The Music, vent’anni e (non) sentirli

Spesso, la domanda sorge spontanea, quando ci si trova di fronte ad un gruppo: “Ci fanno o ci sono?”
Ovvero: sono davvero così, oppure stanno recitando ad uso e consumo della stampa? La domanda si pone a maggior ragione nei confronti dei The Music: un gruppo di ventenni, che in questi giorni pubblica un atteso eponimo disco d’esordio. Un disco anticipato qualche tempo fa da un EP, “You might as well try to fuck me” (vedi news) e da articoli sulla stampa musicale inglese che li segnalava come una delle “guitar bands” più promettenti d’albione.

In effetti i ragazzi ci sanno fare: le 10 canzoni del disco tracciano l’identikit di una band dal suono potente, radicato nel rock anni ’70, ma anche nei groove chitarristici degli Stone Roses.

Sono giovani, i quattro The Music, tutti con età compresa tra i 19 e 20 anni. Rispondono a monosillabi alle domande di Rockol, non si capisce se per la stanchezza di un giorno zeppo d’interviste o semplicemente, perché preferiscono far parlare la loro musica. “Le lodi della stampa inglese”? reagisce sonnacchioso il cantante Robert Harvey. “Non ci abbiamo fatto davvero caso. Certo ci hanno fatto piacere, come possiamo negarlo”. “Per noi”, aggiunge “Adam Nutter (chitarrista), “è stato tutto fin troppo facile: suoniamo insieme da più di tre anni; due anni fa abbiamo trovato un manager, un anno fa un contratto. Agli inizi chi l’avrebbe lontanamente sognato? In Inghilterra effettivamente non ci sono molte guitar bands, almeno che non si voglia includere anche gli Stereophonics (smorfia di disapprovazione). Ma per noi è stato davvero lineare: in fin dei conti sono stati gli altri a cercarci”. Poi continua Robert: “io ascolto molto reggae. Però è vero, la nostra musica si rifà al rock degli anni ’70 anche perché da allora è successo davvero poco. Gli Stone Roses? Nah…” .


Quanto al loro semplice e apparentemente un po’ pretenzioso nome, rispondono con lo stesso atteggiamento a metà tra l’incoscienza e la strafottenza: “è semplice, si ricorda facilmente. Poi la musica è ciò che facciamo no?”, dice Adam.
Forse il music business ha ancora avuto la meglio su di loro. O forse si, ma non è questo il punto. The music sono così, prendere o lasciare, inutile chiedersi se ci fanno o ci sono: “E vero, l’industria discografica è in crisi”, dice Robert. “Ma allora le cose, invece, si fanno meno complicate per una band giovane come noi. Se incidi un bel disco d’esordio, e crediamo che il nostro lo sia, è più facile farsi notare, no?”. Già: beata gioventù…
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