Franco Battiato, la quinta e ultima parte della conversazione con Massimo Cotto

Franco Battiato, la quinta e ultima parte della conversazione con Massimo Cotto
La redazione di Rockol, per gentile concessione di Massimo Cotto e di RadioUno Rai, propone la trascrizione integrale dell'intervista che Franco Battiato ha rilasciato al collega Cotto e che viene trasmessa da lunedì 8 luglio a venerdì 12 luglio nel corso di "Hobo", il programma in onda dalle 13 e 35 alle 14.00 sulle frequenze di RadioUno Rai.


Massimo Cotto: Ogni tuo disco appare molto diverso dagli altri…
Franco Battiato: Mi auguro proprio sia vero

Forse non è un caso che “Fleurs 3” non sia uscito subito dopo il primo “Fleurs”. E' soltanto la curiosità dell'artista che ti spinge a muoverti e a prendere delle diagonali diverse? Normalmente è così. Per “Fleurs” però è stato diverso: sono stato condizionato da un allargamento di pubblico, strepitoso per i miei gusti, soprattutto femminile. C'è stata, da parte loro, una sensibilità attenta al minimo dettaglio. “Fleurs” è un disco che molti hanno considerato difficile, eppure ha avuto un successo commerciale notevole. Il pubblico femminile lo ha premiato perché le donne amano maggiormente un aspetto cameristico e confidenziale. La donna è più adatta alle confidenze erotiche rispetto all'uomo. Il maschio è più grossolano, ricalca i film americani, prende sempre la donna da dietro con un braccio intorno al collo. E' sempre uno stupro. Si sente sempre il cacciatore.
Mi sono sentito in dovere di dare ancora una volta questo sentimento e di voler provare di nuovo l'apprezzamento del pubblico. Quindi “Fleurs 3” non è nato dalla libertà, ma, al contrario, dal condizionamento.


Sembra che i tuoi dischi siano frutto di due atteggiamenti diversi, che si alternano tra di loro: da un lato la meditazione e la contemplazione, dall'altro la quotidianità e il rumore… Sì, è molto giusto. La mia vita è quotidianamente così. Pratico la meditazione da trentadue anni, ormai. Mi ritengo un professionista del genere. E' vero che sto anche ore nel traffico circondato dal rumore: ma questa è la vita.

Se i primi fiori erano fiori del male di vivere, questi sono fiori del tempo perduto? La differenza tra questo “Fleurs” e il precedente è che questo è, anche negli arrangiamenti, più festaiolo, mentre il primo era più intimista.

Ti piacciono i fiori? Da pazzi. Soprattutto i profumi. Il profumo del fiore è, secondo me, il suo linguaggio. Certamente si può apprezzare un fiore anche dalla forma, ma la sua anima è il profumo: è il suo linguaggio.

Vivi di epifanie e di illuminazioni improvvise o vivi di costruzione? Credo che dipenda anche dal mio segno zodiacale, l'Ariete, il fatto di avere delle folgorazioni nella vita. In realtà, sono diventato un metodico, quindi sto costruendo il mio futuro.

E' vero che ti hanno visto nel backstage del Teatro Metropolitan a Catania, con una cuffia, mentre Max Gazzé intonava “L'ombra della luce? E' vero, anche se non sapevo che l'avrebbe cantata. Gli avevo promesso che sarei andato al suo concerto di Catania. Gli avevo anche chiesto di non farmi stare tra il pubblico perché la mia presenza può condizionare chi mi sta seduto di fianco. Magari mi chiedono cosa ne penso dei brani, e allora ho preferito stare dietro le quinte.

Se gli uomini sono i contenitori attraverso cui passa il divino, come hai detto una volta, gli artisti sono i contenitori per il passaggio di cosa? La musica, quando è ben riuscita e di buon livello, è una dimostrazione indiscutibile dei mondi soprasensibili, questi mondi perfetti che sono sopra le nostre teste.


Durante una conferenza sul sufismo a Pavia, tu hai detto che “il danno del cattolicesimo è pensare che basti vivere senza fare male agli altri, invece bisognerebbe ambire allo straordinario, all'irraggiungibile”. Sono d'accordo con la mia opinione. Dobbiamo cercare l'eccellenza, non la mediocrità. Lasciare le zone di questa torbida e grossolana materialità.

