Riemergono le voci su un presunto interessamento per la EMI da parte della multinazionale Seagram - che, nel comparto musicale, possiede peraltro la Universal. Non è la prima volta che le speculazioni sul gruppo canadese e la corporation discografica britannica conquistano gli onori della cronaca.
Stavolta, alla faccia dei no comment opposti da ambo le parti, sono i recenti e ripetuti viaggi di Edgar Bronfman Jr. (CEO della Seagram) e Bruce Hack (CFO della Universal) a Londra, sede della EMI, a rinfocolare le voci. Sul fronte finanziario, possibili conferme giungerebbero dalla difficile situazione della EMI a livello internazionale: le sue azioni, scese del 33% nell’ultimo anno, hanno di fatto ridimensionato il valore patrimoniale della casa discografica di un ammontare pari e circa 3 miliardi di dollari (circa 5.400 miliardi di lire), rendendola un boccone appetibile per i grandi gruppi desiderosi di entrare nell’industria discografica. Gli interessamenti di Seagram per EMI risalgono a due anni fa, quando venne commissionata un’apposita analisi alla Bear Stearns ed alla Morgan Stanley.
Nel frattempo il CEO di EMI, James Fifield, ha lasciato la sua carica lo scorso 17 aprile (consolato da una liquidazione plurimiliardaria) ed ora siedono sulle poltrone più calde Martin Bandier (a capo della EMI Music Publishing) e Ken Berry (a capo della EMI Record Music).
Stavolta, alla faccia dei no comment opposti da ambo le parti, sono i recenti e ripetuti viaggi di Edgar Bronfman Jr. (CEO della Seagram) e Bruce Hack (CFO della Universal) a Londra, sede della EMI, a rinfocolare le voci. Sul fronte finanziario, possibili conferme giungerebbero dalla difficile situazione della EMI a livello internazionale: le sue azioni, scese del 33% nell’ultimo anno, hanno di fatto ridimensionato il valore patrimoniale della casa discografica di un ammontare pari e circa 3 miliardi di dollari (circa 5.400 miliardi di lire), rendendola un boccone appetibile per i grandi gruppi desiderosi di entrare nell’industria discografica. Gli interessamenti di Seagram per EMI risalgono a due anni fa, quando venne commissionata un’apposita analisi alla Bear Stearns ed alla Morgan Stanley.
Nel frattempo il CEO di EMI, James Fifield, ha lasciato la sua carica lo scorso 17 aprile (consolato da una liquidazione plurimiliardaria) ed ora siedono sulle poltrone più calde Martin Bandier (a capo della EMI Music Publishing) e Ken Berry (a capo della EMI Record Music).