Credits: Marina Mazzoli / Concessione in uso a Rockol
Il Vinicio Capossela del 1998 ha un’anima balcanica, gitana: saranno state le frequentazioni con la Kocani Orkestar, che compare nel nuovo album “Liveinvolvo”, oppure la vocazione migratoria?
Il disco è il resoconto di un concerto infuocato che offre i momenti più significativi della produzione di Capossela (da “All’1 e 35 circa” a “L’accolita dei rancorosi”) e finisce festosamente con l’ingresso della Kocani Orkestar; in coda al tutto, “Scatà, Scatà (Scatafascio)”, la cosa migliore di una trasmissione non poco deludente della quale è la sigla.
E il prossimo disco?
“Sarà una specie di opera teatrale”, annuncia Vinicio, prima di tornare alla vecchia Volvo, precisando: “La Volvo non mi sponsorizza. Del resto, le condizioni di quella immortalata in copertina non le fanno una gran pubblicità”.
“Devo avere qualcosa di slavo”, spiega il musicista di origine avellinese: “Sono soggetto a grandi euforie e grandi tristezze. Nel modo di essere balcanico ritrovo la mia infanzia, sapori, impressioni e ricordi dei racconti della mammanonna. Tutto attaccato, perché i racconti si sovrappongono, e io mi ripiego su me stesso. Forse “Liveinvolvo”, oltre a significare un viaggio su una vecchia macchina-casa da revisionare, ma anche “involvo” invece che “evolvo”.
Il disco è il resoconto di un concerto infuocato che offre i momenti più significativi della produzione di Capossela (da “All’1 e 35 circa” a “L’accolita dei rancorosi”) e finisce festosamente con l’ingresso della Kocani Orkestar; in coda al tutto, “Scatà, Scatà (Scatafascio)”, la cosa migliore di una trasmissione non poco deludente della quale è la sigla.
E il prossimo disco?
“Sarà una specie di opera teatrale”, annuncia Vinicio, prima di tornare alla vecchia Volvo, precisando: “La Volvo non mi sponsorizza. Del resto, le condizioni di quella immortalata in copertina non le fanno una gran pubblicità”.
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