello stesso anno ha vinto il referendum della critica "Top jazz" come miglior nuovo talento. Una omaggio alla sua persona, e soprattutto un sincero riconoscimento del suo indiscutibile talento da parte degli stessi musicisti.
Successivamente pubblica il CD 'On my browser', e nel 2000 "Quasimodo", che raccolgono un sensibile consenso anche della più severa critica specializzata nazionale.
"Con la pubblicazione di Quasimodo, il suo terzo album da leader, Pietro Condorelli (...) propone una musica decisamente complessa, che suona spontanea ma allo stesso tempo accuratamente pensata; proiettata verso sentieri di ricerca, ma contemporanamente orgogliosa di attingere alla grande tradizione jazzistica, della quale non teme di esibire i tratti più sostanziosi. (...) Quasimodo è un Interplay per il nuovo millennio, un lavoro nel quale Condorelli dimostra come sia possibile aggiornare, alla luce di quanto è accaduto nel jazz dal 1962 al 2000, le intuizioni di una creatività - quella evansiana - ben lungi dall’aver esaurito la sua influenza. Il suono, per esempio: la sonorità della chitarra di Condorelli è piena, pastosa, ricca di armonici, asciutta quando il brano lo richiede ma mai anoressica per mancanza di energia vitale. L’abilità tecnica, che al chitarrista non fa evidentemente difetto, non è mai impiegata come una scorciatoia ma sempre con assoluta logica e subordinazione alle necessità della forma complessiva (...) Quasimodo non è il prodotto di una jam session o di una seduta occasionale, ma proprio nella sua voluta e insistita accuratezza, nella sua quasi maniacale attenzione ai dettagli Condorelli dimostra di avere salde capacità di leader e di organizzatore sonoro, lasciando peraltro intravedere ampi margini di ulteriore progresso. Sta quindi alla critica e al mercato rivolgere a questo disco tutta l’attenzione che merita, così che quello che, con tutta evidenza, ha tutte le caratteristiche per essere considerato un gruppo di respiro internazionale possa continuare a proporre opere di un tale livello."
Recensione di Luca Conti.
Ad Aversa sabato suonerà con Fabrizio Bosso alla tromba (l’erede designato del grande Enrico Rava, sua la tromba in “Dalla pace del mare profondo” il disco-evento di Sergio Cammariere) contrabbasso e batteria, rispettivamente di Pietro Ciancaglini e Pietro Iodice e pianoforte di Francesco Nastro.
“Il quintetto con tromba, piano, chitarra, basso e batteria non è certamente una delle formazioni più frequentate nel jazz, a causa dei possibili "scontri armonici" tra la seicorde e i tasti bianconeri. Problema risolto talmente alla grande nel '62, nella mitica session di Bill Evans per Interplay, con Jim Hall, Freddie Hubbard, Percy Heath e Philly Joe Jones, da rendere inevitabile il prendere quell'album come archetipico riferimento. Senza scomodare i numi, comunque, tutto si può rapportare ad un corretto gioco d'incastri tra chitarra e piano. La lunga consuetudine tra Pietro Condorelli e Francesco Nastro rende tutto più facile, e al resto pensa la duttilità della ritmica composta da Pietro Iodice e Pietro Ciancaglini, mentre all'acrobatico Fabrizio Bosso viene lasciata quanto più possibile "carta bianca". Risultato: un jazz molto moderno, ma saldamente ancorato alla tradizione, che basa la sua ricerca di nuova freschezza sull'utilizzo di materiali "interni"; strutture compositive piuttosto complesse, ma approcciate con spirito aperto e dinamico. Musica non facile, ma suonata con sorridente scioltezza, e alla fine schiettamente godibile”. Recensione del disco “Quasimodo” di Maurizio Favot.
Sabato 26 ottobre Pietro Condorelli presenta il suo progetto “Quasimodo”
all’Associazione Lennie Tristano – Jazz club “Franco Borrini” di Aversa
Aversa – Il nome di Pietro Condorelli è ben conosciuto agli appassionati del jazz, e costituisce uno di pochissimi esempi di musicisti che, pur avendo base a Caserta, si muovono quasi esclusivamente sul circuito nazionale. La sua intensa attività concertistica, la sua nutrita discografia, la sua didattica e le sue opere scritte, lo rendono una delle colonne chitarristiche del jazz italiano.
Condorelli nasce a Milano il 04/01/62, consegue il diploma di chitarra classica e la Laurea in D.A.M.S. con una tesi sull'etnomusicologia. Dal 1980 svolge un intensa attività professionale in Italia ed all’estero, prevalentemente in ambiti jazzistici: suona occasionalmente o per brevi tour con Jerry Bergonzi, Gary Bartz, Gunther Schuller, Urbie Green, Charles Tolliver, Steve Turre, Paolo Fresu, Lee Konitz, Jimmy Owens, Dick Oatts, Steve La Spina, George Cables, Jimmy Wood, Cameron Brown, Maria Pia De Vito, Bon Mover, BillyHart, Bruce Forman ed altre decine di musicisti.
