Enzo Jannacci ricorda i quarant’anni del Derby

Enzo Jannacci ricorda i quarant’anni del Derby
In concomitanza con il quarantesimo anniversario dalla nascita del Derby, noto locale-culla di molti musicisti e comici milanesi dagli anni ’60 in poi, Enzo Jannacci ricorda i tempi passati.
Nel 1959 i coniugi Bongiovanni ereditavano il Derby che, tre anni più tardi, fu trasformato in un locale con musica dal vivo e altre iniziative. “In realtà l’inizio del cabaret milanese sono i Gobbi, e cioè Vittorio Caprioli, Alberto Bonucci e Franca Valeri”, ricorda Jannacci. “Ma è vero che il Derby fece il resto. Io ci ero arrivato proprio all’inizio dei Sessanta per due motivi: per fame e per Dario Fo. Io fino a quel momento non ero nessuno. Avevo fatto qualcosa con Giorgio Gaber, ma ero l’ultimo arrivato e c’erano in giro cantautori come Umberto Bindi e Sergio Endrigo. Un giorno ero a Roma, a registrare alla Ricordi, e Dario era lì ad ascoltarmi. Mi disse: ’Vieni a casa mia’. Uno volta lì mi fece ascoltare ‘La luna è una lampadina’ e ‘Il foruncolo’, canzoni che poi inserii in ‘Milanin milanon’. Ebbe così inizio una bella collaborazione che dura ancora oggi. Lui mi considera suo figlioccio e non per niente nel disco che sto preparando faremo un pezzo insieme”. “Insomma, Fo mi ha insegnato tutto. Io al tempo studiavo medicina e dovevo mantenermi agli studi. Suonavo il pianoforte, facevo concertini nelle fabbriche o in piccoli locali. Al Derby all’epoca c’era Enrico Intra che invitava un mucchio di bei musicisti, ma a notte fonda lasciava posto anche ai giovani”, continua Jannacci. “Il Derby era così, si stava insieme, celebrità e sconosciuti. Lì ho portato molti giovani artisti. Cochi e Renato li avevo visti al Club 64, altro cabaret milanese anche se più politico, più intellettuale. Cochi cantava canzoni popolari e Renato faceva da spalla. Chiamai anche Felice Andreasi e poi Lino Toffolo, che era il più bravo. Più tardi reclutai anche Massimo Boldi: faceva il batterista con un suo gruppo, la Pattuglia Azzurra, ma era uno che faceva ridere anche se messo in un angolo. Così lo invitai a fare cabaret”. Negli anni ’70 cominciarono ad arrivare tanti nomi sconosciuti, tra cui i Gatti del Vicolo Miracoli e Abatantuono. Negli anni ’80 ci fu la rivelazione di Paolo Rossi e Lucia Vasini e, contemporaneamente, si facevano avanti Antonio Catania e Claudio Bisio, Aldo e Giovanni e un giovanissimo incontenibile che tutti definivano mostruoso: Francesco Salvi”. E poi cos’è successo? “Col 29% per cento di IVA le case discografiche per star dentro ai guadagni si sono buttate su cose commerciali. E quanto al cabaret si è depauperata la cultura e i comici si sono rassegnati”. (Fonte: La Repubblica)
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