Prince incanta Zurigo

Prince incanta Zurigo
Credits: Prince Estate - Jeff Katz
Dimenticate per un attimo le sue paranoie sul nome (per i suoi fans rimarrà sempre e soltanto Prince!), sull’industria discografica e sull’improbabile rapporto privilegiato che ha con Dio. Mettetegli una chitarra tra le mani (o un basso, o una batteria, o un pianoforte...) e lasciatelo un paio d’ore su di un palco: assisterete a qualcosa di straordinario. E questo è quanto è puntualmente avvenuto domenica sera all’Hallenstadion di Zurigo, tappa svizzera del “Jam of the Year Tour”.

Tutto esaurito e pubblico in vibrante attesa nel vecchio e cadente velodromo zurighese. Il programma prevede alle 20.00 l’esibizione del bassista Larry Graham, ma alle 19.30 le luci si spengono ed entra in scena, riempiendola con la sua possente mole, Chaka Khan. La voce della cantante è impressionante per bellezza e intensità. Dopo un paio di pezzi, Chaka Khan interpreta “I feel for you”, brano che il Genio di Minneapolis scrisse nel lontano 1979. Quasi per rivendicarne la paternità, Prince compare a sorpresa sul palco e duetta con la cantante, per poi tornare in camerino dopo una manciata di secondi. È sufficiente questo assaggio per capire che sarà una serata speciale. Chaka Khan esegue ancora due canzoni e lascia una platea già bollente e su di giri.
Dopo una quindicina di minuti, è la volta di Larry Graham. Per quasi un’ora, Graham ci stordisce picchiando come un indemoniato sul basso e presentando un repertorio veramente modesto. L’unico momento da salvare è, guarda caso, l’entrata del Principino nero in compagnia di Chaka Khan. Anche in questa occasione, Prince rimane sul palco per pochi minuti, lasciando di nuovo, ahinoi, spazio a Graham. Al termine della performance del bassista, si riaccendono le luci e ci si prepara al Grande Evento.

Il palco è sormontato dall’enorme logo di Prince, a cui fanno da cornice quattro enormi fiori luminosi di carta e due leoni dorati. In bella evidenza un piano viola, con la scritta “Beautiful”.

È sulle note del funky corposo di “Push it up” che, alle 20.

40, The Artist entra alla grande in scena. Indossa un completo rosso arricchito da jabot e merletti, occhiali da sole e una quantità esagerata di orecchini e collane. La band è la New Power Generation, composta di cinque validissimi elementi. Buona parte dei brani che verranno presentati durante il concerto risale al periodo 1978-1987, a dimostrazione di quanto Prince sia ancorato, nonostante tutto, al suo passato artistico. Dopo il groove deciso di “Talkin’ loud and say nothing” e “Let’s work”, Prince passa al rock and roll con il brano “Delirious”. A dispetto dei quarant’anni compiuti in giugno, l’artista di Minneapolis è in forma splendida, e per tutta la durata dello show ballerà con la consueta impressionante bravura che tutti i suoi fans ben conoscono. Mentre lo sfondo del palco assume le tinte delicate di un cielo stellato, si capisce che sta per accadere qualcosa di importante.


E così è: l’attacco inconfondibile di chitarra è quello di “Purple rain”, sicuramente la canzone più famosa di Prince, senza dubbio una delle più belle. Il pubblico è ammaliato dal Genio, canta con lui, si muove come lui ordina, risponde con prontezza a ogni sollecitazione del cantante. “Little red Corvette”, “I would die 4 U” e “I could never take the place of your man” sono i pezzi che seguono e che prolungano all’infinito le emozioni degli spettatori. L’interpetazione di “The ride” è da brividi: si tratta di un blues struggente durante il quale l’artista gigioneggia con il pubblico e strapazza la chitarra ricavandone suoni che vanno diritti al cuore. Ed è ancora la chitarra la protagonista della canzone successiva, “The Cross” (per l’occasione ribattezzata “The Christ”): Prince indossa i panni del redentore di anime, e invita tutti ad approfondire le proprie conoscenze religiose.
Il tempo di cambiare abito (come quello precedente ma di colore bianco) e si passa al pezzo migliore di “New Power Soul”, ultima fatica discografica di Prince. È la sofisticata “The one”, interpretata ancora più lenta di quanto sia nella versione su disco. Dopo questi tre splendidi brani, è la volta di “Funky music”. Qui avviene l’incredibile: Prince, a conferma di quanto sia cambiato il suo atteggiamento nei confronti del pubblico, chiama sul palco una decina di ragazzi delle prime file, cosa mai avvenuta nei tour precedenti. Ma il cambiamento deve essere ancora completato: infatti, mentre i ragazzi ballando cercano di avvicinarlo, lui fa di tutto per star loro il più lontano possibile, evitandone il contatto fisico.

E qui si registra un episodio divertente ma anche un po’ discutibile. Uno dei ragazzi che si sono impossessati del palco, si lancia, per ben due volte, nella famosa “spaccata alla Prince”, eseguendola alla perfezione e strappando una convinta ovazione al pubblico. Prince abbozza un sorriso, fa una battuta (“non vorrai rubarmi il posto, spero!”) e, almeno così ci è sembrato, fa un cenno a un uomo del servizio d’ordine. Resta il fatto che mentre tutti i ragazzi rimangono sul palco a danzare, l’intraprendente ballerino viene invitato in malo modo a scendere! Finita la canzone, il palco si svuota e Prince si siede al piano per una medley di alcuni dei suoi pezzi più belli (“If I was your girlfriend”, “The most beautiful girl in the world”, “Diamonds and pearls”, “The beautiful one”, “Darling Nikki”). Con altre tre canzoni conosciutissime e amate dal pubblico - “Nothing compares 2 U”, “Take me with U” e “Rasperry beret” - Prince conclude il suo show e, visibilmente soddisfatto, torna in camerino.

Ma non ci rimarrà per molto: dopo pochi minuti, con indosso un completo nero semitrasparente, è di nuovo sul palco per “Let’s go crazy”, il brano che apre il celebre film “Purple rain” e che, a distanza di quasi quindici anni, continua ad avere effetti devastanti (in senso buono, ovviamente) sui suoi fans.

In un crescendo inarrestabile di suoni e luci, Prince esegue “She’s always in my hair”, “U got the look” e la divertentissima “Kiss”, durante la quale tutto il pubblico canta all’unisono con il Principino di Minneapolis. “Baby I’m a star” e “1999” concludono quella che per i 12.400 spettatori dell’Hallenstadion rimarrà una serata indimenticabile. Unico rammarico, del tutto trascurabile, non aver visto sul palco colei che sicuramente ha più di un merito nella ritrovata verve artistica di Prince: la bellissima moglie Mayte. .

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