Dal ‘94 al ‘96 collabora con il gruppo degli Area, poi pubblica due raccolte di composizioni originali, e nel '97 pubblica il primo disco interamente a suo nome, "Guitar Style Journey". "Il CD è un vero e proprio viaggio tra le sonorità new mainstream di Condorelli che è riuscito a trovare un linguaggio personale pur senza tralasciare la grande lezione di alcuni maestri della chitarra jazz (...). Un comportamento esemplare di disciplina musicale e rispetto della tradizione che contraddistingue anche il suo stile e la sua tendenza" (G. De Stefano sul libro Vesuview Jazz - Ed. Scientifiche Italiane).
Nello stesso anno ha vinto il referendum della critica "Top jazz" come miglior nuovo talento. Una omaggio alla sua persona, e soprattutto un sincero riconoscimento del suo indiscutibile talento da parte degli stessi musicisti.
Successivamente pubblica il CD 'On my browser', e nel 2000 "Quasimodo", che raccolgono un sensibile consenso anche della più severa critica specializzata nazionale.
"Con la pubblicazione di Quasimodo, il suo terzo album da leader, Pietro Condorelli (...) propone una musica decisamente complessa, che suona spontanea ma allo stesso tempo accuratamente pensata; proiettata verso sentieri di ricerca, ma contemporanamente orgogliosa di attingere alla grande tradizione jazzistica, della quale non teme di esibire i tratti più sostanziosi. (...) Quasimodo è un Interplay per il nuovo millennio, un lavoro nel quale Condorelli dimostra come sia possibile aggiornare, alla luce di quanto è accaduto nel jazz dal 1962 al 2000, le intuizioni di una creatività - quella evansiana - ben lungi dall’aver esaurito la sua influenza. Il suono, per esempio: la sonorità della chitarra di Condorelli è piena, pastosa, ricca di armonici, asciutta quando il brano lo richiede ma mai anoressica per mancanza di energia vitale. L’abilità tecnica, che al chitarrista non fa evidentemente difetto, non è mai impiegata come una scorciatoia ma sempre con assoluta logica e subordinazione alle necessità della forma complessiva (...) Quasimodo non è il prodotto di una jam session o di una seduta occasionale, ma proprio nella sua voluta e insistita accuratezza, nella sua quasi maniacale attenzione ai dettagli Condorelli dimostra di avere salde capacità di leader e di organizzatore sonoro, lasciando peraltro intravedere ampi margini di ulteriore progresso. Sta quindi alla critica e al mercato rivolgere a questo disco tutta l’attenzione che merita, così che quello che, con tutta evidenza, ha tutte le caratteristiche per essere considerato un gruppo di respiro internazionale possa continuare a proporre opere di un tale livello."
Recensione di Luca Conti.
Ad Aversa sabato suonerà con Fabrizio Bosso alla tromba (l’erede designato del grande Enrico Rava, sua la tromba in “Dalla pace del mare profondo” il disco-evento di Sergio Cammariere) contrabbasso e batteria, rispettivamente di Pietro Ciancaglini e Pietro Iodice e pianoforte di Francesco Nastro.
“Il quintetto con tromba, piano, chitarra, basso e batteria non è certamente una delle formazioni più frequentate nel jazz, a causa dei possibili "scontri armonici" tra la seicorde e i tasti bianconeri. Problema risolto talmente alla grande nel '62, nella mitica session di Bill Evans per Interplay, con Jim Hall, Freddie Hubbard, Percy Heath e Philly Joe Jones, da rendere inevitabile il prendere quell'album come archetipico riferimento. Senza scomodare i numi, comunque, tutto si può rapportare ad un corretto gioco d'incastri tra chitarra e piano. La lunga consuetudine tra Pietro Condorelli e Francesco Nastro rende tutto più facile, e al resto pensa la duttilità della ritmica composta da Pietro Iodice e Pietro Ciancaglini, mentre all'acrobatico Fabrizio Bosso viene lasciata quanto più possibile "carta bianca". Risultato: un jazz molto moderno, ma saldamente ancorato alla tradizione, che basa la sua ricerca di nuova freschezza sull'utilizzo di materiali "interni"; strutture compositive piuttosto complesse, ma approcciate con spirito aperto e dinamico. Musica non facile, ma suonata con sorridente scioltezza, e alla fine schiettamente godibile”. Recensione del disco “Quasimodo” di Maurizio Favot.
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