Credits: Marta Coratella / Concessione in uso a Rockol
I Guns N’Roses si sono esibiti ieri sera alla London Arena della capitale britannica. Le edizioni online di due tra i maggiori quotidiani “broadsheet”, il Times e l’Independent, riportano pareri –tutto sommato- piuttosto simili. Sia Stephen Dalton dello storico giornale, sia Steve Jelbert del più recente foglio affermano che il momento più atteso a livello critico, quello in cui Axl Rose e soci avrebbero proposto i nuovi ed attesissimi brani, è stato piuttosto deludente. Dalton, il quale scrive anche per un mensile rock, fa intendere che “purtroppo” gli inediti sono sembrati una sorta di pastrocchio e non certo quei pezzi scintillanti industrial-futuristi promessi nel corso degli ultimi anni, mentre il suo collega se la cava definendo “mediocri” le nuove canzoni. Ed il resto? Tutto bene, per fortuna. I classici non sono mancati: “Welcome to the jungle”, “Sweet child o’ mine”, “November rain”, “You could be mine” e “Paradise city”, tutti resi più scattanti e moderni. Ed ora attendiamo “Chinese democracy”. Tanto sono trascorsi soli undici anni dal loro ultimo materiale di studio.
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