Nuovo album per i Nomadi

Nuovo album per i Nomadi
Tornano in scena i Nomadi con un nuovo album (“Amore che prendi, amore che dai”, in uscita il 19 aprile su EastWest), che prosegue il discorso cominciato dal gruppo a metà degli anni '90, dopo la tragica scomparsa del cantante Augusto Daolio e del bassista Dante Pergreffi. Gli inserimenti di ospiti come il flautista classico Andrea Griminelli (in “L'angelo caduto”) e la cantante tailandese May (in “Il nome che non hai” e '”Sospesi tra terra e cielo”) e l'utilizzo di un coro gospel aggiungono nuove sfumature a uno stile che rimane comunque riconoscibilissimo. “Guai se non fosse così”, sostiene Beppe Carletti, tastierista e colonna portante del gruppo, unico membro rimasto nella formazione dal 1963 a oggi. “Non avrebbe senso un cambiamento radicale. Se le cose andassero male, ci si potrebbe pensare, ma non c'è motivo di cambiare tanto per farlo. Noi pensiamo di essere cresciuti musicalmente, nell'affiatamento e negli arrangiamenti. Per noi è uno dei dischi più belli che abbiamo fatto, abbiamo curato tutti i pezzi. Non vogliamo fare dischi dove tutte le canzoni sembrano uguali. Questo è quasi una compilation, 'Il meglio di'”.
“Uno dei complimenti più belli che abbiamo ricevuto per questo disco è che si sente che la band suona”, aggiunge il bassista Massimo Vecchi. “E' bello che questo si capisca, penso che sia anche un modo per riassumere gli ultimi quattro anni che abbiamo trascorso insieme”. In effetti, lo spirito da band “vecchio stampo”, che dà tutto sul palco e vive dello stretto rapporto con il pubblico resta una delle caratteristiche fondamentali dei Nomadi. Anche perché è proprio questa simbiosi che ha spinto Carletti a insistere anche dopo la morte di Daolio: “Sembrava che fosse tutto finito, poi ci ho riflettuto e ho deciso di andare avanti, anche se non pensavo che questo significasse essere ancora qui adesso. Siamo stati aiutati dai fans: volevano che continuassimo, che suonassimo ancora le nostre canzoni e, principalmente, volevano ricordare Augusto”. Ma non c'è il rischio di essere considerati una specie di cover-band dei Nomadi, con uno solo dei membri originali? “Penso di no”, sostiene Carletti. “Se non avessimo fatto più dischi dopo la scomparsa di Augusto, si potrebbe dire, ma non è andata così. E poi, se anche fossimo una cover-band, be', con 130 concerti all'anno e il nostro cachet, saremmo una bella cover-band”.
Il resoconto completo dell'intervista coi Nomadi sarà on-line prossimamente nella sezione Interviste di Rockol.
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