Si pensa sempre che per raggiungere l'eccellenza si dovrebbe rinunciare all'etica. Soprattutto nel mondo del lavoro… Come dimostrò Budda, è la via di mezzo che vince su tutto, anche se lui seminò mogli e figli ovunque. Credo si possa fare una vita apparentemente e socialmente allineata, quindi con mogli e figli, e nello stesso tempo ambire allo straordinario.

Da quello che scrivi si può pensare che tra l'alba e l'imbrunire tu sceglieresti la prima, in quanto inizio di qualcosa. Invece so che preferisci l'imbrunire che riesce a commuoverti. Sì, perché l'imbrunire è una cosa che finisce, mentre l'alba è l'inizio di un giorno intero. L'aria dell'alba, come dicono gli indiani da migliaia di anni, contiene il “prana”, e chiunque abbia un po' di sensibilità capisce che alzarsi alle 3-3.30 del mattino vuol dire annusare quell'aria, migliorarsi da un punto di vista vitale. Pur considerando enormemente l'aurora, l'imbrunire è quel qualcosa che ti fa andare a dormire anche da un punto di vista esistenziale. Ti può togliere le pene che l'aurora, invece, ti farà incontrare durante la giornata.


Hai detto che ti piace leggere per dimenticare te stesso: solo nel senso di essere assorbito da quello che leggi, o nel senso di prenderti una pausa? Non potrei farlo perché purtroppo dedico alla mia vita tutta la mia attenzione. Lo posso concepire solo come fatto filosofico: tutti i nostri problemi nascono dalla paura dell'identità. L'uomo ha paura di perdere la sua identità. Dopo la morte saremo sempre noi? Esisterà Massimo Cotto nell'aldilà? Sarebbe bello se noi capissimo veramente che siamo poca cosa, e ci preoccupassimo meno dell'identità animalesca, che dà la possibilità della sopravvivenza al genere umano.

Il pensiero, a volte, può essere pesante? Te lo chiedo perché avevo letto una storia su Carmelo Bene. C'era scritto che Bene, ogni tanto, riteneva tanto insopportabile continuare a pensare, senza mai prendersi una pausa, che avrebbe voluto chiedere al suo medico di fargli un'anestesia totale. Sì, l'ho letta anch'io. Mi dispiace per Carmelo, ma una delle prime cose che un uomo deve raggiungere è il controllo del suo pensiero. Per esempio, chiunque può sperimentare un istinto omicida, un pensiero momentaneo che si inserisce nella mente di persone che non sono assolutamente violente. La prima regola è, quindi, cominciare dal vecchio Socrate: cerchiamo di conoscerci un po' meglio.


Sei preoccupato della profezia dell'astrologo nepalese che ti aveva annunciato un cambio di lavoro? Sono felice, perché ci siamo quasi. Quattro anni fa quest'uomo mi ha letto dentro. Sapeva che non ero sposato, che non avevo figli e ci stavo pensando, quanti anni fa sono morti i miei genitori. Poi mi predisse un cambio di lavoro. Non era come il 99% dei maghi che ti dicono cose ovvie come: “hai dei nemici” oppure “un tuo amico non è sincero”. Anche se si trattasse del cinema sarebbe lo stesso un cambio di lavoro. Il nepalese è stato proprio bravo.

Le tue canzoni più belle sono quelle che non hanno un destinatario preciso. Possono rivolgersi sia a un'entità superiore che a un'entità fisica… Quest'ambiguità è la cosa che preferisco. Mi ricordo che, per “La cura”, diversi miei amici mi dissero che il testo sembrava rivolto al figlio, alla fidanzata, alla madre. Io ho dato ragione a tutti perché tutte le possibilità erano valide.

Che tour sarà quello che stai per intraprendere ? Credo divertente, per vari motivi: ho introdotto i fiati che daranno ritmo, canteremo, come bis, “I'll go crazy” di James Brown, ho recuperato un paio di canzoni dall'album “L'ombrello e la macchina da cucire”. C'è un rinnovamento anche a livello di repertorio.

Dopo le notizie sul tour, ti chiedo: cosa ci aspetta? Mi devi dire se nel prossimo anno o nei prossimi dieci. Come ti ho già fatto capire sono stato un uomo molto fortunato che ha avuto più di quanto si aspettasse dalla vita. Questo mi basta.

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti
La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale

© 2021 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.