Sanremo, parlano Celentano, Ruggeri e Renga

Le conferenze stampa di oggi si sono aperte con uno sconsolato Giacomo Celentano: “Non me l'aspettavo, ma non è successo niente, la promozione va avanti. Sto preparando un album che dovrebbe uscire a fine maggio”. Ovviamente non potevano mancare domande sulle reazioni dei celebri genitori, ma Giacomo se l'è cavata con un diplomatico “Non ho ancora sentito nessuno”.

Una ventata di impegno civile è arrivata da Enrico Ruggeri che si presenta in sala stampa accompagnato da Sergio D'Elia presidente italiano dell'associazione non governativa “Nessuno tocchi Caino”, che da anni si batte per l'abolizione della pena di morte. D'Elia ha ringraziato Ruggeri “per il suo impegno civile e per aver riportato all'attenzione generale una realtà come quella di Sarajevo, dimenticata dai più alla fine del conflitto nell'ex Jugoslavia” e ha ricordato che in Afgansitan, fino a qualche mese fa, e in Cina, ancora oggi, le esecuzioni capitali avvengono negli stadi di fronte a un pubblico festante.
Enrico ha così motivato la sua scelta: “Credo molto nella possibilità di unire il sacro e il profano nella vita. Anche nel tempio del leggero come Sanremo si può ricordare qualcosa che dovrebbe interessare tutti gli appartenenti al genere umano. La cosa grave è che quando si spengono i riflettori sulle guerre, nessuno si ricorda più che lascia decenni di travagli”.
Poi, replicando a chi domandava quando fosse nato questo impegno sociale, ha ricordato che con la Nazionale Cantanti “abbiamo iniziato a sporcarci le mani quando Bono giocava ancora a palla avvelenata e Jovanotti cantava sei come la mia moto. Abbiamo raccolto oltre cento miliardi. Le mani ce le abbiamo sporche da prima di Bob Geldof “.

Dura anche la posizione di Ruggeri sul caro cd: “Siamo in un paese nel quale il nuovo libro di Marina Ripa di Meana viene tassato al 4% perché considerato un prodotto di cultura, mentre un disco di Fabrizio De André ha un'imposta del 20% perché è considerato un genere voluttuoso. Il Fabrizio de André del 2010 probabilmente ha già smesso di cantare perché le case discografiche non investono più. Occorrerebbe un po' meno panico da parte degli addetti ai lavori e qualche investimento a lungo termine”.
Il cantautore milanese ha poi motivato la sua presenza in gara: “Negli ultimi quattro anni sono andato in Tv un paio di volte. Ho pensato che fosse giunto il momento di tornare a farsi vedere. Il Festivalbar mediamente ha sempre avuto un cast superiore a quello di Sanremo, ma non ha mai sfiorato gli ascolti di questa manifestazione. Credo che sia in parte legato alla gara, alle giurie. A Sanremo ci si sottopone a tre giudizi, quello delle giurie, quello delle vendite e quello del tempo. A me interessa quest'ultimo, vorrei che le mie canzoni avessero un senso anche a distanza di 10 anni”.

Non poteva mancare un accenno al derby d'Italia: “Spero che anticipino alle ore 18 di sabato Inter - Juve. Mi mette più agitazione questo incontro rispetto alla finale del Festival”.
Infine, ha chiarito che “l'etichetta di moderato non gli piace. Dell'attuale contesto politico credo che ci evidenzi un appiattimento di valori e modelli culturali. Quando sento che il sogno più alto della maggioranza delle ragazze italiane è quello di diventare una velina di Striscia la notizia, mi rattristo”.
Per ultima è stata la volta di Francesco Renga.
La prima domanda, con scarsa originalità, è stata sul rapporto con i Timoria. “I nostri percorsi artistici si sono divisi per motivi che questo Festival ha reso evidenti a tutti, facciamo due generi differenti. Mi hanno fatto piacere gli apprezzamenti che Omar mi ha rivolto e contraccambio”.
Parlando del nuovo cd e del brano sanremese Francesco ha precisato: “Tracce di te” è una canzone melodica, un po' una storia a sé all'interno dell'album, anche se il disco si è sviluppato tutto intorno al canto e alla melodia. E' il disco che segna forse il mio passaggio alla piena maturità. Ho lavorato nove mesi all'album. Si tratta di un lavoro assolutamente autobiografico. Ho scritto i testi e la musica di tutti i brani, ma questo è l'unico comune denominatore di un disco assolutamente eterogeneo. Mi definisco un cantautore più per necessità che per virtù”. Francesco ha poi precisato: “la canzone non è dedicata a mia madre. “Tracce di te” l'ho scritta per me nel tentativo di esorcizzare un malessere, di riconquistare un rapporto che non c'è stato. Ho perso mia madre quando avevo 20 anni”.

Per quanto rigurda i programmi futuri: “Sto allestendo la tournée che partirà a maggio da Ancona. Farò 45 date e uno show case anche a Londra. In programma c'è anche un disco in lingua spagnola”.

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